Le mie celebrazioni di Dante, e dico mie

 Ho iniziato a celebrare Dante, io, nella più totale indifferenza di Regione e altri enti inutili, Università e scuole varie, eccetera. Ho iniziato, e continuerò fino al XXXIII del Paradiso. La Calabria, invece, ci dorme sopra.

 Ci sono abituato. La Calabria NON ha celebrato, negli ultimi anni, s. Nilo, s. Francesco di Paola, Campanella, Telesio… eccetera. Per Telesio, dotto che in vita sua non cantò mai, fecero uno spettacolo musicale di 600.000 €, dato a Cosenza e mai replicato non dico a Roma, ma nemmeno a Castrolibero.

 Per Sirleto, dopo aver decine di volte rimproverato in pubblico e privato il mio amico Mario Caligiuri, ottenni che nominasse una commissione. Quasi tutti i componenti lo erano all’insaputa come la casa di Scajola. Alla prima riunione, eravamo: Caligiuri, il presidente megagalattico Clausi, ed io. La seconda si tenne in quanto imbucati in una cosa altrui a S. Marco Argentano. Poi venne indetto in Vaticano un superconvegno di immensamente eruditi internazionali (NOTA: come ben sapete, erudito NON è necessariamente sinonimo di dotto, anzi, spesso… ), ovviamente senza invitarmi; e, a parte gli eruditi, non ne ebbe notizia nemmeno il sacrestano di S. Pietro.

 Insomma, una raffica di fallimenti. Ora è il turno di Dante, se non ci fosse Nisticò Ulderico, il quale, però, rappresenta solo Ulderico Nisticò.

 Lo scemo del villaggio dirà che in Calabria c’è ignoranza… e invece no, ci sono licei a manetta; e la scuola è la FIAT della Calabria… E c’è anche una facoltà di Lettere… E, in Calabria, è più facile incontrare un laureato che un idraulico. E allora?

 E allora c’è che il laureato calabrese è un “preparato”, participio passato passivo, molto, molto PASSIVO, e la mamma gli ha detto di non prendere mai nessuna iniziativa: il lavoro, insegnamento incluso, e lo stipendio mensile, e “guardati i cosi d’a casa tua”. Alla mamma di uno del genere, e al figlio, che gliene cale di Dante?

 Dante, poi, è un pessimo esempio. Invece di farsi raccomandare per un posto dal lontanissimo parente della moglie, Corso Donati, lo sbatte in futuro Inferno; dove del resto colloca papi e re, invece di aspettarsi da loro lauti benefici ecclesiastici come il Petrarca. E combatté a Campaldino, invece di farsi riformare, previa raccomandazione. E andava a donne… dove per donne non s’intende Beatrice occhieggiata da lontano, ma, tra le altre, Petra e Gentucca. No, un tipaccio, questo Alighieri, ed è meglio, pensa la mamma, che il figlioletto maschio non lo venga a sapere, se no gli vengono i grilli per la testa.

 Ecco perché in Calabria niente Dante, e tanto meno Gioacchino da Fiore: chi era costui? Oh, vedrete che prima o poi qualcuno terrà un convegno di quelli che pesano sullo stomaco come una tonnellata di granito, con più relatori che pubblico; e qualche rimborso spese, via. O, il 30 dicembre 2021, creeranno una commissione che resterà in carica fino alla morte dei pronipoti dei componenti, e non farà nulla di nulla per tutti i mesi tranne il giorno di paga.

 Meno male che io, fedele al motto Me ne frego, vado avanti per la mia strada, e, per l’appunto, me ne frego.

Ulderico Nisticò