Le elezioni e la pillolina

La mia impressione è che delle prossime elezioni non importi niente a nessuno; tutt’al più, partecipiamo alla faccenda con lo stesso entusiasmo con cui, dopo una certa età, ingurgitiamo ogni alba la nostra pillolina della pressione. E non lo raccontiamo in giro, se no pare ammettiamo di essere invecchiati.

Chi, come chi scrive, faceva campagne elettorali nel 1963 (ne conservo i cimeli); e ha fatto il Sessantotto “uso partecipare adunanze sediziose”, come riferiva la mia scheda segreta del militare, segretamente letta; e poi centinaia di comizi, e politica dai ruoli più modesti a quelli nazionali (in contemporanea!)… insomma, sto attraversando un momento di fastidio personale, esistenziale.

E non devo essere il solo, se i giornali e le tv (se ne devono interessare, ma anche loro a fatica!) riferiscono di una desolante povertà di argomenti. E dico banalmente argomenti, rinunziando a credere che loro signori tutti abbiano anche fedi, miti, ideali, idee e ideologie, cioè quanto dovrebbe essere il noumeno della politica, il nucleo, l’essenza. Non hanno la faccia del mito, via! Diciamo argomenti, e anche di questi c’è diffalta, come direbbe d’Annunzio.
E, peggio, si avverte un lieve ma nauseabondo odore di “larghe intese”, cioè lasciare Gentiloni almeno un altr’anno, e tenerlo su dividendosi i ministeri e il sottogoverno.

La causa profonda è la mancanza di un pensiero; e che nessuno si sforza minimamente di formarlo; e gli elettori, in grandissima parte laureati e diplomati, sono sufficientemente ignoranti per non pretenderlo nemmeno. Voteranno, voteremo, il 4 marzo, ma come la pillolina.
Manca del tutto ogni riferimento al Meridione, tranne le solite promesse che presto saremo ricchi e felici, vincendo la lotteria senza manco aver comprato il biglietto. La classe politica meridionale che uscirà dalle prossime urne è, detto in generale, anche molto peggiore e molto più sprovveduta dei pur tantissimi poveracci che il Meridione mandò alla, poi alle camere dal 1861. Personalmente insignificanti, tanto meno sono portatori di un qualsiasi progetto.

In mano ai politicanti e burocrati nati e formatisi in Calabria, la Calabria è l’ultima d’Italia, e terzultima d’Europa.
Il 4 marzo piglierò anch’io la pillola: la par condicio mi vieta di scrivere quale.

Ulderico Nisticò

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