La tragedia della funivia di Mottarone che ha provocato 14 vittime, non è un incidente dovuto al destino cinico e baro, un fatto imprevisto ed imprevedibile ma un qualcosa che ormai si ripete con troppa frequenza, basti pensare al ponte Morandi o ai tanti altri incidenti accaduti di recente in Italia. Le cause sono quasi sempre le stesse: una sistematica e continua violazione delle leggi esistenti, lo spregio per i lavoratori e per le vite umane, la mancanza di una cultura della sicurezza sul lavoro, l’assenza di una qualsiasi etica e la smodata brama del guadagno e del profitto degli imprenditori.
Dalle indagini in corso, sarà poi la magistratura a pronunciarsi, sembrerebbe che non siano state effettuate le verifiche periodiche sulle funi, sui sistemi di sicurezza e sul perfetto funzionamento degli apparati fissi e mobili dell’impianto, previste, sin dagli anni novanta, dalla legge 626/94 prima e dall’81/2008 dopo (il cosiddetto TUS testo unico della sicurezza).
Tali norme assegnano al datore di lavoro precise responsabilità di controllo all’interno della propria azienda con una serie di atti e di verifiche da attuare in modo stringente e periodico; invece, da quanto sembrerebbe, quasi deliberatamente, affidandosi al caso e senza una valutazione seria del rischio e dei danni conseguenti, con inusitata leggerezza è stato messo fuori servizio il sistema frenante di sicurezza per evitare interventi manutentivi costosi che avrebbero determinato il fermo della funivia per molto tempo.
Oggi tutte le forze politiche ed Istituzionali, gli imprenditori, con un rituale già visto, si stringono intorno ai parenti delle vittime ed esprimono condanna unanime per un episodio così criminale e declamano, per mitigare l’indignazione dei cittadini e dei lavoratori, provvedimenti legislativi più severi, salvo poi dimenticare le promesse fatte. La revoca ai Benetton della concessione del pedaggio autostradale sembrava cosa fatta, invece siamo ancora ai cavilli giuridici che rievocano quelli manzoniani.
Un fatto così tragico dovrebbe far riflettere quelle forze politiche e quegli imprenditori che, artatamente, per realizzare nei termini previsti dalla Comunità Economica Europea le opere previste nel PNRR, vorrebbero limitare o annullare il Codice degli Appalti, introdurre il massimo ribasso che comporta l’utilizzo di materiali scadenti ed un’esecuzione a non perfetta regola d’arte dei lavori, l’introduzione del subappalto senza limiti, la revisione o l’annullamento delle norme di sicurezza dei cantieri.
Occorre, se mai, snellire le procedure previste eliminando una serie di lungaggini burocratiche per consentire tempi di esecuzione più veloci senza annullare le norme che garantiscono trasparenza, correttezza ed evitino sistemi corruttivi che fanno dell’Italia un paese considerato inaffidabile e sempre più corrotto.
Nicola Iozzo