La fusione dei sette comuni: un’opportunità o una boutade?

Leggo la notizia che i sindaci dei paesi di San Nicola da Crissa, Maierato, Capistrano, Monterosso, Francavilla Angitola, Polia e Filogaso, il mio paese, hanno adottato una delibera per procedere alla fusione delle rispettive comunità. Premetto che in merito ho più dubbi che certezze, più domande da fare  che risposte da dare. Pur non essendo in linea di principio contrario, ritengo giusto esternare le mie riflessioni prima ancora di giungere al probabile referendum consultivo cui saranno chiamati i cittadini. 

Sicuramente sarebbe stato meglio per l’importanza del tema che investe il futuro, la storia, le tradizioni di una comunità indire assemblee pubbliche preliminari per sentire gli orientamenti, le opinioni, i suggerimenti dei cittadini e le ragioni dei sindaci che optano per la fusione. È di questi giorni la notizia pubblicata dal più autorevole giornale internazionale, il Time, che afferma che la Calabria senza l’unità d’Italia sarebbe stata la regione più ricca al mondo. In realtà leggendo con senso critico quella pagina di Storia il Sud fu annesso al Nord con le problematiche che tutti conosciamo.

Un altro termine di paragone è   la Comunità Europea. Anche quella fu una felice intuizione del nostro Altiero Spinelli e di tantissimi altri politici europeisti, ma i limiti di quella idea sono ormai evidenti e la Brexit Inglese ne è la testimonianza più eclatante. I sette sindaci sembra vogliano fare un salto all’indietro di circa 5 secoli quando quasi tutti i paesi che vogliono fondersi erano casali di Rocca Angitola. Anche allora quella comunità si disperse, più che per le avverse condizioni climatiche e per le invasioni subite dalla Rocca, per la diversa estrazione culturale dei suoi abitanti.

Quella diversità culturale che ancora oggi caratterizza, salvo alcune affinità e rare eccezioni, i sette paesi. Non è quindi questa la motivazione e sollecitazione di tale fusione e non è una spinta che viene dalla popolazione.  Quali dunque le motivazioni: un risparmio di gestione nei servizi, la velleità di essere il primo comune della provincia, la possibilità di accedere più facilmente ai finanziamenti? Che tipo di statuto verrà previsto e dove la sede degli organi elettivi?  Diverse e complesse in ordine di tempo sono le leggi che regolano le unioni o le fusioni tra comuni previste nella   famosa legge Del Rio meglio conosciuta come legge sulla cancellazione delle province. Una legge che ha ottenuto come unico risultato concreto non il risparmio di gestione economica, come nelle intenzioni del legislatore, ma solo la cancellazione della libertà di voto dei cittadini per scegliere i propri rappresentanti.

Molti comuni che hanno scelto di fondersi stanno avendo forti ripensamenti perché i vantaggi paventati sono nettamente inferiori alle aspettative.  Suppongo che i sindaci abbiano risposte chiare e convincenti ai tanti problemi che una tale decisione comporta, ma sarebbe bene che tutti i cittadini di quei paesi   fossero edotti ed informati.

Nicola Iozzo