Legge elettorale sbagliata

 Era sbagliata anche prima; oggi, con la riduzione del numero degli eletti, è ancora peggio; e causa di una confusione a tutto spiano.

 Vi ricordate, quelli della mia età, quando gridavamo contro i troppi partiti della cosiddetta Prima repubblica? Ebbene, provate a contare quelli della Seconda, e vedrete risate!

 A quei tempi che furono, infatti, per fare un partito ci volevano gli iscritti, iscritti nel senso letterale, con tessera; oggi basta che un Pincopalla abbia un minimo di notorietà, e raccoglie un 2, un 3% dei voti, che poi va a giocarsi con qualche coalizione vagamente somigliante; e guadagna un ministro, un assessore o almeno consigliere regionale.

 Del resto, iscritti non ne hanno nemmeno i partiti grossi; e tanto meno sedi, congressi, riunioni; e figuratevi se hanno teste pensanti che studino proposte!

 La legge elettorale, poi, permette l’elezione anche se a votare andasse lo 0,1% degli aventi diritto; o solo i candidati e manco i parenti.

 Ecco pronta la soluzione: cambiamo la legge elettorale. Ahahahahahahahahahahah: nuova legge, così risponderei, se fossi “om’e pinna”, un intellettuale. E invece no, io sono di quelli di ragion pratica, e so che non cambierebbe un bel nulla. Anzi, chiamo a testimone padre Dante a proposito della sua Fiorenza: “quante volte, dal tempo che rimembre, legge moneta ufficio costume hai tu mutato, e rinnovate membre… ”, e paragona la città a una donna ammalata che s’illuda di star meno male rivoltandosi nel letto, e sta sempre peggio.

 Deve tornare quella che non c’è più almeno dal 1980: la politica; e lo dico solo nel senso più nobile del termine. Con la politica vera, non si possono inventare partiti e liste alla vigilia delle elezioni.

Ulderico Nisticò