Leggi elettorali


 Da che mondo è mondo, le leggi elettorali si prestano al sospetto di favorire qualcuno e danneggiare qualcun altro. E siccome, almeno a oggi 18 luglio, le preferenze sono state bocciate, restano le liste con nomi indicati dai partiti.

Vero, però non fate le verginelle ingenue tipo nonna Speranza: è sempre stato così, e quando c’erano le preferenze del proporzionale puro, tutti quelli della mia età sappiamo che le liste indicavano, al 90%, chi doveva essere eletto e chi no. Famosi, ai tempi delle quattro preferenze, i primi quattro del P. Comunista, e le cordate della Democrazia Cristiana, con espedienti per controllare il voto del signor X nel seggio Y. Poi, ognuno poteva votare anche il numero 12 o il 22, ma sapendo che era perfettamente inutile.

A quei tempi che furono, però, se non altro c’era un certo lavoro di selezione nelle sezioni e dintorni, e prima di candidare Tizio, si sentiva il parere di Caio. Ciò oggi non avviene non perché vietato da qualche bieco tiranno, ma perché non esistono sezioni, anzi non esistono nemmeno i partiti, bensì solo degli apparati derivati da partenogenesi.

Se ne deduce che, seppure tornassero le preferenze, i “preferiti” non sarebbero eletti ma indicati. Manca, infatti, la politica, e la politica manca per mancanza di una o più filosofie capaci di spiegare il presente e immaginare un avvenire.

Mi sta bene invece il premio di maggioranza, in un’Italia che dal 1946 a oggi conta una settantina di governi e governicchi, molti dei quali furono a scadenza “balneare”. Era una scopiazzatura della Terza e Quarta repubblica francese 1871-1958, spacciata per originalissima invenzione di “padri e madri”: scusate, volevo dire “madri e padri”, ahahahahahah. La Francia se ne liberò con De Gaulle, noi siamo ancora a quando, per fare un buffo esempio, ancora in monarchia (1943-6) si contarono due governi Badoglio, due Bonomi, uno Parri e uno De Gasperi: tana liberi tutti.

“Ma è il presidente della Repubblica a nominare il governo”. Ragazzi, ma scherziamo? È solo pro forma, e, di fatto, e ciò succede già dal 1848 nel Regno di Sardegna, il governo lo indicano le maggioranze parlamentari, quindi la partitocrazia. Meglio che io possa votare per una persona riconoscibile a dito e con nome e cognome.

Bene invece che si possa votare fuori sede. Vanno subito cancellati gli elettori fantasma all’estero: basta pensare che la Calabria ne conta TRECENTOMILA, la stragrande parte dei quali è calabrese di sesta generazione, e non sa manco la Calabria dov’è.

Infine, la mia idea del senato, che deve tornare “sen-atus”, assemblea dei vecchi, non per età ma per autorevolezza, rappresentando quindi le realtà non partitiche: le università, la Crusca, la CEI, le forze armate, la cultura (quella vera!), l’economia… e che non voti ma rifletta.

Ulderico Nisticò