La memoria storica di Annibale

 Due momenti importanti mi hanno fatto tornare a Santa Severina, città a me molto cara, e in cui sono, per dirla semplicemente, di casa. Martedì 23 è stato rappresentato il mio lavoro teatrale CREPACORE [senza interruzioni!!!], sulla vicenda politica e umana di Enrichetta Ruffo e Antonio Centelles (XV secolo). Sabato 27 ho presentato il bel libro di Santino Oliverio IL SOGNO DI ANNIBALE, Città del sole, Reggio C.

 Oliverio, valente medico e valente scrittore, s’ispira spesso alla realtà storica e attuale del Marchesato di Crotone, e in particolare di Isola e Castelle. Particolarmente interessante il suo romanzo su Ulugh Alì, nato Dionigi di Bini, rapito dai Turchi e divenuto pirata, combattente a Lepanto (1571), bey di Tunisi e Algeri, infine ammiraglio della flotta ottomana.

 L’avventura di Annibale in Italia lasciò una lunga memoria storica; e ci è direttamente vicina. Attenti, stavolta non è uno sbarco di Ulisse e altre favolette: Annibale nel Bruzio ci fu davvero, dal 207 al 202 a.C. Aveva ripetutamente sconfitto in campo i Romani (Canne, 216), ma senza ottenere risultati strategicamente decisivi. Nel Golfo di Squillace aveva già costituito una base di rifornimenti, che trasformò in un grande accampamento: Castra Hannibalis, poi una città latina nota ancora verso l’VIII secolo a.C.

 Da lì partiva… ma sì, lasciatemelo dire, la Trasversale delle Serre (olim!), chiaramente indicata dalla Tabula Peutingeriana: trovatela in internet.

 Tre volte Annibale passò anche da qui, da Poliporto, per combattere a favore e contro Locri. Poco probabile che Claudio Marcello sia morto a Sainaro e che significhi sanguinario; e non piuttosto cadde ucciso in Lucania.

 Costretto a lasciare l’Italia per soccorre Cartagine attaccata da Scipione, il Barca verrà sconfitto a Zama. Non finì però di tentare nuove minacce contro Roma; per morire infine suicida in Bitinia.

 Ma si racconta che, qualche anno prima, incontrò Scipione ad Efeso, ancora città neutrale; e andarono a cena – in fondo, erano colleghi! Alla domanda di Cornelio chi fossero i più grandi condottieri della storia, Annibale rispose: “Alessandro, Pirro e terzo io”. Punto sul vivo, il romano: “E che diresti, se io non ti avessi sconfitto?”; allora Annibale, cortesemente: “Sarei il primo”.

 Ecco cos’è un romanzo storico: raccontare sì i fatti, ma anche, ma soprattutto le vite, le emozioni, le sensazioni, i pregi e difetti umani di personaggi che, altrimenti, immagineremmo sempre e solo Annibale in groppa e un elefante, e Scipione con l’elmo di Scipio. Oliverio ricostruisce anche le passioni e gli amori e gli errori e le ire di Annibale: in una parola, il sogno.

 Questo libro di storia ben documentata, è anche, e forse di più, un’opera di letteratura; e da leggere e rileggere sia per studio sia per il piacere del racconto e della parola.

 Grazie a Santino, il quale ci aiuta validamente a tenere in vita quell’oggetto sempre a troppi oscuro che è la storia calabrese.

Ulderico Nisticò