Le donne di Omero


 Tra le non poche castronerie del film sull’Odissea c’è che l’attrice se la piglia con Omero (o chi per Lui!) che non riserverebbe spazio alle donne. È la solita bufala femminista, senza la quale, in certi ambienti, manco ti offrono un caffè; ed è la prova che attrice e regista non hanno letto i poemi omerici manco a cartoni animati.

L’Iliade è il poema dell’ira di Achille, e, per assenza dell’eroe, di una violentissima battaglia in campo aperto, con duelli tra i principali eroi; e poi del ritorno di Achille e della strage dei Troiani e uccisione di Ettore. Detto così, pare davvero una faccenda solo maschile, e invece non è affatto così.

Interviene la dea Era (Giunone), che suggerisce ad Achille l’atto eversivo di convocare l’assemblea dell’esercito senza, anzi contro Agamennone. Divampata la lite, è Atena (Minerva) a frenare Achille che già metteva mano alla spada. Sarà Teti, la dea marina madre di Achille, a ottenere da Zeus (Giove) la gloria per il figlio destinato alla morte.

La lite, perché? Ma per Criseide, la prigioniera di Agamennone, che deve restituire al padre per far cessare la peste; e pretende la prigioniera di Achille, Briseide, che l’eroe, quando si ritira, “pativa la mancanza di lei e della guerra”. Sono entrambe preda di guerra dell’esercito acheo, ma i rapporti tra i conquistatori e le prede sono anche fatti umani, e Agamennone dichiara che “preferisce lei a Clitennestra”.

La guerra ha avuto come causa immediata l’amore di Elena e Paride. Non è un rapimento, è una fuga consensuale, come canta, con possente sintesi, Saffo: “lasciando lo sposo, per quanto fosse ottimo”, perché dominata da Afrodite (Venere). Ritroviamo Elena nella Telemachia dell’Odissea, nel nostro Stesicoro, in diverse tragedie, e si serve del mito Isocrate per incoraggiare i Greci a finirla con le continue guerre tra loro, e conquistare l’Asia; cosa che avverrà poco dopo con Alessandro e l’ellenismo. Quanto a Clitennestra, sorella di Elena, ucciderà il marito Agamennone e sarà uccisa dal figlio Oreste, anche se ciò non si legge in Omero.

Ci sono poche donne nel campo acheo, ma moltissime nella città di Troia: donne nobili e ricche, “trascinatrici del peplo”, e che costituiscono parte essenziale dell’opinione pubblica. Andromaca, malinconica madre dell’unico figlio di Ettore, è l’interprete esplicita della tesi difensiva, che, apprendiamo, era non solo delle donne, ma degli anziani e del popolo. Andromaca sarà protagonista di tragedie. Personaggio tragico è, già in Omero, Ecuba.

Ce n’è abbastanza, in un poema di guerra, per spazio alle donne.

Veniamo all’Odissea… e invece no, facciamo solo un rapido elenco delle principali donne del poema, così vediamo se regista e attrice si mettono a studiare: Anticlea, Arete, Atena, Calipso, Circe, Euriclea, Nausicaa, Penelope, Scilla e Cariddi, le due Sirene… e varie comparse.

Chiudo con un appello ai classicisti: difendiamo la categoria da tutti i classicisti della domenica, che aprono la bocca solo per farle prendere aria!

Ulderico Nisticò