La Nuova Narrazione secondo me

Nel mio intervento ad Africo lo scorso anno (luglio 2018) avevo detto che la Nuova Narrazione della Calabria va intesa nel rapporto mutato tra le Istituzioni, il senso dello Stato e i cittadini calabresi.
Nel corso dei secoli il popolo calabrese ha vissuto lo Stato come “un corpo estraneo”, o un’entità “punitiva”, “indifferente”, “assente”. Mario Alcaro nel suo libro Sull’identità meridionale, parla di “pervasiva crisi di legittimità dello Stato, che produce sfiducia nell’ordinamento giuridico”. Domenico Minuto nella sua Storia della gente di Calabria, dal passato al futuro individua chiaramente il momento storico in cui nasce “l’isolamento ideale e materiale dei popoli del Sud, la loro mentalità chiusa, individualista e antistatalista che perdurerà sino all’Unità d’Italia e oltre”.

Un esempio di questo rapporto mutato sono gli incontri ad Africo che nascono dalla volontà del Presidente Oliverio di instaurare un dialogo aperto e franco, rispettoso delle specificità di ognuno. E per avviare una narrazione più autentica della Calabria in contrasto con quella fasulla e riduttiva proposta dai media. E per valorizzare la seconda generazione di narratori calabresi, dopo quella di Alvaro e Strati.
Un cambio di rotta (o di passo) dunque riscontrabile nell’azione del governo Oliverio, caratterizzata da una vicinanza, una presenza, un’attenzione ai reali bisogni e alle problematiche dei cittadini in controtendenza a secoli di disinteresse e di cinica indifferenza. Gli interventi della Regione in tutti i settori, del resto unanimemente riconosciuti, (agricoltura, turismo, cultura, trasporti, export, comunicazioni, borghi, ecc. attraverso l’utilizzo dei fondi europei per il 2018), ne sono la prova nella misura in cui hanno ridotto se non annullato quella distanza tra Istituzioni e popolo calabrese ponendo le basi per un dialogo. Sta qui, per me, il significato più profondo della Nuova Narrazione.

Che poi a questa “palingenesi” sia coincisa anche una florida produzione letteraria con l’affermazione a livello nazionale di autori e scrittori, può essere un fatto significativo. Ma non troverete mai nei romanzi di Dara, Gangemi, Aloe, Talarico, Castagna, Macrì, Criaco, Rabìa, Serazzi, Lou Palanca, ecc.. niente che sia di acquiescente esaltazione del nuovo corso.

Che il clima sia mutato e con esso il substrato ideale, lo dimostra il fatto che quando mi è stata chiesta dal Sindaco di Santa Caterina dello Jonio, Francesco Severino, un’idea perché il Comune partecipasse all’Avviso pubblico per il sostegno di progetti di valorizzazione dei borghi della Calabria, è subito scattata la proposta di un Polo Culturale Permanente. Credo che in un clima politico diverso da quello attuale una proposta del genere sarebbe stata per me impensabile. Il progetto regolarmente presentato ha già ottenuto un finanziamento regionale di 1.500.000,00 euro.

È su questo orizzonte progettuale e culturale, cominciato nell’incontro ad Africo del 2018, che si profila la proposta di fare di Santa Caterina dello Jonio un Crocevia dei Saperi, attraverso il recupero e la valorizzazione del borgo storico e di alcuni edifici di pregio architettonico. Nella scheda di Intervento presentata dal Comune si dice chiaramente “che i beni resi fruibili saranno destinati alla realizzazione di un Polo Culturale Permanente che migliorerà la qualità dell’offerta del patrimonio culturale e offrirà un’immagine coordinata del sistema culturale calabrese”.
Sarà su questo, dunque, che verterà il mio intervento ad Africo 2019.

Maurizio Paparazzo