La pace di tutti contro tutti

 Di solito la formula storiografica è la guerra di tutti contro tutti, e la storia ce ne nostra diversi esempi. Ne cito uno che è anche l’origine stessa della frase: nel 356 aC Dione venne da Siracusa a inseguire Dionisio il Giovane in “Calabria”, e successe di tutto, tra cui, attenti, la nascita dello Stato dei Bruzi. Insomma, le guerre sono sempre un fattore di rapidissima accelerazione degli eventi; solo che non si sa mai come vanno a finire. Esempio: nel 1939 Francia e Gran Bretagna scatenarono la II guerra mondiale per un pezzettino di Polonia, e finirono con regalare a Stalin la Polonia intera, e tanto altro: che aquile!

 Da quando è in atto la guerra d’Ucraina, la flaccida e fangosa Europa si è messa, o è stata messa in movimento; ma in ordine sparso, ognuno per conto suo.

 Fino a quattro mesi fa, per gli Europei la politica estera praticamente era una cronaca fastidiosa e inutile, sia per l’Europa (dis)Unita di Ursula, sia per i singoli Stati. Ieri, 5 luglio, Draghi è andato a farsi una politica estera sua in Turchia, senza pigliarsi preoccupazione di EU e della stessa NATO, e senza quello che ancora è il suo ministro degli Esteri, Di Maio. Ed è andato a dire le seguenti cose:

– Italia e Turchia possono fare qualcosa nel Mar Nero, in particolare per la questione del grano;

– Italia e Turchia possono riparare al criminale disastro scatenato in Libia nel 2011 da Sarkozy e Obama (con 8 settembre di Napolitano e Berlusconi), tenendo lontani i pasticcioni e imbroglioncelli di Francia e USA, e l’inutile ONU;

– l’Italia ha esaurito le sue capacità di “accogliere” i cosiddetti migranti, i quali in buona parte vengono proprio da Turchia e Libia; e siccome dicono che non si possono respingere, l’unica soluzione è che non partano, cioè il blocco delle coste: peggio per i buonisti che ci campano sopra.

 Intanto, sentite questa. In attesa della pace, gli Europei si stanno accordando per la ricostruzione dell’Ucraina, ognuno un’area. Ebbene, all’Italia toccherebbe… il Donbass, che però oggi è in mano russa; cioè prima dovremmo fare la guerra alla Russia, vincere, conquistare il territorio, e poi ricostruirlo! Alla faccia degli alleati.

 Insomma, l’Italia è costretta a fare una cosa cui dal 1945 è disabituata: la politica estera alla luce del sole. E la politica estera non si fa con le parole, ma con i fatti.

 I fatti, come dicevamo, si sa solo come iniziano, e non come vanno a finire.

Ulderico Nisticò