La pace stanca di una Unione Europea da rilanciare comunque

Caro Tito, in tante parti del Sud Italia ci sono ancora tantissime persone (specialmente anziane) che sono solite dire “Meglio mangiare pane e cipolla ma vivere in pace!”. E’, questa, una saggezza antica di cui le nuove generazioni dovrebbero provare a fare tesoro assai prezioso. La pace, quindi, come bene supremo, senza la quale non possono esistere gli altri valori del nostro benessere. Aleppo, Kobane, Palmyra, Raqqa, Mosul e tante altre città martiri dell’atrocissima guerra ancora in atto contro l’ISIS in Siria e in Iraq sono il simbolo doloroso e visibile di cosa possa essere e significare perdere la pace. Ma la pace è anche quella quotidiana, con sé stessi, dentro la propria famiglia, la comunità e la più ampia società di appartenenza.

onu-logovolte è il cattivo orgoglio (o la prepotenza) che fomenta i contrasti (grandi e piccoli), le guerre e tutte le altre controversie economiche o politiche. Fatto sta che quando è l’orgoglio (o la prepotenza) che si mette di mezzo, si sa dove e come si comincia ma non si sa dove e come finisce. E l’esperienza anche storica ci mostra che solitamente finisce quasi sempre male per tutti, vincitori e vinti, poiché quando ci si scontra siamo tutti perdenti, in un modo o in un altro. Ed allora, pure in questo caso, la saggezza popolare consiglia di “dichiararsi perdente (se non si può fare altro) o di giungere a compromessi pur di non perdere la vita e mantenere la pace” … sicuri che il tempo farà giustizia contro i prepotenti. Il respiro della Storia è lungo.

E la Storia ha il respiro lungo anche per la migliore soluzione dei tanti problemi di cui soffre l’Unione Europea, di cui a Roma, sabato scorso 25 marzo 2017, si sono celebrati i 60 anni dall’inizio di questo meraviglioso e necessario progetto (delineato al confino fascista da un piccolo gruppo di visionari lungimiranti già nel 1941 con il cosiddetto “Manifesto di Ventotene” proprio mentre quasi tutti i Paesi del pianeta si stavano massacrando davvero di brutto nella seconda guerra mondiale 1939-45).

no-muri-in-europa-25-03-2017Ecco, la passione per la pace e la libertà (abbinata alla lungimiranza dei puri e degli onesti) ha dato vita a quell’Unione giunta agli attuali 27 Stati europei. Una rinascita post-bellica che, a piccoli ma importantissimi passi, ha garantito la pace di cui stiamo godendo da 72 anni a questa parte (un periodo forse mai avuto dall’Europa nella sua ultra-millenaria Storia).

La pace non è però soltanto assenza di guerre, bensì lo sforzo e l’impegno alla collaborazione e alla solidarietà reciproca ma anche verso tutti quei Popoli che vogliano emanciparsi verso un “modello” quale è quello europeo di democrazia e di libertà, pur tra tantissime problematiche interne ed esterne. Perché, diciamoci la verità, l’Unione Europea ha vari nemici esterni (persino assai potenti), oltre che numerosi distruttori interni. E, nonostante tutte queste gravi difficoltà (tra cui la recente Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione), l’Europa dei 27 è giunta al traguardo dei suoi primi 60 anni, dimostrando che in questi 60 anni le generazioni che si sono succedute nel “cantiere europeo” hanno lavorato molto e abbastanza bene da garantire pace e benessere a sé stessi e a tanti altri popoli, pur nelle immancabili contraddizioni (che col tempo sono destinate ad essere superate).

manifesto-ventotene-per-e-u-1941Tuttavia, pare che tanti settori sociali (dentro e fuori questo modello europeo) si siano come stancati della “lunga” pace (base del benessere e di molti altri vantaggi quali l’antico continente non aveva mai avuto prima). E questa “pace stanca” potrebbe consegnare l’Europa (e dintorni) ai disgregatori o distruttori. Dico “disgregatori” e “distruttori” poiché costoro, pur segnalando le maggiori criticità dell’attuale situazione europea, vorrebbero riconsegnare il Continente agli ormai antistorici staterelli (magari pure con le anacronistiche scissioni o le indipendenze regionalistiche), mentre invece (pur nelle larghe autonomie) è assolutamente necessario saldarsi ancora meglio e difendere una Unione da aprire pure ad altri Paesi (specialmente del Mediterraneo meridionale e del vicino Est euro-asiatico), come presupposto di un mondo che, piano piano, deve intendersi per vincere le sfide della stessa sopravvivenza planetaria.

