La Lega calabrese e l’invasione dei Longobardi

Come spero tutti sappiate, Salvini, nella veste di segretario della Lega, ha inviato in Calabria un commissario dall’inequivocabile cognome di Invernizzi, squisitamente settentrionale. Siamo di fronte all’invasione dei Longobardi? Beh, un ripassino di storia non può far male: diciamo, ripassino, con una notizia paradossale. La capitale del Regno dei Longobardi era Pavia, ma, attenti alle stranezze dell’umana storia, questa e il Nord passarono a Carlo Magno nel 774; mentre il vasto Ducato di Benevento, proclamatosi Principato, restò indipendente e longobardo; e, diviso dall’849 nei Principati di Benevento e Salerno, poi anche Capua, i Vinili del Meridione rimasero tali politicamente fino al 1072, quindi tre secoli dopo, e culturalmente ancora di più. Insomma, siamo più longobardi noi di loro!

Che c’entra questo inverecondo sfoggio di erudizione? C’entra, c’entra, se avete la pazienza di sciropparvi questo momento di autoironia. Io, che mi chiamo Nisticò e perciò ho un cognome bizantino, non solo ho votato Lega, ma, e a buon diritto, oggi mi scopro longobardo anch’io. Del resto ho una vera passione per i bufali, animale longobardissimo, e vado matto per la mozzarella.

Solo che, fedeli lettori, la mia longobardizzazione finisce a tavola; e anche il mio voto, come scrivo e ripeto, c’è stato il 26 maggio, ma non ci sarebbe più, se alle regionali vedessi un pateracchio che preveda la presenza di un qualsiasi rottame del centro(destra) calabrese. Lega avvisata…

E invece, nella nostra nobilissima Magna Grecia, c’è il rischio serio che si formino file chilometriche di calabresi di nome Peppe e ‘Ntoni e Cosimo e Carmelina e Immacolata, i quali si spacceranno per Alboino, Adalgisa, Rosmunda e Liutprando, e andranno dicendo di essere fedeli adoratori del dio Odino e sua moglie Freia. Dite voi: ma che fantasie! Eh, fantasie? Sentite questi esempi con riferimenti precisi:

– negli anni 1970 ssgg, uno squasso di medici, fino a quel momento camerati di sicura fede, ebbero tutti la visione improvvisa di Proudhon, e diventarono da notte a giorno socialisti più rossi di un tuorlo d’uovo; e giù primariati e favori vari;
– negli anni 1994-5, gli stessi medici, e con essi altri saltafosso, risaltarono il fosso, e quando Fini fece quella cosa ignobile di Alleanza Nazionale, e c’era odore di altri primariati e carriere, si presentarono nelle sezioni del morituro MSI, e, calatisi i pantaloni, mostrarono mutande nere con i fasci littori;
– negli anni 2000 circa, gli stessi medici e altri, sparita AN, rimisero mutande rosa o rosse o azzurre o, se utili, bianche.

Come si vede, i saltafosso saltano il fosso, e come oggi votano X, domani votano Y: sono un volgare sottoproletariato, anche se, magari, con un possente conto in banca; e non ci può fidare in nessunissimo caso. Inutile e dannoso accoglierli e cercarli con la solita scusa “portano voti”, perché li portano solo per gli sporchi interessi loro; e come li portano, se li ripigliano.

Cosa voglio dire in conclusione? Ma che un movimento politico non si misura a numero di voti, che dipende da fattori spesso mutevoli; ma dalla capacità di rappresentare un blocco sociale, e soprattutto un mito, un ideale, un’idea, un progetto e un programma; e nel procurarsi uno zoccolo duro, durissimo, fatto di gente che non ragiona, ma opera, e lo fa fregandosene di se stessa, e figuratevi degli altri. La Calabria, da quando ne conosciamo la storia, è stata ed è ricchissima di gente che ragiona: il risultato è che la Calabria è l’ultima d’Europa. Ultima notizia, fresca del 5 giugno ’19, l’ultimissima per la sanità.

Alla Calabria non servono ragionamenti, ma sconvolgimenti radicalissimi.

Ottima idea, dunque, un commissario lombardo; purché faccia il commissario, ovvero, come dice la parola, “colui al quale una cosa è stata affidata”, e non per accontentare Pinco o Palla, ma per fare quello per cui la cosa gli è stata affiata.
Delegatus non potest delegare: deve comandare lui.

Ulderico Nisticò

 

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