Lasciate che i bimbi tirino il Porsche

Nei giorni scorsi, in un video che riprende una processione cattolica sull’isola di Malta, sono state mostrate delle immagini alquanto discutibili. Si vede l’arcivescovo di Żebbuġ, Gwann Sultana, in piedi su una porsche mentre, a motore spento, viene letteralmente “tirato” da cinquanta bambini per le vie della città maltese. Qualche fedele, inoltre, si premura di reggergli un ombrello sopra la testa. Da quello che si vede, nessuno dei presenti sembra infastidito dallo spettacolo messo in mostra da un rappresentante del clero. Ma se da un lato gli isolani hanno approvato e digerito siffatta manifestazione di santità, l’opinione pubblica, specie quella dei social, ha deprecato l’accaduto con modalità forti senza risparmiare aspri giudizi. A ragione, direi.

Se non fosse che Malta è famosa per il suo amore nei confronti del prossimo perché a più riprese, quando barconi di disperati navigavano nelle sue acque, si è prodigata per dare la più totale e cristiana ospitalità, sarei propenso a pensare male. Invece tutto rientra nella scontata opera pastorale di certe (…e sfortunatamente son poche) oasi spirituali dove a capo c’è un rappresentante di Dio, che si sente molto Dio e poco rappresentante. Perché è risaputo che il loro modello di esempio, quel Santo venuto per i semplici e i giusti, quel Dio fattosi uomo, quel nazzareno morto per tutti noi, usava farsi trascinare dai suoi discepoli per le valli e le montagne di Galilea e di Giudea (con puntatine, di tanto in tanto, in Samaria). E non essendoci automobili di grossa cilindrata, ed anzi non essendoci proprio automobili, il buon Gesù, per dare il buon esempio, si faceva sballottare di qua e di la, quando su qualche asino testa rossa, spesso su qualche barca lamborghini e ogni tanto, quando si sentiva più povero del solito, su qualche carretto Mercedes. Il problema era che i discepoli erano solo dodici e non sempre riuscivano a tirarlo come si doveva. Inoltre l’età era sopra la media utile da capitolato per trainare qualsiasi cosa. Una media dei trenta anni. Troppi.

Solo quando improvvisamente vide tutti quei bambini, che gli fecero urlare la massima più famosa dei vangeli “lasciate che i bimbi vengano a me”, capì quale era l’insegnamento spiritualmente corretto da inculcare alla Chiesa futura maltese: l’importanza dell’infanzia come strumento da traino. In realtà aveva pensato anche di attrezzare i bambini con giogo, briglie e sella. Ma poi il Cristo ha ritenuto plausibile che la futura Chiesa maltese avrebbe potuto fraintendere.

Non sorprendiamoci, quindi, di cotanta emulazione divina. È tutto nella buona novella di traduzione maltese che, come un volantino della conad, ogni tanto ci ricorda le offerte tre per due delle minchiate curiali sull’isola più ricca del mediterraneo.

Gianni Ianni Palarchio (Blog)

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