Le elezioni in Libia: ahahahahahah

 Due mesi fa tutti in coro annunziarono che in Libia avrebbero smesso di sparare, e sarebbero andati a votare, il 24 dicembre. Lo annunziò l’intera “comunità internazionale”, cioè ONU, NATO, Europa eccetera. Lo annunziarono Biden, Ursula, Macron… e a rimorchio Draghi.

 Stando alle loro alate parole, dovevamo dunque attenderci la presentazione delle liste, i comizi, il silenzio elettorale due giorni prima, e il 24 tutti i Libici in fila, educatamente in attesa del turno per esprimere democraticamente il loro pacato parere.

  Oggi è 22 dicembre, e di elezioni libiche non si sente manco un sussurro e refolo di vento. Naturalmente, tutti i “liberi” giornali e le “libere” tv tacciono come un congresso di tartarughe in videoconferenza con i merluzzi. La parola Libia, è totalmente vietata. Anzi, peggio che vietata da qualche bieco tiranno: è autovietata per autocensura, a scanso di licenziamento con la scusa del covid.

 Ve l’immaginate, un giornalista occidentale con il fegato di annunziare il fallimento ridicolo di tutti i signori sopra elencati? Non sta bene, pare brutto!

 Nel 2011, la Francia di Sarkozy (un tizio recentemente pluricondannato per mangia mangia) attaccò la Libia; si aggiunsero la Gran Bretagna di un tale Cameron (mai più sentito nominare), e gli USA di Obama (Nobel per la pace: ahahahahahahahahahahahahah!). L’Italia di Berlusconi, praticamente alleata della Libia, fece il suo solito 8 settembre, e passò al nemico: bene inteso, in forma passiva. Dopo bombardamenti eccetera, venne assassinato Gheddafi.

 Dal 2011 al 2021, non esiste più nessuna Libia, ma un mucchio di bande armate, con zampino di Turchia, Francia eccetera.

 Ed è dalla fu Libia che partono i clandestini, tutti in direzione Italia.

Ulderico Nisticò