La mediazione del papa

 Almeno dai tempi di Liutprando e Pipino, VIII secolo, la Chiesa di Roma è sempre e nello stesso tempo un’entità religiosa e un’entità politica. Più esattamente, lo Stato della Chiesa è lo Stato più antico d’Europa per continuità storica. Per questa ragione, il Vaticano accumula un’esperienza diplomatica di quindici secoli, che, con luci e ombre, ha segnato la storia dell’Europa. Ed ecco l’esigenza della “libertas Ecclesiae”, quindi che la Chiesa abbia un suo Stato, come esplicitamente riconosciuto dai Patti Lateranensi del 1929.

 Oggi leggiamo che la Russia, dopo aver respinto altri interventi, si dichiara disposta ad accettare la mediazione del papa. La ragione politica è che la Città del Vaticano non fa parte dell’Europa (dis)Unita, non fa parte della NATO.

 E che papa Bergoglio ha detto, in almeno due occasioni, che la Russia ha sì aggredito l’Ucraina, ma che la NATO, cioè gli Americani, le stavano “abbaiando ai confini”, ed era impensabile che l’Ucraina aderisse alla NATO, con truppe americane a poche miglia da Mosca.

 La Chiesa e il Vaticano si pongono perciò nell’opportuna equidistanza per una mediazione credibile. Ecco dunque che l’entità più eterea e spirituale che ci sia al mondo, la Chiesa, si rivela portatrice di un sano realismo, frutto, ripeto, di secoli e secoli di tradizione diplomatica.

 Ora si vedrà chi vuole la pace; e anche chi sa fare politica e chi no.

Ulderico Nisticò