La vera storia dell’unità d’Italia?

Quando Luciano di Samosata scrisse di un viaggio sulla Luna, era tanto consapevole di aver raccontato una bugia, che intitolò il suo lavoro “Storia vera”! Era un maestro di sottile ironia. Quando uno annunzia che comunicherà una cosa “vera”, di solito si tratta di excusatio non petita, accusatio manifesta, ovvero, in soveratano, si jett’avanti pe nommu cada arretu.

Gli spettatori, tra i quali non ci sarò per precedenti impegni, sentiranno che il Meridione, prima del 1860, era la terza potenza industriale del mondo; che Mongiana era superiore alle acciaierie di Manchester; che l’esercito delle Due Sicilie era… insomma, la versione vagamente storiografica di “mio nonno era barone”, un classico di tutti i morti di fame dei paesi calabresi.

Molto diseducante, amici, attizzare la superbia dei poveri! E, peggio, scaricare le colpe sempre su qualcun altro: la moglie sul marito, il marito sulla moglie, e marito e moglie sul professore se il figlioletto va male a scuola; il professore, sul preside. Prima i Meridionali, se pioveva o c’era la siccità, se la pigliavano con gli Spagnoli o con i Borbone; ora, con Garibaldi e Cavour, ma il procedimento è sempre lo stesso: noi siamo bravi e buoni, e gli altri sono cattivi. Gli altri, chi? Boh, un altro qualsiasi.

Esempio: la Calabria è l’ultima d’Europa, essendo (s)governata da politicanti calabresi? Ma no, la colpa è dei Romani; o dei Normanni; o di Cialdini. Cialdini, chi era costui?
Quello che non sentirete, amici, è un qualsiasi accenno alla situazione politica mondiale, europea, italiana attorno al 1860; o parole come Napoleone III, Austria, Prussia, Gran Bretagna, Guerra di Crimea, Congresso di Parigi, Seconda guerra d’indipendenza… Tali parole non fanno parte del vocabolario dei vari Pino Aprile, a dimostrazione dell’assenza totale di criteri politici e diplomatici nella disamina della storia. Cerco di essere breve:

– Saltiamo i fatti dal 1815 agli anni 1840, quando si diffondono le tesi federaliste.
– Nel 1848 parve per un momento che l’Italia schierasse un esercito nazionale contro l’Austria; Guglielmo Pepe fu determinante nella vittoria di Goito. Ma tutto durò pochissimo.
– Dal 1850, il Regno delle Due Sicilie sparisce dalla storia europea e italiana, e, pur stringendo numerosi e attivi rapporti commerciali, è del tutto privo di rapporti politici e diplomatici con chiunque al mondo.
– L’economia meridionale restò ferma al vecchio mercantilismo: vendere materie prime (olio industriale, grano, mosto… ), accumulare denaro e non spenderlo. Tra questo strano criterio, e le solite lungaggini, nel 1860 il Regno contava 99 km di ferrovie contro i 900 del Piemonte!
– Il Regno di Sardegna (Vittorio Emanuele II, Cavour) si allea con Gran Bretagna e Francia contro la Russia; partecipa a pieno titolo al Congresso di pace di Parigi.
– Napoleone III e Cavour si accordano a Plombières.
– Inducono l’Austria alla guerra, e la battono.
– Dopo complicate vicende, Torino si annette Milano, Parma, Modena, Bologna, Firenze; cede alla Francia la Savoia e Nizza (marzo 1860).
– In mezzo a queste faccende, il Regno delle Due Sicilie non dà alcun segno di vita; non si allea con nessuno; non protesta; non propone; non esiste.
– Lo sbarco di Garibaldi (11 maggio) e il suo arrivo al volo a Napoli (7 settembre) mostrano che l’esercito napoletano, pur numeroso, era comandato da generali decrepiti e ufficiali ignoranti e demotivati. Insomma, un esercito da “posto fisso”. Tardivi sporadici atti di valore a Volturno, Garigliano e Gaeta non ebbero alcuna influenza sugli avvenimenti.
– Garibaldi, facilmente divenuto padrone di Napoli, dichiarava di voler colpire Pio IX. Ciò avrebbe causato una crisi europea con rischio di guerra. Napoleone III suggerisce l’intervento della Sardegna, che, fermato Garibaldi, occupa il Meridione.
– I liberali meridionali si comportarono esattamente come i Borbone: non fecero nulla, neppure una piccola trattativa per concordare l’annessione. Nella Camera eletta nel febbraio 1861, la maggioranza numerica era meridionale, ma, detto in generale, i deputati erano dei borghesucci di paese, quasi tutti dialettofoni, e perciò muti.
– Si scatenò un moto popolare d’insurrezione contro i ”Piemontesi”, che lo chiamarono brigantaggio. Le azioni delle bande e le repressioni ebbero momenti di ferocia.
– Parole come sterminio, massacro, genocidio… sono solo ridicole.

Ma tutti uscirete dal teatro convinti che il nonno era ricchissimo, poi sono arrivati i malvagi e gli hanno rubato le scarpe; quindi ora ci devono restituire i soldini.

Poi, quando qualche soldo ci mandano, la Calabria, governata da calabresi, spende l’8,4% dei fondi europei come fece nel 2017. Colpa di Nino Bixio, vero?
Ho scritto un libro, su questo argomento. Provate a leggerlo.

Ulderico Nisticò