Le stalle di Augia

 Il re Augia aveva… no, lui e i suoi avi avevano creato un problema: le stalle mai pulite, e in cui si era accumulata negli anni ogni sorta di sporcizia. Certo, se le pulizie fossero avvenute giorno per giorno… Ma quando decine di cavalli evacuavano e lasciavano tutto lì, c’era ormai poco da fare, anzi niente.

 Augia era però ecologista, e voleva realizzare l’igiene. Chiamò dunque Ercole, il quale, valutata la situazione e fatti uscire gli equini, deviò un fiume, e ne gettò le acque sopra stalla e stallatico. Questo si riversò nei campi, fungendo da concime.

 Le stalle, immagino, vennero distrutte dalle onde: ma erano quattro baracche, e non abbiamo perso niente.

 Che c’entra questa storiella mitologica? C’entra, c’entra… C’entra con la Calabria.

 In Calabria, a furia di accumulare deiezioni non ippiche ma umane, è palese che non funziona niente di niente; e che il disordine e la [presunta] corruzione non sono più eccezioni ma regola.

 Per esempio, se io, io, UN, propongo una cosa qualsiasi – sicuramente di alto livello – però faccio subito capire che con me non guadagna niente nessuno, a parte la cultura e gloria che ai politicanti non interessano un piffio; ecco, se io non propongo il modo di arrangiare soldi, la mia proposta viene senza dubbio accolta con ogni lode e la solita frittola ”solo ad Ulderico possono venire in mente queste belle idee”; seguita da “però, in questo particolare momento… ”; e, male che vada, c’è sempre il covid.

 Se invece sussurro che c’è da inzuppare il biscotto, del covid siamo improvvisamente tutti guariti. Tranquilli, non sussurro, io.

 È solo un esempio. Ma ogni giorno leggiamo e sentiamo che in Calabria crescono gli escrementi di Augia, e senza nessun Augia che chiami Ercole.

 Ovvero, la Calabria ha bisogno di essere spazzata, ripulita, e poi rimessa in sesto, e governata ogni giorno. È ovvio che ai corrotti la cosa non piace, a differenza dei cavalli di Augia, che furono contenti della ripulitura.

 E il bello è che saranno tutti d’accordo con me: “Tu lo sai che io l’ho sempre pensata così… anzi, sono molto più estremista di te”… e, salutatomi, egli va a cercarsi una raccomandazione. Ercole, dove sei?

Ulderico Nisticò