La mamma di Orlando vittima dell’omofobia: “Mio figlio non era depresso, era oppresso”

«Mio figlio non era depresso, era oppresso. C’è una bella differenza. E io voglio andare a fondo di questa storia, voglio la verità». Anna Screnci, la mamma di Orlando, è in una stanza d’albergo. Dopo la separazione dal marito vive in Calabria ed è tornata a Torino per l’ultimo saluto a suo figlio.

Cosa le fa pensare che qualcuno possa aver spinto Orlando a togliersi la vita?
«Lui non era il tipo di ragazzo che avrebbe potuto fare una cosa del genere. Io purtroppo ero lontana e non potevo accorgermi di niente, ma credo che qualcuno lo possa aver preso di mira. Lo hanno bullizzato e devono pagare per quello che hanno fatto. Hanno spezzato una giovate vita e hanno tolto la vita anche a me. Domenica ha chiamato tutti i parenti per salutarli per l’ultima volta e si è confessato in chiesa. In questi giorni anche gli amici mi hanno fatto capire che era successo qualcosa e io non riesco a perdonarmi per non averlo capito».

Quando l’ha sentito per l’ultima volta?
«Domenica a mezzogiorno, abbiamo fatto la nostra solita videochiamata. Era tranquillo, ma qualche giorno prima mi aveva detto “mamma, sento un dolore al petto”. Forse era una richiesta d’aiuto, ma in quel momento ho pensato alla sua cronica ipocondria. Ci abbiamo scherzato su e poi non ne abbiamo riparlato».

Orlando era dimagrito molto e aveva molto cura del suo aspetto. Le ha mai raccontato di aver ricevuto insulti omofobi o minacce?
«No, ma lui non mi avrebbe mai fatto preoccupare. Sapeva che sarei arrivata e avrei fatto succedere il finimondo. Io e lui ci capivamo al volo, senza bisogno di parole. Non mi ha mai parlato esplicitamente della sua omosessualità perché non serviva. Io ero la sua mamma e l’ho capito prima che lo capisse lui. Un giorno stava per affrontare l’argomento e gli ho detto che non mi doveva spiegazioni. Che tutto quello che lo faceva felice avrebbe fatto felice anche me. Lui era un pezzo del mio cuore e ho cercato di non lasciarlo mai solo. Ma purtroppo non è bastato».

Quali erano i sogni di Orlando?
«Si era iscritto all’alberghiero, ma quella scuola non gli è mai piaciuta. Sognava di aprire un centro estetico, del resto noi siamo una famiglia di parrucchieri. Quando veniva a trovare mia sorella e poteva darle una mano nel salone era felicissimo. Si sentiva una principessa. Per me, che ho solo la terza media, era una gioia vederlo così. Ma nel 2021 ci sono ancora persone cattive che questo non riescono ad accettarlo. E devono pagare».

La Procura ha aperto un’inchiesta per bullismo e omofobia. Lei ha dei sospetti?
«Con i suoi amici e le sue amiche si ritrovava in una piazzetta a Mirafiori. Ma poi ci sono i social, le chat. Io ero lontana, ma c’è un’indagine in corso e io chiedo solo giustizia. Orlando era un ragazzo dolce, pieno di amici e non si può morire così a 18 anni. Non ero riuscita a venire per il suo compleanno, lui mi avrebbe dovuto raggiungere in Calabria: non vedevamo l’ora di rivederci e adesso non sarà più possibile. Non riesco a crederci, lo sento ancora vicino a me». (corriere.it)