La parola e la poesia: al Marca il reading delle opere di Pietro Santacroce


Che avesse un animo nobile lo si intuiva dai suoi modi gentili e cordiali di medico che incarnava la vera essenza della professione: stare vicino a chi soffre. Del resto Pietro Santacroce non è stato solo pediatra, cardiologo, infettivologo, anestesista, dirigente dell’Unità Operativa di Medicina preventiva di Catanzaro. È stato un uomo dalla profonda sensibilità umana e culturale.

E’ stato un poeta vero, capace di “scavare dentro l’essere, nelle rughe dell’anima, alla ricerca delle sconvolgenti ragioni della vita, dell’uomo innanzitutto e della natura con cui ci si trova quotidianamente a misurarsi”. E’ quanto si legge nella “seconda di copertina” di “Partirò per restare”, la sua terza raccolta di poesie inedite, pubblicata in occasione dei 10 anni della sua scomparsa, il prossimo lunedì 30 settembre. Data in cui il Festival d’Autunno lo celebrerà con un evento a ingresso libero e gratuito fissato per le ore 18.30 nel Museo Marca di Catanzaro.

Si intitola “…Ma rimane il canto…” ed è un reading delle sue liriche affidato agli attori del Teatro di Calabria, con l’introduzione del critico Luigi La Rosa.
Un viaggio che svelerà un’opera sorprendente, definita da Pascol Colletti, poeta e critico e già direttore della Biblioteca Internazionale di poesia contemporanea di Lecce, “un modello intelligente di vita vissuta nella ricerca costante d’una verità esistenziale che l’ha portato al ritrovamento della verità assoluta. I suoi versi sono puri – prosegue – sono acqua di sorgente, soffusi d’una religiosità che non cade nel bigottismo, ma scaturiscono da una meditazione sofferta”.

PIETRO SANTACROCE: UNA POESIA CHE SCAVA DENTRO L’ESSERE

Un nucleo lirico omogeneo quello della produzione di Santacroce che comprende l’opera d’esordio, “Nel silenzio” del 1988, prosegue con “Ma rimane il canto” (1990) e si chiude con questa raccolta postuma, “Partirò per restare”, in cui la poesia resta il luogo della verità esistenziale e della fedeltà emozionale, il mezzo della pubblica confessione. Il tutto senza tecnicismi o contaminazioni con stili d’avanguardia. I suoi versi sono il segno dell’innocenza sentimentale, lo specchio delle emozioni di un uomo maturo che, al di là dei computer e dei satelliti artificiali, al di là dei sofisticati meccanismi della civiltà tecnologicamente avanzate e della scienza, del successo e della carriera, scava dentro l’essere, nelle “rughe dell’anima”, alla ricerca delle sconvolgenti ragioni della vita, dell’uomo innanzitutto e della natura con cui ci si trova quotidianamente a misurarsi.

«Un Festival dedicato alla parola – commenta il direttore artistico Antonietta Santacroce – non poteva tra gli eventi culturali, non interessarsi di poesia. E lo fa con un omaggio a mio padre che tutti hanno apprezzato come medico ma che forse in pochi hanno conosciuto come poeta. Eppure le sue liriche hanno avuto un così grande successo di critica da essere custodite in moltissime biblioteche d’Italia. Con la pubblicazione di quest’ultima raccolta, edita da Rubbettino, si chiude un percorso che merita, a mio avviso di essere conosciuto. E grazie al Teatro di Calabria – conclude – riusciremo a cogliere le sfumature di una poesia che invita l’uomo alla meditazione critica sulla civiltà dei sentimenti, che è la sorgente del progresso morale, intellettuale e spirituale».