La Polonia e l’Europa

Rumori di guerra ai confini orientali della Polonia, che sono i confini orientali dell’Europa. Vero che l’Europa più o meno sedicente Unita, così com’è, ed essendo nata da ideologie utopistiche, continua a mostrare la sua caratteristica peggiore: la più palese ignoranza della geopolitica.

Per i burocrati di Bruxelles, Ursula in testa, l’Europa è una somma di individui monadi, portatori di ogni fantasticato diritto; mentre le Nazioni, e la natura geografica, e i territori, sono argomenti sconosciuti. Tanto più la storia, giacché l’Europa è nata proprio contro la storia, come se il mondo, e l’Europa stessa, fossero nati non secoli e secoli fa, ma nella seconda metà del 1945. E invece, ai confini polacchi, tornano prepotenti la storia e la geografia, due materie troppo grandi per Ursula e soci.

Cominciamo dunque a precisare che, da quando esiste, la Polonia ebbe e ha solo confini politici, e nessun confine naturale. Per non farla molto lunga, nel 1772 la confederazione risultata, da secoli, da Granducato di Lituania e Regno di Polonia si estendeva da parte dell’attuale Germania al Baltico alla Lituania e Crimea. Militarmente potentissima (nel 1683 re Giovanni Sobieski annientò i Turchi a Vienna), era però debolissima politicamente, con un re elettivo e con il liberum vetum concesso a qualsiasi dei circa diecimila nobili. Dal 1772 al ’94, Prussia, Austria e Russia facilmente si divisero tutto l’immenso spazio.

Nel 1918, rinacque una Polonia indipendente, che aveva ambizioni estesissime, ma si assestò, sconfiggendo l’Armata Rossa di Trotskij, a confini, ripeto, puramente politici. Contava trenta milioni di abitanti, ma dieci erano o russi o tedeschi o lituani. Il libero veto dei nobili venne sostituito con l’ancora più anarchico veto di tantissimi partiti (la “polverizzazione”). Alleata di fatto, dal 1934, della Germania nazionalsocialista, ruppe con questa per la questione di Danzica, “Città libera” a netta maggioranza tedesca, e che intendeva annettersi al Reich. Il dittatore polacco Beck, illuso da Londra e Parigi, decise per la guerra, iniziata e finita in un mese con l’occupazione tedesca, e quella sovietica della parte abitata da Russi. Nel 1945, l’URSS rimise in piedi una Polonia comunista.

Divertitevi a sovrapporre una cartina della Polonia del 1939 con quella del 1945 e attuale: la Polonia si spostò… ma che dico, venne spostata di molte centinaia di chilometri da est a ovest.

Dissoltasi l’URSS, ora la Polonia si trova ai confini uno strano Stato postcomunista, la Bielorussia, con cui è, letteralmente, ai ferri corti. Ursula, nella suddetta sconoscenza della storia e della geografia, risolverebbe tutto tipo Lamorgese in Italia: porti e porte spalancati a chi arriva arriva. La Polonia invece non intende minimamente perdere la sua identità né di nazionalità polacca né di religione cattolica, e tiene ben chiusi i confini. E poiché non ha confini naturali, se li crea con reti e muri.

Che succederebbe, se la Polonia venisse attaccata nei suoi confini senza fiumi e senza montagne? Presto detto: interverrebbe la NATO, cioè gli Americani. A Biden, dopo la squallida figura dell’Afghanistan, non parrebbe vero recuperare un poco di faccia feroce con i suoi delusi elettori, facendo una prova di forza. Insomma, gli Americani, e non l’Europa, che, come sempre, sarebbe a rimorchio.
E invece, anche se Ursula non lo sa, i confini orientali della Polonia sono i confini dell’Europa.

Ulderico Nisticò

Polonia oggi

Polonia nel 1939