Ci sono luoghi dove le salite non servono solo a far perdere il fiato, ma a ritrovare una storia. Nel cuore della Calabria, abbarbicato sulle colline del catanzarese, il piccolo centro storico di San Sostene ha deciso di combattere l’ombra dello spopolamento con l’arma più potente e democratica che esista: la bellezza.
È nato così il progetto “Borgo Parlante”, un itinerario artistico e sociale, raccontato su Instagram dalla creator Noemi Spinetti, che ha letteralmente trasformato i vicoli, i muri e le scalinate del paese in “pagine di un libro a cielo aperto” tutto da camminare.
Le scale del borgo si fanno racconto
Il cuore pulsante dell’iniziativa si snoda lungo quattro grandi scalinate tematiche, concepite per restituire memoria e colore al tessuto urbano:
La prima scalinata (Tema Musica): Otto gradini che riproducono visivamente una tastiera musicale, unendo lo spartito e i vinili alle tradizioni sonore del territorio.
La seconda scalinata (Tema Valori): Un percorso che accoglie i visitatori con antichi detti dialettali calabresi dipinti sulle alzate dei gradini. Espressioni che rischiavano di andare perdute e che oggi tornano a vivere sotto gli occhi di chi passa.
La terza scalinata (Tema Animali): Un’esplosione di natura e biodiversità.
La quarta scalinata (Tema Saggezza): Dedicata alle riflessioni e ai legami con il territorio.
”Il rispetto è meritato, a cu u porta va portatu”, si legge salendo. Oppure: “U gurdu non crida mai all’adigiunu” (Chi è sazio non crede a chi è a digiuno).
Parole e proverbi che i residenti più anziani ripetono con orgoglio davanti alle telecamere, felici di vedere la propria lingua d’origine incisa sulla pietra.
Un’identità in tre anime: spiaggia, borgo e montagna
Il “Borgo Parlante” non è solo vernice sulle scale. Grazie alle installazioni artistiche in alluminio e alle opere in ceramica e mosaico, il progetto racconta le tre anime geografiche e culturali che definiscono San Sostene: la spiaggia sabbiosa del suo litorale, il borgo storico e la montagna.
Tra le opere spicca quella dedicata al “Brigante Momo”, una figura storica locale. “Ho rappresentato questo brigante su una roccia”, spiega Anna Manna, artista dell’associazione Ubi Nos di Soverato. “Un personaggio sì brigante, ma che aiutava le persone”.
Poco più in là, i murales celebrano gli elementi naturali di questa terra: le onde della fiumara, il sole e il vento.
Integrazione e comunità: il tocco dei giovani del SAI
La vera forza del progetto risiede nella sua natura collettiva. Il “Borgo Parlante” è nato con le persone e per le persone. All’opera di decorazione e creazione dei mosaici hanno partecipato attivamente anche i giovani ospiti del Centro di Accoglienza SAI (Sistema Accoglienza Integrazione) locale.
”Io non sono nato qui, ma la comunità ci ha accolti. Proprio per questo vogliamo fare la nostra parte per rendere il paese ancora più bello”, racconta uno dei ragazzi del centro. Accanto a lui, Jibril aggiunge sorridendo: “Mi piace la cultura dell’italiano, qui mi sento bene”.
L’arte, dunque, non si limita ad abbellire i vicoli, ma crea un ponte tangibile tra storie e provenienze apparentemente lontanissime.
Un “resettaggio alla bellezza” contro lo spopolamento
Il sindaco e l’amministrazione comunale, insieme alla Pro Loco e alcuni autori del progetto come gli artisti Luna Loiero e Antonio Pittelli, condividono una visione chiara: contrastare l’abbandono dei centri storici offrendo piccoli, ma costanti, elementi di meraviglia.
”I nostri paesi ci hanno un po’ abituati ad essere spogli”, commenta uno dei residenti coinvolti. “Questa iniziativa è una sorta di resettaggio alla bellezza”.
E mentre i turisti e i cittadini inaugurano festosi il nuovo percorso, una signora anziana del paese riassume perfettamente lo spirito dell’iniziativa con una verità disarmante:
”Quando si fa una cosa bella, è bella per tutti”.