Le periferie degradate

Nel romanzo profetico di Orwell “1984” viene descritto questo quadro sociale e politico: una piccola area superefficiente e super controllata anche dalla tv; e vastissime periferie degradate e lasciate quasi senza controllo. La profezia si è ampiamente verificata, solo che le periferie non sono necessariamente topografiche, sono sociali e morali.
Il ragazzo di 17 anni ucciso a Crotone non viveva chissà dove, ma a pochi metri da Municipio e centro di un capoluogo di provincia; lì un pluripregiudicato teneva in casa una pistola, e a nessuno era mai venuta la curiosità di dare un’occhiata tra le di lui cianfrusaglie.

Finitela con buffonate in finto inglese. A Napoli non ci sono “baby gang”, ci sono bande di delinquenti di giovanissima età, che, senza nemmeno motivo, usano la violenza cieca: ragazzini senza controllo da parte di mamme probabilmente impegnate altrove sanno loro dove; e assenti da scuola senza che nessun preside si ricordi che è evasione all’obbligo scolastico da denunziare; e pieni di soldi di palese origine dolosa…
A Napoli, non necessariamente in quartieri remoti, ma in pienissimo centro. E succede lo stesso anche altrove, mica solo al Sud.

C’è un degrado, e non lo si spiega con i comodi schemi del XVIII secolo, quelli secondo cui i delinquenti devono essere per forza poveri; i ragazzini di Napoli sono figli di gente “bene” nel senso di soldi e posizione sociale, ma pessimi cittadini e ancor peggio genitori.
Manca totalmente il controllo sociale. Le città, e anche i nostri paesi calabresi, sono cresciute con il più rozzo e canagliesco dei criteri: sfruttare ogni metro quadro per costruire orrendi scatoloni di cemento, senza spazi pubblici, senza piazze, senza stadi, senza teatri, senza cinema, senza chiese: solo appartamenti e negozi e strade. In tali cimiteri dei vivi, si può solo comprare e dormire.

Al contrario, ma solo nominalmente al contrario, i vecchi centri storici si sono svuotati e di abitanti e di funzione urbana, e chi vi rimane, o per necessità o per comodo, versa in evidente disagio.
È mancata, dagli anni 1950, ogni urbanistica; e anche ogni architettura, stante la bruttezza delle costruzioni, chiese in testa. È mancato il senso della città, che dovrebbe essere il luogo dell’uomo e della sua civiltà, che non si esprime in “appartamenti” (da “appartarsi”!) ma in piazza. Nella piazza, dove tutti s’incontravano e si controllavano a vicenda.
E dove se un ragazzino figlio del vicino sgarrava, trovava subito chi lo rispedisse al padre a pedatoni; e il padre avrebbe assunto adeguati provvedimenti a mezzo cavezza dell’asino o equipollenti. Oggi il padre o è assente o dorme appartato in appartamento.

Il controllo di Stato, Chiesa, comunità è quasi nullo. E quando viene assassinato un ragazzo, subito una bella fiaccolata, gessetti colorati e palloncini a forma di coniglio.

Ulderico Nisticò

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