La guerra per forza, e i confini

 Gli USA di Biden mostrano le prove che la Russia invaderà “entro febbraio” (Che precisione! A che ora?) l’Ucraina, e che la NATO eccetera interverranno a difesa dell’Ucraina. Al succo, gli Americani vorrebbero annettere Kiev alla NATO, cioè mettere truppe e missili a pochi chilometri da Mosca.

 Quando gli USA mostrano una prova a carico di qualche nemico, nel 90% è uno sfacciato falso. È morto da poco il mentitore Powell, che ostentò le “armi di distruzione di massa” dell’Iraq, ignobilmente taroccate. Il risultato furono la distruzione materiale dell’Iraq, il disastro politico del Medio Oriente, e le donne in chador, quelle donne che ai tempi del tiranno Saddam sedevano al governo; e la fine del cristianesimo saldamente sopravvissuto a islam e mongoli: ricordate Tarik Aziz, vicepresidente cattolico caldeo.

 Stavolta, però, a Biden le scarpe vanno strette. L’Ucraina invita Biden a farsi i fatti suoi, dichiarando che non teme nessuna invasione. La Germania esita. E, straordinaria novità, le imprese italiane se ne impipano di NATO, Draghi e ministro degli Esteri, e vanno a trattare con Putin. A proposito, il nostro ministro degli Esteri è Di Maio: e ho detto tutto!

 A parte Biden, questa guerra non la vuole nessuno. Le guerre della storia si sono combattute per due motivi, o distinti o intrecciati: passioni e scopi oggettivi. Nel caso dell’Ucraina, non vediamo quali scopi dovremmo raggiungere; e tanto meno qualcuno prova passione, anzi, i più, l’Ucraina non sanno manco dov’è.

 La verità profonda è che, quando nel 1990 si dissolse l’Unione Sovietica, gli Stati divenuti indipendenti presero la stessa forma, quindi gli stessi confini, di quando erano suddivisioni interne. Errore, anche se inevitabile in quella situazione, che però creò forme statali non sempre corrispondenti a quelle nazionali. Prendiamo la Crimea, che è stata di tutti (Tauri, Greci, Mitridate, Roma, Bisanzio, Genova, Russia), di tutti tranne che dell’Ucraina; e il Donbas si trova in Ucraina ma è abitato da Russi. Ebbene, le Nazioni sono eterne, per quanto è umano; ma i confini sono politici, e come si tracciano, così si cambiano. Vi cito degli esempi, velocemente, ma studiateveli: Congresso di Berlino del 1878; Monaco 1938; Primo Arbitrato italotedesco di Vienna dello stesso ’38; Secondo, del 1940: tutte operazioni che evitarono le guerre spostando intelligentemente confini.

 Attenzione, affezionati lettori: non sono diventato, in vecchiaia, pacifista; e resto convinto che la guerra, quando ci vuole, ci vuole. Il punto è che non ci vuole questa guerra, la guerra di Biden per far scordare la fuga da Kabul. E che, a parte lui, non vuole nessuno.

Ulderico Nisticò