Leggi ballerine e aleatorie?

Una preside, accusata di aver fatto uso privato dell’auto della scuola, ha affacciato delle giustificazioni, anzi accusa i giudici di aver fatto perdere al suo istituto dei finanziamenti europei: infatti, la dirigente è stata arrestata, arrestata sul serio, e tenuta in carcere, carcere sul serio, in cella, per tre giorni; finché un altro giudice l’ha liberata, eccetera.

Non entro nell’argomento, è ovvio; attendo le indagini; ma un parere ce l’ho, e ve lo comunico.
Molte volte abbiamo letto, visto in tv, sentito in radio, che degli imputati di ben altro, imputati di omicidio o furti o truffe, o mafia, insomma non di un banale peculato d’uso, dei pregiudicati, sono ai domiciliari e roba del genere; mentre una professionista che, immagino, è incensurata e senza precedenti, è stata tre giorni in galera, con tutte le conseguenze ben poco piacevoli…

Mettere coloro agli arresti domiciliari, a spasso e non al gabbio, è previsto da qualche legge; e qualche legge prevede (più o meno) che la preside vada in galera galera. Mi sembra evidente che ci sono in Italia leggi ballerine, leggi poco chiare, e, peggio del peggio, leggi soggette all’interpretazione di magistrati di diversa e contrastante formazione ideologica. E anche questo è legale.
Così andare o non andare in gattabuia è un fatto aleatorio, secondo chi capita?

Bisogna dunque ripensare tutto l’impianto giuridico, ovvero:
– riscrivere le leggi, sanando contraddizioni e incongruenze;
– scrivere leggi chiare e di pochissime parole, in modo da ridurre al minimo la casualità e soggettività delle interpretazioni.

E chi deve fare tutto ciò? Lo deve fare una categoria umana che, secondo me, è in via di estinzione: i giurisperiti e filosofi del diritto. Come facevano gli imperatori romani, che, onesti militari e digiuni di diritto, lasciavano lavorare Ulpiano e Papiniano, e poi, fidandosi, apponevano la firma.

Nel nostro caso, le leggi le deve approvare il parlamento… ma quando se le ritrovi bell’e fatte, senza che il primo arruffone di deputato, laureato in legge con CEPU, ci metta imperita e dolosa mano.
Ma esistono ancora, i filosofi del diritto e giurisperiti? Io, non ne vedo.

Ulderico Nisticò

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