Non sono bastate le luci della Calabria a illuminare una serata che, per molti critici e telespettatori, ha segnato il punto più basso dell’intrattenimento festivo di Viale Mazzini. Il verdetto di Fanpage.it sul Capodanno di Rai 1 è implacabile: un mix di malinconia, cast “fuori tempo massimo” e una gestione artistica che ha trasformato l’evento di punta in qualcosa di difficilmente digeribile.
Una “parodia” senza ironia
Il paragone più tagliente utilizzato dalla testata è quello con “Ciao”, la celebre parodia russa della TV italiana anni ’80. Se però lo show di Ivan Urgant giocava sul sarcasmo e sulla citazione colta, il Capodanno a Catanzaro sembra averne ricalcato l’estetica in modo involontario.
Tra cover imbarazzanti e un’atmosfera definita “polverosa”, lo spettacolo ha faticato a tenere il passo con la modernità. Mentre su Canale 5 il pubblico poteva ascoltare l’originale Umberto Tozzi, su Rai 1 si assisteva a performance di Sal Da Vinci descritte come poco più di un karaoke di piazza.
Il “surreale” brindisi di mezzanotte
Il culmine dello spaesamento si è raggiunto al momento del countdown. La scena ritratta dai critici vede un terzetto decisamente insolito a presidiare il palco: Gigi Marzullo, Rosanna Fratello e Orietta Berti, con i bicchieri in mano in attesa del nuovo anno. Un’immagine che è stata definita come il simbolo di un “cast vecchio” e di una direzione artistica priva di una visione contemporanea.
Chi si salva dal naufragio?
In questo scenario desolante, l’unico a uscire indenne dalla critica è il conduttore Marco Liorni. Il giornalista ha gestito la serata con la consueta professionalità e garbo, pur trovandosi — secondo Fanpage — in un contesto che non rendeva giustizia al suo talento. “Merita di meglio”, si legge nel commento finale, quasi a voler sottolineare il contrasto tra la conduzione pulita e il caos artistico circostante.
Il nodo della location
Anche la scelta di Catanzaro è finita nel mirino: definita una “location inspiegabile” non per demeriti della città, ma per come è stata valorizzata (o meglio, non valorizzata) all’interno di una produzione che è apparsa sottotono rispetto agli standard a cui il Capodanno Rai aveva abituato il suo pubblico in passato.