Pericolose e fastidiose, le mareggiate di gennaio offrono almeno l’occasione di vedere i resti di Poliporto, in località San Nicola, o Monaco, o Porto dei Turchi (non c’entrano niente i Saraceni dello strambo cartello!).
Il toponimo Poliporto è attestato da secoli. Il castello, ben presente in foto di prima della guerra, aveva nome di Torre di Poliporto, come dimostra il Caminiti in “Soverato nei secoli”; e quella che nel 1881 diverrà capoluogo comunale con il nome di Soverato Marina (Marina di Soverato), aveva nome ufficiale di Santa Maria di Poliporto.
Gli abitanti di “Soveratu Vecchiu”, quando celebravano la processione di Galilea, tenevano una scampagnate e festa proprio a Poliporto.
I ruderi ogni inverno ben visibili, e se no basta un’immersione con la maschera, sono un insediamento di età classica; e che ha una sua logica territoriale, essendo posto a breve distanza da Scillezio greca, poi Scolacio romana: il Parco archeologico di Roccelletta, con ricco Museo. Nemmeno è lontano da Kaulonìa (Monasterace Marina). Scillezio (Σκυλλήτιον) fu fondata, secondo il mito, da Menesteo, re di Atene reduce da Troia; o comunque dagli Ateniesi; per poi passare sotto l’orbita di Crotone (e divenire, forse, Σκυλλάτιον); ma Dionisio il Vecchio assegnò il Golfo all’alleata Locri. Fu, dopo il 123 a.C., la Colonia Minervia Scolacium; e sotto Nerva (96-8 d.C.) Colonia Minervia Nervia Augusta Scolacium. La presenza della dea Minerva richiama Atena Scilletria cantata da Licofrone. Poliporto era un attracco; e un centro di commercio con l’interno. Come la Soverato del XIX e XX secolo.
La costa ionica venne, in più fasi, abbandonata forse per la minaccia del mare, e per l’esaurimento delle funzioni commerciali; e con essa Poliporto; tuttavia non dimenticata, come abbiamo detto.
Può darsi che proprio la memoria storica possa spiegare l’etimologia di Poliporto, nel modo più semplice: porto antico; ma sarebbe un non troppo convincente greco παλαιός con latino portus; o greco πορθμός, passaggio? Vero che molti toponimi sono simili: Palecoro, Pallagorio, Policoro… che significano solo “luogo vecchio”.
Non possiamo però non affacciare altre ipotesi: da πάλιν, di nuovo; πόλις, città; πόρτις, giovenco; πολύς, molto; πωλή, commercio. E mentre ripeto che Ulisse non è sbarcato da nessuna parte del mondo, e tanto meno della Calabria, e sperando di non aggiungere confusione mentale alla tanta che già c’è, πολίπορθος (distruttore di città) è un anacronistico epiteto di Ulisse già nell’Iliade. Ora non andate in giro a dire che io ci credo, perché non è così.
Don Giovanni Gnolfo, cui tanto deve la storiografia soveratese, chiamava in causa anche la dea del bestiame Pale, così intendendo il toponimo come tutto latino.
L’area di Poliporto ha subito nei secoli un riuso, con le caratteristiche cavità perfettamente circolari. C’è chi pensa a macine da mulino, ma il materiale, che è un manufatto artificiale e friabile, non si presta certo a tale finalit; e in una Calabria ricchissima di solido e modellabile granito. Più facile fossero espedienti per ricavare, attraverso l’evaporazione, il sale marino. Il materiale asportato veniva utilizzato: di quei cerchi se ne vedono tre in un muro di Soverato “Vecchiu”.
Un simile riuso di resti classici si nota a Bruzzano, e in Sicilia a Capo d’Orlando e Giardini Naxos.
Su Poliporto si leggono studi in AA. VV. (Fausto Cozzetto, Fulvio Mazza, Ulderico Nisticò, Elisa Nisticò, Tonino Fiorita, Alessio Di Stefano, Annalisa Pontieri, Marco Gatto, Salvatore Pistoia Reda, Vittorio Daniele), Soverato, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2009; e AA.VV., (Emanuela Pisano, Angela Maida, Raffaele Riverso), Soverato tra mare e terra. Archeologia e paesaggi, Rubbettino, 2017. Ci sono lavori dei subacquei.
Qualcuno mi ha raccontato del ritrovamento di un’iscrizione, purtroppo non conservata. Io ricordo che, da ragazzo, vidi un’impronta di piede umano: o lasciata durante la lavorazione; o magari base di una statua?
Occorrono molti altri studi di archeologia. Intanto, leggete i libri, e andate a vedere i ruderi, prima che il mare porti sabbia che li ricopra.
Una rapida riflessione, purtroppo attuale. Che Poliporto si trovi sotto il mare, è un palese effetto di bradisismo ed erosione avvenuti nei millenni. Si aggiunge l’instabilità della costa dello Ionio. Approfitto con piacere per condannare settant’anni di abusivismo e allegra incoscienza di sindaci e popolazioni; e per lodare l’efficienza della Protezione Civile e del nostro giovane compaesano Domenico Costarella.
Ulderico Nisticò