Le foibe e l’italianità

Sarò a Petilia Policastro, relatore sulla Giornata delle memoria delle foibe. E dirò:

1. Istria e Dalmazia erano parte della Repubblica di Venezia; Ragusa era una città autonoma. Dal 1797 al 1814 subirono vicissitudini, per finire, di fatto, dominio degli Asburgo d’Austria.
2. Nel 1867 nacque la Duplice Monarchia, con Regno d’Ungheria e Impero d’Austria, in unione personale del sovrano e alcuni affari in comune; Trieste, Istria, Dalmazia restarono all’Austria; Fiume, all’Ungheria.
3. L’Austria, in funzione antitaliana, ma anche antiungherese, favorì la slavizzazione delle città dalmate.

4. Dopo le complesse vicende del Primo dopoguerra, l’Italia ottenne, nel 1920, Zara; e nel 1924 Fiume.
5. Nasceva intanto un Regno di Iugoslavia, tuttavia lacerato da contrasti tra le molte etnie e lingue e religioni.
6. I rapporti dell’Italia con la Iugoslavia furono nel complesso tranquilli.

7. Entrata in guerra a fianco della Germania, l’Italia attaccò con poca fortuna la Grecia. La Iugoslavia, dopo un momento di intesa, parve guardare alla Gran Bretagna. Germania e Italia attaccarono la Iugoslavia, debellandone facilmente l’esercito.
8. Fu l’inizio, non la fine della guerra. Questa fu di resistenza contro le truppe tedesche, italiane, ungheresi e bulgare; etnica tra Croati e Serbi; religiosa, con i musulmani di Bosnia schierati con l’Asse; ideologica, tra fascisti croati (ustascia), monarchici (cetnici) e comunisti. Quattro anni di stragi… e del resto, per i meno anziani, basta ricordare quello che abbiamo visto in diretta televisiva dal 1991, quando la Iugoslavia si sfasciò la seconda volta, e in questa senza aspettare attacchi esterni. Avvennero da ogni parte episodi orrendi, e anche gli Italiani usarono mano molto pesante.
9. L’8 settembre lasciò le truppe italiane allo sbando anche nei Balcani; e la gran parte finì in prigionia tedesca. Alcuni militari si unirono ai ribelli, soprattutto ai comunisti. La Repubblica Sociale fascista difese la frontiera.

10. Tra le fazioni iugoslave del 1941-5 prevalse quella comunista di Josip Broz, detto Tito, che con le sue forze sgominò i monarchici e i fascisti croati; e mise in gravi difficoltà le truppe tedesche, avanzando verso l’Adriatico e l’Istria.
11. Tito s’impadronì della Dalmazia, e della stessa Trieste per alcuni giorni. Per quanto comunista, si tenne ben lontano da Stalin, e l’Occidente, per questo, lo privilegiò di favori, e tra questi dei territori italiani.

12. In questi momenti, avvenne la strage di moltissimi italiani, sepolti o gettati vivi nelle foibe, le cavità carsiche. Centinaia di migliaia fuggirono, a guerra terminata, verso l’Italia. Fu una palese operazione di pulizia etnica, e di sterminio o cacciata di ogni elemento italiano, anche culturale: le antiche città si chiamano oggi Rijeka, Zadar, Dubrovnik… Senza dire di spacciare Marco Polo per croato!
13. Negli anni seguenti, l’Italia fu ingrata madre. I profughi vennero alloggiati alla peggio; dimenticati; negati nella loro identità. L’Italia si vergognava di se stessa.
14. Nel 1947 a Parigi, chiamato da USA, G. Bretagna e URSS a firmare il Trattato di pace senza discuterlo, il governo italiano (De Gasperi) si era piegato muto alla cessione alla Iugoslavia, rispetto al 1941, di Zara, Fiume, Istria, Venezia Giulia; e a fare di Trieste un’assurda Città libera, e di fatto occupata, la città da truppe inglesi, la Zona B da truppe titine.

15. Invano Vittorio Emanuele Orlando e Benedetto Croce (questi, in una delle due tante contraddizioni “circolari”) proposero di subire il Trattato senza firmarlo; e così poter rivendicare un giorno le terre perdute. Orlando parlò di “libidine di servilismo”.
16. Nel 1953 si scatenarono ardenti dimostrazioni a Trieste: sei manifestanti vennero uccisi dalla polizia inglese; tra questi, il catanzarese Francesco Paglia.
17. Nel 1954, il governo di Giuseppe Pella s’impose sull’Occidente, e ottenne il ritorno di Trieste alla patria.
18. La Zona B rimase alla Iugoslavia, venendo infine ceduta con il Trattato di Osimo del 1975; e oggi fa parte della Slovenia.
19. L’Italia, se non fosse l’italietta che è, dovrebbe esercitare una funzione di egemonia politica e culturale ed economica sui Balcani. Sed haec somnia sunt.

Questi, i fatti; e i fatti fanno la storia. Oggi la Iugoslavia, creatura immaginaria di Versailles 1919, caduta una prima volta nel 1941, una seconda volta nel 1991, è un concetto ormai noto solo per le cronache della pallacanestro degli anni 1970. Al suo posto sono nati, in circostanze tragiche, Slovenia, Croazia, Serbia; e in situazioni giuridiche confuse, Bosnia e Montenegro e Cossovo. Per questo, nel 1999 la NATO scatenò una guerra contro la Serbia, a colpi di “uranio impoverito”. Partecipò (“in difesa”: ahahahahahahahah) anche l’Italia: presidente del Consiglio, D’Alema; tra i ministri, Sergio Mattarella. E la cosiddetta destra? Vedi sopra, libidine di servilismo NATO. Tipo, nel 1947, Trattato di pace; nel 2011, Libia.

Ulderico Nisticò