La disoccupazione è una tragedia nazionale

Il Movimento politico “Italia Plurale” auspica una rapida soluzione di questa congenita piaga che affligge il nostro Paese. 

Sono stati oltre 30mila i partecipanti alla manifestazione nazionale dei sindacati per il primo maggio a Bologna. La manifestazione nazionale quest’anno ricorda la festa del lavoro illuminando i riflettori su questioni europee: dall’uniformità di regole e contratti all’Industria 4.0.
Il corteo dopo aver percorso il centro cittadino senza trambusti, tra balli, canti e slogan. In testa al serpentone lo striscione “La nostra Europa: lavoro, diritti e stato sociale” e i tre leader nazionali Maurizio Landini (Cgil), Anna Maria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil). Presenti, tra gli altri, l’ex leader Cgil Susanna Camusso, l’arcivescovo di Bologna monsignor Matteo Maria Zuppi, esponenti delle istituzioni locali, con il presidente di Regione Stefano Bonaccini e il sindaco Virginio Merola, e rappresentanti nazionali.

“Meglio lo 0,1 che niente, ma non è neanche un prefisso, se guardiamo i dati complessivi noi continuiamo a essere indietro”. Così Maurizio Landini interpreta i dati Istat sul Pil. ”Chi oggi plaude allo 0.1 dell’Istat, cioè il Governo, è lo stesso che ha fatto un Def qualche settimana fa dicendo che non si cresce come si prevedeva e che se non cambia nulla tra tre anni la disoccupazione sarà ancora oltre il 10%. Anche i governi precedenti tutte le volte che c’era l’Istat brindavano, poi quando ci sono state le elezioni non hanno brindato perché se intanto cresce la precarietà e calano i salari per la gente non sta cambiando nulla”. Se il governo “davvero vuol cambiare le cose – rimarca il leader Cgil – si deve confrontare con i sindacati e con i lavoratori”.

“Hanno cercato di farci dire che siamo contro quota cento e reddito di cittadinanza, noi non siamo contro, ma vorremmo correggerne gli errori – così Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil, prendendo parte sul palco di piazza Maggiore – dobbiamo incontrarci per contrattare”, dice rivolgendosi al governo. “Noi siamo pronti a sederci intorno a un tavolo, dal governo battano un colpo”.
“Le ragioni che ci hanno portato in piazza il 9 febbraio sono ancor lì. Eravamo preoccupati per le sorti dell’Italia e oggi lo siamo anche di più, perché se un cambiamento c’è stato non è stato di certo in meglio. Il tempo passa e la barca mantiene la stessa rotta, la preoccupazione aumenta. Non possiamo nemmeno pensare di scendere, ma modificare la rotta, insieme alle donne e gli uomini che lavorano”, così Anna Maria Furlan, segretaria generale della Cisl.

Il Movimento politico – culturale “Italia Plurale” giudica, da parte sua, positive le affermazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha sostenuto che “c’è una congiuntura internazionale debole ma in Italia si aggiunge il peso obiettivo del debito pubblico, che impone cura e attenzioni particolari per rafforzare la fiducia degli investitori, per tutelare il risparmio degli italiani, per tenere in equilibrio programmi di spesa e finanziamenti realistici”. È quanto ha sottolineato il presidente Sergio Mattarella, parlando dal Quirinale in occasione della festa del lavoro.

Ed ancora “Vanno approntati strumenti adeguati per guidare il cambiamento a favore della società, compresa la leva fiscale, visto che le tasse sui redditi da lavoro in Italia sono tra le più alte dei Paesi sviluppati. Secondo i dati più recenti, l’occupazione è in ripresa all’inizio di quest’anno, dopo una leggera flessione nella parte finale del 2018. Il tasso di occupazione registra in Italia un segno positivo ma è comunque a un livello che non ci può soddisfare. Il lavoro è carente in larghe aree del Paese. E le conseguenze di questa condizione sono gravi”, ha detto Mattarella.

“Particolarmente insufficiente è l’occupazione femminile e tanto più questo emerge nel confronto con l’Unione europea. Ridurre lo scarto che penalizza le donne in termini di posti di lavoro, di differenza salariale, di possibilità di carriera, è un’assoluta necessità, e può diventare – ha aggiunto Mattarella – uno dei maggiori moltiplicatori di benessere e di crescita”.

“La nostra Costituzione riconosce il lavoro come bene sociale e impone alle istituzioni di compiere ogni sforzo per ampliare le opportunità occupazionali, per rimuovere le cause degli squilibri tra territorio, per accrescere le conoscenze, gli investimenti necessari a uno sviluppo sostenibile – ha sottolineato il presidente – si tratta di un dovere pubblico a cui non ci si può sottrarre. Così come non può essere cancellato dalla Costituzione, quel traguardo di piena occupazione che resta una sfida costante, un obiettivo a cui tendere utilizzando ogni leva di intervento”.
A sua volta il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio, parlando al Quirinale in occasione della festa del lavoro, ha detto “Il lavoro è la priorità del nostro governo ed è la vera emergenza del nostro Paese. Il nostro sforzo principale è creare lavoro stabile. Nei prossimi mesi lavoreremo al taglio del cuneo, in vista della prossima legge di bilancio”

“Oggi celebriamo la Memoria di San Giuseppe lavoratore. La figura dell’umile lavoratore di Nazareth ci orienti sempre verso Cristo; sostenga il sacrificio di coloro che operano il bene e interceda per quanti hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo. Preghiamo specialmente per quanti non hanno lavoro, che è una tragedia mondiale di questi tempi”, così ha detto papa Francesco al termine dell’udienza generale, nella festa del Primo Maggio.
Il Movimento politico “Italia Plurale” ritiene che la piaga endemica della disoccupazione vada risolta al più presto e nel miglior modo possibile. In tal senso invita il Governo a voler portare avanti politiche atte a consentire una decisa – e decisiva – riduzione della disoccupazione con lo scopo di risolvere i problemi di milioni di lavoratori e delle loro famiglie che o non trovano un lavoro o molte volte perdono quello che hanno per cause indipendenti dalla loro volontà.

Il Movimento politico “Italia Plurale” spera che il “Primo Maggio” possa davvero rappresentare l’inizio di una svolta sociale e politica nel mondo del lavoro, atto a dare la possibilità a milioni di lavoratori di vedere – o rivedere – una luce alla fine del tunnel, tale da consentirgli un reinserimento sociale e lavorativo.

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