L’amministrazione comunale di Badolato sulla questione farmacie

Ancora una volta ci vediamo costretti ad intervenire sulla questione farmacie a Badolato. E dobbiamo farlo per riportare un po’ di ordine e chiarezza nelle dichiarazioni confuse e farneticanti della farmacista Ceccotti, che tenta di confondere le idee dei nostri cittadini spostando l’attenzione dal reale problema. Il problema reale è solo uno: vuole trasferire la farmacia dal Borgo alla Marina, questo per legge non lo può fare e si arrabbia. Come spiegare altrimenti il fatto che dopo ben sei anni di tentativi non sia ancora riuscita in quello che è stato il suo obiettivo sin dall’inizio? E questo nonostante l’avvicendarsi di varie amministrazioni e della commissione antimafia. Tutti quanti si sono coalizzati contro di lei, la sua farmacia, la sua famiglia (cosa centri poi la famiglia dobbiamo ancora capirlo)? Di sicuro abbiamo capito quanto la farmacista in questione soffra di manie di protagonismo e giochi sul vittimismo per far presa su chi non conosce bene i fatti. Ed i fatti parlano chiaro. E’ vero che il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dal Comune di Badolato “per la riforma dell’ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Seconda) n. 00265/2019, resa tra le parti, concernente l’impugnazione della pianta organica relativa al servizio farmaceutico del Comune di Badolato”, ma ci sembra opportuno evidenziare le motivazioni che reggono tale pronunciamento. Il CdS, infatti, così recita nella sua decisione: “Rilevato che il TAR ha fissato l’udienza pubblica per la definizione della controversia per il giorno 17 dicembre 2019 e in quella sede potranno esaminarsi compiutamente le problematiche dedotte in giudizio, ivi comprese quelle relative alla legittimazione e all’interesse di Federfarma; ritenuto che, nelle more, non sussiste il pregiudizio grave ed irreparabile per le parti appellanti tenuto conto della natura degli atti impugnati, né risulta che la parte appellata abbia chiesto di dare attuazione all’ordinanza impugnata imponendo oneri procedimentali in capo all’Amministrazione comunale, ed anzi tale intenzione è stata formalmente smentita dalla stessa parte appellata”.

Tutto questo va letto nel suo significato reale e non solo con un generico “il Cds ha respinto il ricorso del Comune di Badolato” vanificandone e strumentalizzandone, quindi, l’essenza intrinseca.
Il CdS, in sostanza, dice che il ricorso non è stato accettato perché stando così le cose al momento la farmacia non può essere e non è stata trasferita; inoltre gli avvocati della farmacista in questione non hanno neppure chiesto l’attuazione dell’ordinanza del TAR di Catanzaro e, addirittura, hanno formalmente manifestato la volontà di non avere l’intenzione di farlo. Pertanto si rimane in attesa della decisione del TAR del 17 dicembre che esaminerà nel merito la situazione. Quindi? Dove sta la tanto decantata vittoria? Forse la farmacista non ha ancora chiaro un concetto che, invece, per noi è chiarissimo: l’unica possibile vittoria dovrà essere solo ed esclusivamente quella che realizza l’interesse dei cittadini.

Il diritto alla salute, e la presenza di un presidio farmaceutico in zone rurali ne è una espressione, è sancito anche dalla nostra Costituzione all’art. 32 comma 1, oltre che da numerose altre normative nazionali ed internazionali. Le farmacie rurali, per la loro ubicazione in piccoli agglomerati, hanno un’importante funzione sociale: il cittadino trova nel farmacista il sanitario in grado di assicurargli senza ritardo non solo tutti i medicinali di cui ha necessità, ma anche gli eventuali interventi di prima assistenza. Ed è in quest’ottica che il Comune di Badolato sta agendo, costretto, nonostante le difficoltà economiche, a reperire fondi per fronteggiare l’assurda richiesta di lasciare il Borgo sfornito di un presidio sanitario fondamentale importante come la farmacia.

Che non ci provasse la farmacista a ribaltare la situazione. E’ lei che, non curante delle difficoltà in cui versano le finanze comunali, insiste in una battaglia che ha come unico fine il suo interesse personale economico. E che non provasse a farne una questione ad personam o, peggio ancora, a paventare prese di posizioni da parte dell’Amministrazione: ci saremmo comportati in questo modo con chiunque si fosse trovato al suo posto, non importa il nome del farmacista di turno. La farmacia del Borgo non si tocca.

Se davvero la farmacista avesse avuto a cuore l’interesse del nostro paese, se davvero fosse preoccupata delle difficoltà economiche in cui versa in nostro Comune, forse avrebbe agito diversamente. Perché si è dimessa e non ha continuato le sue battaglie da consigliera comunale? Forse questo cozzava con quelle che erano le sue reali intenzioni? Forse la sua presenza in consiglio avrebbe posto un freno alla realizzazione dei sui interessi personali? Ci dispiace dover scendere a certi livelli ma, a volte, è necessario farlo per riportare a galla verità troppo spesso mistificate strumentalizzate. La farmacia, a differenza di quanto si vuole lasciare intendere, non è un esercizio commerciale privato come, invece, sono le parafarmacie. Non basta la presenza di un farmacista per mettere sullo stesso piano farmacie e parafarmacie. Infatti mentre le prime sono un servizio pubblico affidato in concessione (tra l’altro tramite concorso alla prima apertura), le seconde sono invece un normale esercizio commerciale di proprietà di chiunque con l’unica prescrizione di un farmacista presente. Forse qualcuno ha le idee confuse in merito. E forse non è palese neanche che al Comune corre l’obbligo di costituirsi in giudizio in situazioni importanti, in special modo quando si tratta di servizi essenziali come quella della tutela dei propri cittadini ed il non farlo sarebbe grave omissione. Appare strano che una ex consigliera comunale non lo sappia.

Che sia chiaro, quindi, che l’Amministrazione comunale farà tutto quello che è in suo potere per tutelare i cittadini del Borgo e non lasciarli sforniti di una farmacia e gli impegni di spesa che ne derivano saranno sempre da intendersi come a tutela di un diritto fondamentale: quello alla salute. Chi non lo vuole capire o ci specula sopra commette un grave errore deontologico.

Noi continueremo a portare avanti la nostra battaglia, unitamente a quelle per il mantenimento di altri servizi essenziali nel Borgo, nella quale saranno coinvolti non solo l’Amministrazione comunale ma anche cittadini ed associazioni.