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Infatti, la sopravvivenza planetaria dovrebbe impegnare non soltanto le classi dirigenti ma anche e soprattutto ognuno di noi, senza alcuna distinzione o defezione, e quindi pure i nostri Popoli, le singole Culture.

Ciò significa che è assolutamente necessario, urgente ed indispensabile lavorare sempre più alacremente e concordemente per rafforzare istituzioni sovranazionali di ogni tipo (internazionali, continentali ed intercontinentali) fino ad arrivare a sostenere senza riserve l’O.N.U. – Organizzazione delle Nazioni Unite in generale e in tutte le sue espressioni settoriali. Ciò ho voluto significare quando dal 1967 in poi ho cercato di sensibilizzare il mio ambiente (Badolato Marina e dintorni) realizzando mostre in piazza sull’ONU e sull’Europa Unita. Già da allora, all’età di 17 anni, avevo intuito che soltanto l’essere comunque uniti avrebbe potuto farci crescere nel migliore dei modi possibili e in pace. Tra l’altro, è della primavera 1967 la denominazione del gruppo musicale “Euro 4” di cui ero animatore (quando ancora l’Europa Unita era formata da 6 Stati soltanto). Il concetto di Europa Unita si è poi evoluto in “Euro Universal” (un anno dopo, nella primavera del 1968) proprio per allargare la visione alle Nazioni Unite e al loro rafforzamento.

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In questa grande passione per l’ONU e l’Europa Unita mi hanno ispirato sì i valori familiari e della comunità di appartenenza, ma anche e soprattutto due giganti del 20° secolo: Papa Giovanni XXIII (“Cerchiamo sempre ciò che ci unisce, mai quello che ci divide”) e John Fitzgerald Kennedy (“Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese” – “Ask not what your country can do for you; ask what you can do for your country”). Entrambe le indicazioni restano ancora i principali incoraggiamenti per una “vita etica” individuale e sociale di quasi tutta la mia generazione post-bellica. La mia generazione, infatti, è stata una delle più entusiaste del progetto di “Unione europea” e, quindi, ognuno di noi si dava da fare per sostenerlo il più possibile, creandone soprattutto una forte “cultura unionista” con uno slancio davvero enorme e convinto. In ciò si era pure aiutati da un atteggiamento più democratico e disponibile delle classi dirigenti di allora … mentre, con il passare dei decenni e delle generazioni politiche, sia gli Stati nazionali che, di conseguenza, l’istituzione Unione Europea divenivano sempre più chiusi, escludenti, oligarchici e discordanti su temi prevalentemente economici-finanziari, mettendo in crisi un modello che destava l’invidia e l’ammirazione di altri Stati e persino di autentiche Potenze (forse troppo gelose di un simile successo).

bandiera-europa-e-stelleCosì, con questo tipo di preoccupante crisi oligarchica e autoreferenziale, i 27 Stati aderenti all’Unione Europea sono giunti a Roma per firmare una specie di protocollo di rinascita e di ripartenza con rinnovati e più vigorosi principii davvero democratici ed inclusivi. Ma sarà vero?… Le intenzioni pare siano quelle di de-burocratizzare al massimo il governo centrale di Bruxelles, rendendolo più vicino alle più vere ed urgenti esigenze dei popoli e dei cittadini (motivo prioritario dell’atto di nascita dell’Unione). Sarà molto duro e lungo però giungere alla diminuzione dei privilegi che, nel frattempo, la politica e le sue classi dirigenti ed amministrative si sono arrogati (da ciò pure politici “arroganti”) ed attribuiti rendendo i singoli Stati e il loro insieme istituzionale europeo non più amati anche perché settari, accentratori ed impenetrabili neutralizzando gli sforzi democratici di quella generazione epica che diede i grandi pensatori e i grandi Padri dell’Europa Unita.

manifestazione-la-nostra-europa-roma-25-marzo-2017La prova di questa lontananza dai popoli è stata fornita (volutamente o casualmente) dal viaggio di Papa Francesco a Milano nella medesima giornata del Summit di Roma di questo sabato 25 marzo 2017. Infatti, mentre il Papa si faceva avvolgere dall’affetto di centinaia di migliaia di persone osannanti, i 27 capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea (con la scusa della sicurezza) hanno fatto il deserto urbano attorno a loro, senza nemmeno l’intervento di un minimo di cittadini europei ad applaudirli (come era avvenuto, pur sotto la pioggia, il 25 marzo del 1957 all’atto primo del progetto europeista). Eppure il 25 marzo 2017 è stata una assai soleggiata giornata della sempre bella primavera romana!… Fatto sta che l’attuale classe dirigente europea non gode quasi per niente di stima e di affetto da parte della popolazione dei 27 Paesi. Questa è ormai considerata l’Europa esclusiva degli “amici degli amici” con qualche briciola di attenzione ed economica per tutti gli altri. La percezione negativa degli euro-burocrati è adesso la più alta di questi primi 60 anni, celebrati in solitudine e in auto-esaltazione dai loro massimi rappresentanti. E’, questa, un’Europa senza slanci e senza amore … un’Europa di carta, senza né cuore né anima. Né sufficiente lungimiranza!

