La Lega, 5 stelle e il Sud

Il Meridione detiene senza ombra di dubbio il primato d’Italia quanto a filosofia (quella vera, non la “philosophie”), dai Pitagorici ed Eleati fino a Croce e Gentile; con tutto questo, è proprio dai tempi di Pitagora che nessuna filosofia meridionale diviene un movimento politico credibile e concreto. La storia politica italiana moderna è nata e si è sviluppata a Nord, dal patriottismo ottocentesco al socialismo al fascismo. Intanto, a Sud, ci sono stati patrioti ma non un patriottismo, dei socialisti ma non un socialismo, dei fascisti ma non un fascismo. Con queste premesse, non ci si meravigli che la Lega sia nata a Nord, e Grillo sia di Genova. E che 5 stelle e Lega abbiano mietuto voti a Sud, ma senza alcuna valenza meridionale, e tanto meno, come va fanfaroneggiando Pino Aprile, meridionalistica.

Del resto, il Sud non ha bisogno di “questioni meridionali” e analisi più o meno campate in aria e chiacchiere a ruota libera; o di infantili sfogatoi e prendersela, a turno, con i Romani, gli Spagnoli, i Borbone e Garibaldi: con chiunque, purchè la colpa sia di qualcun altro. Non ci servono ZES e altri pannicelli caldi. Non ci servono promesse e meravigliose parole. Tutte queste cose le abbiamo già viste e fritte e rifritte, e il risultato è zero.

Serve che il Sud si dia un’economia reale, fatta di cose prodotte e consumate e vendute:

– allevamento;
– agricoltura;
– industria boschiva;
– piccole e medie aziende di trasformazione;
– turismo di lunga durata;
– riscoperta (o scoperta?) dell’immenso patrimonio di beni culturali.

Per far passare le carte, fanno meglio i computer, e costano di meno.
Per fare ciò, urge una rivoluzione radicale della classe dirigente politica e burocratica. Tutta la classe dirigente regionale dal 1970 a oggi si è palesemente rivelata inetta, e buona, al massimo, a distribuire posti parassitari e improduttivi.

I politici, basta non ricandidarli, e su questo non si discute; i burocrati, vanno costretti a lavorare, a frustate (metaforiche, per carità, metaforiche). Corollario: non solo urge non ricandidarli, ma ultimamente hanno buscato bellissime legnate elettorali, e la gente ne ha le tasche piene.
Chiudiamo da dove siamo partiti: serve un pensiero politico. Perciò basta con i tromboni della cultura più o meno ufficiale; con i prof di questo o di quello; con gli antimafia segue cena; e con tutti quelli che praticano alla grande il napoletanissimo “chiagn’e fotte”, però hanno sempre la faccia depressa d’ordinanza. Ci vuole gente spiccia, trasgressiva, sfacciata… e che non sia serva di paccottiglie ideologiche e frasi fatte.

Se per ottenere questo, mi viene uno dal Po o da quelle parti, ma venga anche dal Volga o dal Mississipi! Con i politicanti calabresi nati e vissuti in Calabria, la Calabria è l’ultima d’Europa. Lo stesso con i famosissimi intellettuali, del resto famosi fino alla curva.

Ulderico Nisticò

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