La letteratura meridionale al “Maggio dei Libri 2018” di Lamezia Terme

L’esigenza di far conoscere, specie alle nuove generazioni,  autori meridionali del  Novecento   spesso negletti, dimenticati o noti soltanto a pochi  è stato il motivo fondante della conversazione, tenuta dalla docente e giornalista Lina Latelli Nucifero,introdotta dallo studioso internazionale Francesco Polopoli e dalla blogger Ippolita Luzzo, presso Palazzo Nicotera di Lamezia Terme nell’ambito della manifestazione del “ Maggio di Libri 2018”. Al centro dell’incontro  la rivisitazione di brevi saggi su autori , specie calabresi, già pubblicati a firma di Lina Latelli Nucifero su Riviste italiane ed europee di grande attualità ed importanza in termini di contributi offerti alla letteratura calabrese  e al comune patrimonio culturale per la varietà delle tematiche affrontate di interesse artistico, letterario, storico, economico.

«I cosiddetti minori e i minimi della storia letteraria, al di là degli esiti artistici  e letterari, spesso sono ignorati non solo dalla letteratura nazionale e  regionale ma anche  dai loro stessi concittadini nonostante  consentano la lettura  della nostra terra passata e presente restituendo alla collettivià la memoria storica e la sua identità culturale»  ha precisato Lina Latelli Nucifero per la quale « riservare attenzione alle energie culturali ed artistiche, al patrimonio dialettale e tradizionale della Calabria, alle bellezze naturali,  significa aprire uno squarcio di speranza  alle prospettive turistiche e lavorative soprattutto per i giovani costretti ancora oggi ad emigrare alla ricerca di un futuro migliore». Sono stati oggetto dell’  attenzione di  Lina Latelli Nucifero Nella Lo Presti ( Reggio Calabria) Antonino Anile ( Pizzo di Calabria), Fortunato Seminara ( Maropati), Antonio Altomonte ( Palmi), Lorenzo Calogero (Melicuccà), Giuseppe Rotondaro (Roggiano Gravina), Stefano D’Arrigo ( Alì Marina -Messina), Michele Pane ( Adami), Antonio Piromalli (Maropati), Natale Proto ( Lamezia Terme) tra quelli che hanno dato lustro alla città lametina con la loro opera di rivalutazione dei beni culturali ed altri.

La professoressa Lina Latelli Nucifero, in particolare, si è soffermata sul saggio relativo alla poetessa  Nella Lo Presti , una voce nuova e diversa nella letteratura calabrese del ‘900, scomparsa all’età di 27 anni minata da un male irreversibile. Era nata l’ 8 marzo  1918 e deceduta il 27 ottobre  1945).  Costretta dalla guerra a sospendere gli studi universitari , nonostante avesse presentato all’Università di Catania, dove era iscritta a Belle  Lettere, una tesi su “ Nicola Misasi”, nel 1944 viene premiata dall’ Istituto Calabria per un lavoro drammatico in vernacolo “ Buci chi passa” ( Voce che passa) e nel 1945 le viene attribuito  un  premio per una novella “ La zingara”. «Creatura  delicata e sensibile, dotata di nobili sentimenti, fin da giovane – ha precisato la relatrice – manifesta una complessa versatilità spaziando in tutti i campi delle lettere componendo opere  di   saggistica, novellistica, teatro e poesie  dove subito rivela la sua naturale vocazione.

Tutta la sua produzione letteraria rimane inedita,  gelosamente custodita dal padre fino a quando  Gianni Labate, divenuto parente acquisito, ne viene in possesso e così, con un sapiente e accurato lavoro, trascrive le poesie dalle fonti originali, per lo più scritte di gettito a matita su fogli sparsi, disponendole   in ordine cronologico. Così, dopo un lungo silenzio, la poetessa si fa  udire con la silloge “ Poesie inedite” (  Calabria Letteraria Editrice,1991), curata e pubblicata da Gianni Labate. “I motivi esistenziali, presenti nelle liriche, –  sostiene Lina Latelli Nucifero – prendono sempre  slancio dalla componente religiosa , e se per un verso le vicende personali si arenano sul comune destino di morte, per un altro, e cioè sul  versante dell’eterno, pulsano di un divino fermento di  speranza ultraterrena. E le angosciose vicissitudini della poetessa si accendono del trepido miraggio della pace e della salvezza in Dio: « Cerchi un approdo e vai/ con il cuore caldo di sangue/ verso l’eternità: […] Liberarti? Non è che lo sgomento d’un attimo / Poi / Gli astri/ Respireranno dentro di te»(Dissolvenza). Ardore, delusione e incertezza convergono in un’ansia religiosa di purezza, di verità, di assoluto come traspare dagli accenti con cui la poetessa si rivolge  al compagno caro della sua adolescenza caduto sotto la furia della bestialità tedesca: « Additami, o dolce amico buono,/ il sentiero del vero./ Tu lo puoi».    Il crescente maturarsi di una genuina vena poetica si coglie  nell’ affinarsi delle risorse tecniche, nella più sicura modulazione di un estro sempre sollecitato dalla meditazione e dall’introspezione e risolto in una più spontanea e duttile resa espressiva che non trasmoda mai nell’autocompiacimento formale e nell’affettazione.

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