logo_60_europa-1957-2017-trattati-di-romaAl contrario, Papa Francesco ha dimostrato (iniziando proprio dalle periferie e dalla gente più umile) che la Chiesa ha attenzione per tutti, specialmente per i più deboli e i più trascurati. Una lezione storica ed uno schiaffo morale alla “intellighenzia” pan-europea! La quale, tuttavia, sembra non risentirne affatto, arrogante e supponente com’è o come viene percepita … persino dalla stampa italiana ed internazionale che ha dedicato al Summit di Roma di questo 25 marzo 2017 poco spazio, mentre invece Papa Francesco ha dimostrato di meritare il primato della comunicazione e della presenza in tutti i multimedia del mondo. Milano – Roma 1 a 0 (si direbbe in termini calcistici) oppure Chiesa Cattolica – Unione Europea 1 – 0. In proporzione hanno avuto più spazio mediatico i manifestanti di Londra pro Europa che non il Circo Europeo delle delegazioni, per quanto aiutato dall’ufficialità dell’evento romano e della video-comunicazione di potere (che d’altra parte non ha potuto oscurare l’evento papale di Milano, stesse ore stesso giorno, anzi!).

foto-trattati-di-roma-1957-b-n-e-logo-60moPersonalmente, sono del parere che Papa Francesco non avrebbe dovuto andare a Milano proprio mentre a Roma venivano celebrati o solamente ricordati i primi 60 anni dell’Unione Europea. Sarebbe stato un gesto di rispetto non soltanto verso la più alta ed importante istituzione continentale (nonostante o proprio per la sua grave crisi), ma anche una delicatezza verso i cittadini europei, i quali (quantunque assai critici e persino contrari all’attuale conduzione del governo dell’Unione) avevano (sempre a mio modo di sentire) il diritto di seguire adeguatamente l’avvenimento senza quelle “distrazioni” e quelle frequentissime “incursioni” che l’evento papale a Milano imponeva inevitabilmente e che, in effetti ha poi imposto. In pratica, Papa Francesco (potremmo dire Chiesa Cattolica) ha “oscurato” L’Europa; ma anche … un solo Capo di Stato quale è pure Papa Francesco (un solo uomo al comando, quindi) ha surclassato 27 Capi di Stato e i vertici dell’Unione Europea. Inoltre, pure in quanto Paese ospitante, l’Italia e Roma in particolare sono state “sbeffeggiate” da un Papa che fin dall’inizio ha dichiarato di essere essenzialmente “Vescovo di Roma”.

firmatari-del-trattato-di-roma-campidoglio-25-marzo-2017-60mo-e-u-raggiL’evento (egualmente storico) di Papa Francesco a Milano ha tolto persino un pur minimo di visibilità anche alle altre manifestazioni collaterali avutesi in tutta Italia e in tutto il vecchio continente a favore (ma in modo critico e propositivo) o contro a questo tipo di Unione Europea. Basta vedere i giornali cartacei o anche in internet quanto spazio è stato dedicato al 25 marzo del Papa e quanto al 25 marzo dell’Europa (100 a 10 possiamo ben affermare, come negli altri multimedia più accessibili come le televisioni). Si poteva evitare un simile smacco, altrettanto storico. Una umiliazione davvero troppo, troppo cocente!

euro-4-band-badolato-marina-anno-1967-euAdesso, speriamo che gli Euro-Super-Vip abbiano fatto tesoro di una tale superlativa batosta cattolico-papale (potrebbe valere quasi quanto la presa di Roma del 20 settembre 1870)!!!… Così come spero che noi cittadini europei, in massima parte, ci adoperiamo per guadagnarci una migliore Europa, specialmente adesso che si è capito chiaramente come e quanto l’Amministrazione USA di Donald Trump e lo Zar di Russia, Vladimir Putin, vogliano un’Europa sgretolata e insignificante … mentre l’ISIS e il Presidente turco Erdogan minacciano continuamente (con attentati gli uni e con i ricatti l’altro) questa povera e sbrindellata Europa che rischia di non farcela pure di fronte alle bibliche migrazioni che la interessante direttamente.

Buona Europa a Tutti, comunque! Domenico Lanciano (http://www.costajonicaweb.it/)

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