Leggi elettorali, e quella regionale calabrese


 Tutti i sistemi politici che prevedono elezioni devono affrontare la questione delle leggi elettorali. Un problema che si può riassumere in due punti: chi vota, e come.

Chi vota? Tutte le costituzioni dell’Ottocento erano censitarie, o timocratiche che dir si voglia, cioè votavano solo gli abbienti e paganti imposte dirette; senza scordare che solo i maschi. Tutte, ma adduciamo un piccolo esempio: nel febbraio del 1861 si tennero le elezioni italiane per la Camera (il Senato era di nomina regia); avevano diritto al voto quattrocentomila maschi benestanti su venticinque milioni di anime; e metà si rifiutarono di votare per il non expedit, divieto papale; alla fine, duecentomila schede votate.

Per arrivare al suffragio universale maschile ci volle il 1913, per le donne il 1946. Non agitatevi: nella iperdemocratica Svizzera votano le signore solo dal 1970; e qualche tempo prima manco tutti i maschi, bensì i capifamiglia. Nei Paesi anglosassoni, inventori dei moderni sistemi di rappresentanza, i procedimenti sono complicati: il presidente USA viene designato non dalle schede ma dai grandi elettori; e comunque hanno sempre votato in percentuali basse.

Come si vota? In Italia vige un tranquillo principio di voto per testa, cioè votano tutti. Fine del discorso? No, perché le complicazioni iniziano con i conteggi. E veniamo, infatti, alla Calabria.

L’11 febbraio 2026, quindi a più di quattro mesi dal 5 e 6 ottobre, si terrà un’udienza perché tre esclusi hanno presentato ricorso. Ovviamente non è che si risolve tutto il seguente 12, giacché gli eventuali soccombenti, se a loro volta esclusi, presenteranno un controricorso… E, a colpi di leggi e relative interpretazioni e sentenze, avranno tutti la loro parte di ragione! Insomma, è probabile che passi l’intero 2026, se tutto va bene, senza sapere con certezza chi sono i consiglieri regionali.

E se il consigliere X viene deposto il 31 dicembre 2026 con decorrenza 6 ottobre 2025, però nel frattempo ha votato leggi regionali, e senza averne diritto? Ecco un bel caso di altri ricorsi. E stiamo parlando di una situazione che, sotto il profilo politico, è chiarissima: ha stravinto Occhiuto, e con una netta maggioranza; e Tridico ha già fatto le valige. Figuratevi che succederebbe se un domani una maggioranza fosse risicata.

Servono, in Italia e in Calabria, leggi elettorali semplici ed evidenti.

Ulderico Nisticò