La moglie senza nome, e i clandestini

 Se io fossi una femminista, mi arrabbierei di brutto, sentendo in tv che la presunta lestofante di Foggia (presunta, e innocente fino e oltre sentenza definitiva) è “la moglie del prefetto” Di Bari, senza uno straccio di nome e cognome. E dai! Anche i presunti disonesti (presunti, e innocenti fino e oltre sentenza definitiva) hanno diritto all’anagrafe. E non penso che la presunta delinquente (presunta, e innocente fino e oltre sentenza definitiva) sulla carta d’identità abbia scritto “moglie di [ex] prefetto”. Stamani qualcuno, in radio, sussurra che va di cognome Bisceglia/e, lei…

 Fatta questa premessa onomastica, vediamo di che si parla. La “moglie” è coinvolta in un enorme giro di sfruttamento di braccianti a Foggia… braccianti immigrati, e vorrei sapere se clandestini. Ebbene, se la “moglie” è personalmente colpevole, se la veda con la magistratura, e, qualora di creda, con Dio.

 Il marito della “moglie” era capo del Dipartimento immigrazione. Che curiosa coincidenza, vero? Si è dimesso nelle mani di una che, secondo me, dovrebbe dimettersi anche lei: Luciana Lamorgese. Chi custodisce i custodi? Così lamentava Giovenale.

 Quello che emerge è l’ennesimo caso di mangia mangia nel discorsetto degli stranieri più o meno clandestini. Cito a memoria: Lucano, 13 anni in prima istanza; Sacco, 16 in prima, ma 20 già in seconda; don Scordio (icona dell’antimafia… segue cena), per ora 14, ma speriamo in qualcosa di più; Carola dovrebbe essere in galera per speronamento, ma è superraccomandata in cielo e nella sua succursale terrena: comunque è sparita dall’Italia, e speriamo non ritorni mai. Eccetera.

 Intanto, solo a Roccella sbarcano in 5.000; aggiungiamo Isola, Crotone… E meno male che a Soverato il porto esiste solo nei sogni dei politici e nei cartelloni “water front”, se no qualche migliaio toccavano anche a noi. 

 I casi suddetti, e quello della “moglie”, sono comunque l’evidenza che magari qualcuno lo fa in buona fede, ma tutta tale furia immigrazionista nasconde un enorme giro di soldi e interessi. E tra questi, procurarsi braccia a costi bassissimi, e con tangenti anche sulle paghe da fame.

 Qualcuno paragona il fatto all’antica schiavitù, ma si sbaglia. Gli schiavi greci, romani, arabi, americani erano sì maltrattati, e mica tutti, anzi… , ma posto che lo fossero, dovevano pur mangiare e dormire anche nei giorni in cui non lavoravano. I braccianti di Foggia e di Gioia eccetera, quando non pigliano la misera elemosina, digiunano; e dormono non si sa come e dove.

 Alla faccia della cultura dell’accoglienza! Alla faccia dei piagnistei a colpi di “minori non accompagnati” di 17 anni, 11 mesi, 29 giorni, 23 ore; e che il diciottesimo compleanno non lo festeggiano mai!

 Chiedete alla “moglie” del prefetto cieco e sordo. E non chiamatelo caporalato: uno immagina dei brutti ceffi, avanzi di galera, rottami umani; e invece la “moglie” è sicuramente laureata, ben vestita, e partecipava alle cene di gala accanto all’illustre marito in possesso di nome e cognome.

Ulderico Nisticò