La strana morte di un generale

 Carlo Alberto Dalla Chiesa, nato nel 1920, aveva partecipato, già ufficiale, all’occupazione del Montenegro (1941-3), per poi trovarsi, tornato in Italia, negli avvenimenti dell’8 settembre e seguenti, e nelle non molto nutrite truppe badogliane; con qualche vicenda personale. Carabiniere, si segnalò quando si decise di stroncare il terrorismo rosso: si decise, è volutamente generico, e non scordo che avvenne solo dopo il rapimento dell’americano Dozier (1981), e che invece nulla era avvenuto per il rapimento dell’italiano Moro (1978). Comunque, i terroristi vennero catturati; seguirono molti processi, nessuno dei quali ha mai risposto alle domande fondamentali, che del resto nessuno mai rivolse.

 Dalla Chiesa, forte di quel successo, il 6 luglio 1982 venne nominato, dal governo Spadolini, prefetto di Palermo. Tutti, anche i più ingenui e politicamente corretti, corsero con la mente alla memoria di Cesare Mori, nominato prefetto di Palermo dal governo Mussolini, e che aveva stroncato la mafia siciliana; poi riportataci dagli Americani anche prima del suddetto 8 settembre. Che brutta cosa, ragazzi, fare lo storico!

 Cesare Mori, compiuto abbondantemente il suo dovere, morì serenamente nel 1942; Dalla Chiesa morì ucciso il 3 settembre 1982, meno di due mesi dalla nomina. Se l’attentato avvenne davvero come si narra, io non capirò mai come il prefetto antimafia viaggiasse a bordo di una banale piccolissima utilitaria privata, guidata dalla moglie, e con la scorta di un solo agente; e tra i vicoli medioevali della città. Qualcuno me lo spiega, possibilmente senza voli di ideologie e buonismi vari?

 Prefetto antimafia? Mica vero: il 3 settembre, Carlo Alberto Dalla Chiesa era solo il prefetto di Palermo, un burocratico prefetto come poteva esserlo di Novara; e i suoi poteri erano di firmare scartoffie. Aveva chiesto, come ovvio, poteri speciali, e, come è ovvio, non glieli avevano assegnati. A Cesare Mori sì, e ne fece ottimo uso!

 È dunque uno dei moltissimi misteri d’Italia, e tanto più di quegli anni 1980, di cui la mafia fu uno e non il solo aspetto. Misteri che coinvolsero governicchi a continua caduta; partiti corrottissimi; logge più o meno ufficiali; mafie; bande di criminali ideologizzati e per anni a briglia sciolta; attentati e stragi; e stranieri occidentali e orientali e mediterranei e vari. E colpevoli e vittime ormai tutti morti, quindi nemmeno processabili: ammesso, e non minimamente concesso, che stabilire la verità storica sia un compito della magistratura.

 La quale potrebbe dirci – e non ci dice – come si chiamava l’assassino di Dalla Chiesa (probabilmente quella sera stessa colato nel cemento, e addio!), e forse anche il capobastone; mai i veri mandanti, che certo non hanno scritto, con incerta grafia da semianalfabeti, un pizzino, e non hanno usato il telefono.

 Strana morte, quella di Dalla Chiesa, vero?

Ulderico Nisticò