La moglie di Cesare e la riduzione dei parlamentari

 Come siano andate le cose a Roma nel I secolo aC, ho qualche dubbio; ma Cesare ripudiò la moglie, perché non doveva essere nemmeno sfiorata da sospetto di adulterio. Pettegolezzo a parte, la frase è divenuta proverbiale, e significa che un personaggio pubblico non basta dimostri la sua “innocenza” in tribunale, magari con qualche scadenza dei termini e prescrizione e amicizia con Palamara; deve essere davvero innocente, davvero pulito.

 Quanto alla cosiddetta privacy (“privatezza”, disse Napolitano l’unica volta che fui d’accordo con lui), la privatezza può essere invocata da una madre di famiglia, da un operaio, da un passante; mai e poi mai da chi, per definizione, è “pubblico”. Perciò, fuori i nomi dei cinque maiali che, mentre sono parlamentari e riscuotono uno stipendio mensile pari a otto o nove delle mie pensioni, hanno chiesto, e ottenuto, i 600 e più euro di sussidio in tempo di coronavirus.

 Voglio i nomi, con data di nascita e partito di appartenenza. Ahahahahahah: per ora, sto chiamando maiali degli sconosciuti, perciò manco mi possono querelare; e se mi querelano, dimostrano con le loro mani di esserlo.

 Attenzione: i suddetti… ma no, solo suaccennati suini (fuori i nomi!) non hanno commesso alcun reato; sono però dei miserabili magliari, e come tali pericolosi proprio perché parlamentari.

 Infatti, un ungulato capace di arraffare 600 € quando già ne becca 14.000 pro mense, un simile animale grufolante è senza dubbio pronto a vendere la mamma per 6.000, e figuratevi per 60.000; e quindi votare a comando e a pagamento nella funzione di parlamentare.

 Se sono di meno, se sono pochi, se li conosciamo uno per uno, li teniamo anche sotto controllo. Ora stanno nascosti come i porcelli selvatici, anonimi: conosciutissimi al paesello, qualsiasi nel capoluogo di provincia, del tutto anonimi a Roma.

 Ne voglio pochissimi, e di qualità umana. Intanto, quei cinque, ed eventuali altri duemila amministratori locali, rendano la refurtiva, e si dimettano su due… ops, su quattro piedi.

Ulderico Nisticò