Le autosanzioni e i rimedi sbagliati di Draghi

 Che l’Europa e l’Italia abbiano posto le sanzioni a se stesse e non alla Russia, è palese, e lo negano solo i giornalisti politicamente corretti (il 95%!!!) e i politicanti che fanno a gara a chi è più amerikano. Tutti gli altri (il 99%) lo tocchiamo con mano e con la tasca. La Russia se ne frega, sia perché continua a venderci il gas, sia perché, caso mai, lo venderebbe alla Cina e all’India, che, assieme, contano quattro miliardi di potenziali acquirenti.

 A proposito, per chi non lo sapesse, lo paghiamo in rubli con un trucco bancario.

 L’Europa (dis)Unita è perfettamente rappresentata da Ursula: una (mezzo) bella statuina del tutto muta e inutile; perciò nemmeno decorativa, come ha ben capito Erdogan lasciandola in piedi.

 Non continuo, perché spero che tutti sappiate. Aggiungo solo l’ultima notizia di stamane 2 settembre, che il latte costa più della benzina. Alla faccia della politica economica europea.

 Voglio parlarvi dei rimedi sbagliati. Il più banale è quello dei bisnonni: spegnere le lampadine; risparmiare la legna e la carbonella del braciere. Non serviva un supereconomista con ventiquattro lauree: bastava la trisnonna analfabeta del bisnonno contadino; sicuramente, entrambi, di maggiore buon senso dei Prodi e Monti e Draghi e Ursula.

 Ancora peggio, l’idea di mettere in circolazione più soldi mentre l’inflazione è già – ufficialmente – al 9%, di fatto di più. Non appena si viene a sapere che il pensionato piglia 50 € in più, ecco che il negoziante aumenta di 60 e di 80, e già che c’p, di 100.

 O avete dimenticato l’euro, il 2 gennaio 2002? Quanto costava 1.000 lire, e doveva costare dunque euro 0.52, lo pagammo un euro, cioè lire 1936,26: quasi duemila. Governava (si fa per dire) Prodi con tutte le sue seicentosessantasei lauree e specializzazioni. Lo stesso farebbe oggi Draghi con le sue.

 Attenti, stiamo parlando di soldi, cioè di fogli di carta. Niente si sente dire, quasi da nessuno, sull’economia reale, quindi sulla produzione e sul lavoro.

 Di queste cose è fatta l’economia (οἰκονομία, buon governo del luogo in cui si vive), non della carta dal valore arbitrariamente deciso da non si sa chi.

 Parliamo di gas? Estraiamolo in Italia; e chi non è d’accordo, peggio per lui. Parliamo di grano? Ariamo e seminiamo e mietiamo in Italia, dove c’è tantissima terra abbandonata. E quando a scuola fanno leggere certe pagine dove sta scritto che i contadini sono dei disgraziati, bruciare i libri e scriverne altri con testi di Esiodo e Virgilio.

 Pensate che mi riferisca a don Milani? Bravi, avete capito. Io voglio vedere gente al lavoro, quello per cui si suda. Ecco il rimedio corretto per l’economia reale.

 A proposito: vorrei pure vedere in Calabria e a Soverato un turismo di mesi, e non di pochi giorni; e turismo, non flusso, mascalzoncelli urlanti inclusi.

Ulderico Nisticò