La Trasversale delle Serre, le colpe del tempo e quelle dell’Anas

Settant’anni per tirar su neanche cento chilometri d’asfalto e adesso ancora l’ombra di nuovi ritardi e contenziosi? 

E’ il tempo, più degli uomini, il grande “nemico” della Trasversale delle Serre. Dai primi convegni, dalle prime idee-progetto di un attraversamento stradale veloce dallo Jonio al Tirreno, da Soverato a Vibo Valentia, sono passati all’incirca settant’anni. Da allora è cambiato tanto. E’ cambiato tutto. Per cominciare, montagne e colline si sono svuotate: è il fenomeno che i bravi analisti chiamano “desertificazione delle aree interne”.

Non è che i boschi siano diventati come il Sahara. Significa che i borghi dell’entroterra hanno perso residenti a migliaia. Come in un dissanguamento mortale. Al contrario, le marine si sono popolate senza una logica, con una cementificazione selvaggia che ha occupato spazi quasi illimitati.

Tutto questo, chi ha immaginato la “prima” Trasversale delle Serre non lo sapeva. Però l’opera è andata avanti lo stesso, per settant’anni, a lento passo di tartaruga, incurante (“ignorante”) del contesto gradualmente mutato. Così si spiegano i doppi svincoli milionari per paesini che adesso non contano più di cinquecento abitanti. Ed è anche il motivo delle resistenze di chi, più a valle, nell’arco di mezzo secolo, lungo quel disegno di superstrada perennemente incompiuta, nel frattempo ci ha fatto casa, ha investito in attività commerciali, ha provato a costruirsi un futuro.

In mezzo a tutta questa storia c’è l’Anas. Si dice che non voglia più perdere tempo, stavolta, intendendo procedere a passo di lepre e non più di lumaca, incurante delle proteste e delle proposte alternative di chi (vedi “caso” Satriano), quel progetto di superstrada oggi lo vorrebbe modificare, guardando ai diritti maturati negli anni da cittadini e territori coinvolti.

Ma tra rotatorie cervellotiche ed espropri onerosi, l’Anas, che è sempre quella che ci ha messo settant’anni per tirar su neanche cento chilometri d’asfalto, adesso dice che non c’è più più tempo da perdere e bisogna tirar dritto sulla “Laganosa”, costi quel che costi. Meritoria efficienza.

Non fosse che, tra rischi di contenziosi, ricorsi al Tar, minacce legali e l’ombra incombente delle carte bollate, tutto potrebbe ancora drammaticamente impantanarsi… chissà, magari per altri cinquant’anni? E la “colpa” – sia ben chiaro – non è dei cittadini che adesso provano a difendersi la casa, i capannoni o le proprietà. La “colpa” di tutto questo è e rimane dell’Anas, per tutto quello che doveva fare in settant’anni e non ha fatto.

Francesco Pungitore – già presidente del Comitato “Trasversale delle Serre – 50 anni di sviluppo negato”