La giornata del terrorismo italiano

 Oggi 9 è una giornata di tutto: della mamma, dell’Europa, delle vittime del terrorismo; siccome c’è da scegliere, e premesso che servirebbero più mamme, e che l’Europa, dopo sessant’anni, è solo una burocrazia, scelgo di scrivere qualcosa del terrorismo.

 Nella storia ci sono state spesso forme di terrorismo improvvisato; per esempio, l’uccisione di Cesare per mano di un gruppo di nostalgici del nulla, e che prima uccisero il dittatore e poi s’inventarono una motivazione persino nel nome di Cicerone che non c’entrava un bel niente, e lo fece sapere al mondo con dovizie di orazioni; per esempio, l’anarchico che nel 1898 pugnalò Elisabetta (Sissi), la quale era sì imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria, ma non aveva alcuno spessore politico, anzi era di fatto separata dal marito; o quel matto che assassinò, nel 1881, lo zar Alessandro II, l’uomo più democratico che abbia mai visto la terra russa dai Vareghi a Putin: ma siccome era zar, morì ucciso. Insomma, terrorismo anarchico e del tutto disorganizzato, individualistico; e gli assassini vennero subito presi e trattati come si doveva.

 Il terrorismo italiano degli anni 1970-80 ebbe delle caratteristiche completamente diverse. Per farla breve, io non crederò mai, e con me già allora non credette nessuno, che un gruppetto di ideologi dai chilometrici fogli detti “risoluzioni strategiche”, proprio roba da intellettuali, ebbene questi pensatori, storti ma pensatori, fossero anche gente capace di portare a termine in due minuti, 120 secondi, un atto come il rapimento di Moro (1978) uccidendo cinque agenti e lasciando il rapiendo indenne in mezzo un mare di pallottole; per starsene tranquilli quasi due mesi nel bel mezzo di Roma senza che li cercasse nessuno (nemmeno i morti, vedi seduta spiritica di Prodi!), eccetera. Non è roba per rivoluzionari della domenica. Chi ha fatto il 68 davvero – quorum pars fui – sa bene che era ricco di entusiasmi e parole, ma pochissimo consistente negli atti pratici; e che ogni sessantottino che si rispettasse, di qualsiasi colore, prima dell’operazione l’avrebbe raccontato al pianeta intero, “tanto X è dei nostri”.

 E nessuno evitò di chiedersi come mai i terroristi rossi colpissero agenti, persino medici delle carceri, poveri cittadini qualsiasi, e l’unico politico di spessore, Moro. Come mai, e perché Moro? Questa domanda facile facile non se la pose, ufficialmente, nessuno, ma ce la ponemmo tutti, eccome. Si fecero varie ipotesi, ma se è vero che c’entrava la Cecoslovacchia, e per essa l’URSS, ebbene, URSS e Cecoslovacchia non esistono più da trenta e più anni. Se c’entravano gli USA, il presidente Carter è ancora vivo, ma muto.

 Un giorno però, quando venne rapito il generale americano Dozier, ecco che tutti i terroristi rossi d’Italia entro una settimana erano in gattabuia, oppure fuggiti (???) a farsi coccolare da un presidente francese che mi viene il voltastomaco a nominare. Questi sono i fatti: pensatela come volete.

Del resto, vi ricordate, appena due anni fa, gli attentati islamici in Francia, Belgio, Germania? Attentati estemporanei, improvvisati, e con morti a centinaia. In questi progreditissimi e modernissimi Paesi dell’efficientissima Europa, le polizie hanno mostrato un’incapacità al di sopra di ogni fantasia; poi hanno imparato come si fa, e gli attentati sono finiti. E gli aspiranti attentatori? Boh, forse prevenire è meglio che curare.

 Torniamo alle uccisioni di massa di quegli anni, incluse le grandi stragi, anche queste non certo roba per dilettanti. Tutto questo, oggettivamente, prolungò la misera vita della Prima repubblica morente. Erano i tempi dell’inflazione alle stelle; dei goverchicchi balneari; dei treni che avevano due orari, uno scritto e l’altro vero due ore dopo; del mangia mangia senza limiti… e di forze dell’ordine e giustizia del tutto inefficienti. Ma se l’alternativa era Moretti, tutti si tennero la marcia Prima… in attesa della non migliore Seconda. Il terrorismo, qualche che fosse la sua origine, quali che fossero le sue coperture, fece un oggettivo gran favore al sistema.

Ulderico Nisticò