Le mani della ‘ndrangheta sulle attività turistiche in crisi del Nord, quattro arresti

Alfonso Pio, 52 anni e figlio di Domenico Pio boss del clan della ‘ndrangheta di Desio (Monza) arrestato nella maxi inchiesta ‘Infinito’ del 2010, sarebbe diventato il “padrone” dell’Hotel del Golfo di Finale Ligure (Savona). Lo si legge nell’ordinanza firmata dal gip di Milano Guido Salvini, con cui è stato arrestato assieme ad altri 3. Pio avrebbe anche imposto che la sua compagna “soggiornasse gratuitamente in una suite a lei riservata”, anche quando l’albergo era chiuso.

L’ indagine è stata condotta dalla polizia postale. A Pio viene contestata pure un’estorsione aggravata dal metodo mafioso perché, con un altro degli arrestati, Omar Petrocca, “con minacce” avrebbe costretto i soci della Confort Hotels & Resorts srl, “società proprietaria dell’Hotel del Golfo”, a consegnare allo stesso Petrocca “i certificati cartacei attestanti la titolarità delle quote della società”. E ciò per “ottenere il controllo di quest’ultima, senza dar seguito al contratto preliminare di vendita delle medesime quote già stipulato” con un altro socio.

Non posso venire … tengo famiglia … non posso venire”. Così uno dei soci della società proprietaria dell’Hotel del Golfo di Finale Ligure (Savona), finito in mano alla ‘ndrangheta, parlava dell’impossibilità di presentarsi nell’aprile 2018 all’assemblea dei soci dopo le minacce che avrebbe subito da Alfonso Pio, arrestato stamani dalla polizia con altre tre persone. Anche in occasione di una successiva assemblea dei soci, il 12 giugno del 2018 a Milano – si legge nell’ordinanza del gip di Milano Guido Salvini eseguita nell’inchiesta della Dda guidata dall’aggiunto Alessandra Dolci – Alfonso Pio “minacciava” lo stesso socio che, poi, gli diceva “questa è la seconda volta che io faccio saltare la riunione … e mi piglio io le responsabilità … ho fatto quello che volevate”.

Sempre a seguito “dello stato di intimidazione” il socio e sua moglie, anche lei nella società, il 28 agosto 2018 facevano consegnare gli “originali dei certificati azionari” a Omar Petrocca, uno degli arrestati, “che li esibiva all’assemblea del giorno seguente e se ne impossessava”. Così la ‘ndrangheta avrebbe ottenuto il controllo dell’albergo.