La Stampa: “A Soverato la Pietà che non ti aspetti”

Soverato rappresenta il polo turistico più importante della costa jonica calabrese, non a caso definita come la Perla dello Jonio. Ma non è solo la presenza di alcune delle più belle e caratteristiche spiagge della regione a renderla famosa, lambite dall’acqua cristallina. Il territorio ha infatti moltissimo da offrire con attrazioni di ogni tipo, dai parchi naturalistici alle testimonianze della Magna Grecia fino agli itinerari enogastronomici. La città è caratterizzata da tre diverse zone: la prima fascia urbana si distribuisce sulla costa, la seconda si allarga in collina ed è chiamata Soverato Superiore mentre la terza, la parte più alta, rappresenta la Soverato Vecchia.

COSA CUSTODISCE LA CHIESA DI SANTA MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA DI SOVERATO La chiesa matrice di Maria Santissima Addolorata è la più antica chiesa di Soverato, costruita in seguito al disastroso terremoto del 1783 che distrusse l’antico borgo fortificato di Soverato Vecchia costringendo gli abitanti a stabilirsi sulla collina antistante al centro abitato distrutto. Fu proprio la chiesa uno dei primi edifici ad essere costruito, con la facciata che richiama le costruzioni delle chiese del periodo neoclassico. Al suo interno è conservata un’opera che non tutti conoscono, ma dall’indubbio valore artistico. Si tratta della Pietà di Antonello Gagini, una scultura del 1521, esempio di arte rinascimentale. La scultura in marmo bianco rappresenta la Vergina Maria che porta in grembo Cristo deposto sulla Croce. Durante gli anni Venti del Cinquecento lo scultore e architetto palermitano ebbe una notevole ispirazione dal classicismo grandioso di Michelangelo e della nuova iconografia mariana elaborata da Raffaello, ispirata dai suoi soggiorni in Toscana.

Ecco perché l’opera di Gagini rievoca la più celebre Pietà michelangiolesca. Ma con una personale interpretazione. La sua scultura, il tocco dello scalpello, la ricerca dei particolari e dei volumi delle figure rappresentante sono una firma inconfondibile della sua arte. La voluminosità delle stoffe che ricoprono il corpo delle Madonne, nelle opere che si possono ammirare in tutta la Calabria, è l’espressione più tangibile delle tecniche rinascimentali nel Meridione. Il gruppo marmoreo del Gagini esprime, nel volto della Madonna, i segni del profondo ed umano dolore molto lontano dal modello della Pietà di Michelangelo, che ritrae una Madonna più giovane, e la morte del Cristo è circondata da un’aurea di serenità. Nei panneggi l’opera di Soverato è meno pomposa di quella di Roma, anche se in entrambe la sensazione è quasi che madre e figlio dormano ad occhi socchiusi meditando sulla missione che si sono assunti, come una accettazione divina di un dolore universale. (Flaminia Giurato – La Stampa)

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