Lettere su Badolato n. 3. Doppia operazione culturale con foto e testi altrui

badolato2Caro Tito, gli altri (specialmente turisti e viaggiatori) come vedono Badolato con parole ed immagini?… Quali commenti, quali stupori e quali sentimenti suscita tale paese in chi entra in questa sua “culla di pietra” e ne respira l’atmosfera millenaria?… Come percepiscono l’antico borgo, costruito dai nostri Avi più remoti arroccato tra mare e montagna, in mezzo ad un territorio che fino a un secolo fa era così lussureggiante da essere variamente considerato “l’India” … “il Perù” … “l’Eldorado” per far capire quanto era ricco di ogni ben di Dio, seppure in preda a baroni e proprietari troppo voraci?…

02 BADOLATO tra-mura-e-porte 02 AGO 2015 PH NADIA LUCISANORicordo che, nelle nostre marine joniche e nei borghi collinari, veri turisti e veri viaggiatori erano come le mosche bianche prima degli anni sessanta (quando poi è iniziato il “turismo di massa”). Infatti, d’estate, negli anni cinquanta erano solite circolare soltanto alcune lunghe (e per noi, allora, troppo lussuose) automobili americane che taluni nostri emigrati negli Stati Uniti si portavano dietro pure per fare capire quanto erano diventati ricchi. Poi, negli anni sessanta e settanta, è stato il turno dei nostri emigrati nel nord Italia e nei paesi europei … tornavano al paese con automobili targate soprattutto padane ed estere, spesso portandosi dietro amici del posto dove lavoravano e questi “forestieri” venivano da noi chiamato “turisti”. Le vie e le piazze dei nostri paesi erano, difatti, piene di automobili targate Milano, Torino, Roma, Svizzera, Germania, Francia, Belgio (eccetera). Erano gli anni in cui, d’estate (in particolare ad agosto), quasi tutti i paesi del sud Italia avevano una “Festa degli emigrati” per dare il “bentornati” a chi, emigrato stagionale o permanente, aveva la possibilità di stare qualche settimana con i parenti e anche la voglia di esibire nuove acquisizioni merceologiche,  espressive e comportamentali dei luoghi di emigrazione. Assistevamo ai primi matrimoni misti e, in particolare, al fatto che mogli o mariti di badolatesi emigrati al nord Italia o all’estero preferivano non restare sempre in paese ma volevano girare un po’ per la Calabria per conoscere posti e paesi nuovi … località che, spesso, i nostri stessi badolatesi non conoscevano.

03-BADOLATO-Piazza-Castello 02 AGO 2015 PH Nadia LucisanoCaro Tito,

ho constatato di persona pure in Alto Molise questo fatto che mi è capitato a Badolato … cioè che nostri familiari, parenti ed amici (emigrati per motivi di lavoro o di matrimonio) non siano mai stati in altri posti della propria regione e alcuni nemmeno nel paese più vicino. Ad esempio, parecchi parenti di mia moglie quando sono emigrati in Canada (dalla fine degli anni quaranta fino agli anni sessanta) non conoscevano nemmeno i paesi limitrofi a Villacanale di Agnone, loro luogo di nascita. Così quando qualcuno di loro tornava (magari dopo aver visitato, come prassi, città come Venezia, Firenze, Roma, Napoli, ecc.), era mio compito portarli in giro per i paesi vicini e per le più note località turistiche presenti nel comprensorio altomolisano o nel resto della regione e in zone adiacenti. Quasi tutti si commuovevano nel vedere queste meraviglie (naturalistiche, storiche, architettoniche, archeologiche, ecc.) incuneate come gemme tra le montagne di questo stupendo Appennino. Alcuni, per troppa commozione,  restavano muti e con gli occhi umidi davanti allo spettacolo meraviglioso e suggestivo delle loro valli e loro delle montagne.  E quasi tutti esclamavano continuamente “Oh, my God! … Oh, my God!” (Oh, mio Dio!), aggiungendo, a volte tra le lacrime, varie espressioni di rimpianto (e qualche immancabile maledizione ai governi italiani che li hanno costretti ad emigrare) per aver lasciato una così bella terra la quale, purtroppo, non aveva permesso loro di poterci vivere dignitosamente. Questo per dire che, spesso, i primi “turisti” sono gli stessi nativi, emigrati altrove senza aver visto nemmeno i paesi vicini!

04- BADOLATO rione destro 02 AGO 2015 PH Nadia LucisanoTornando agli anni sessanta, settanta e ottanta, il relativo benessere economico nazionale italiano di allora permetteva (più o meno) anche alla classe media e alla classe operaia di potersi concedere qualche settimana di vacanza al mare o in montagna. Così, pure la nostra costa jonica ha usufruito di questo inatteso movimento che, in verità, ha trovato impreparati quasi tutti. E, allora,  improvvisamente in parecchi (contadini, operai, impiegati, studenti, ecc.) si dovettero trasformare in affittacamere, in operatori turistici stagionali negli stabilimenti balneari, nella ristorazione, nel commercio, nei servizi. Gli emigrati e i villeggianti, in entrambi i casi, una volta rientrati nelle loro abituali residenze, portavano presso i loro familiari, amici e colleghi di lavoro impressioni e commenti sui luoghi di vacanza, facendo un “passa-parola” per cui di anno in anno i cosiddetti “turisti” aumentavano su tutta la costa jonica (pur senza alcuna pubblicità o promozione istituzionale o locale), almeno fino a una ventina di anni fa, quando poi è iniziata una leggera crisi economica (e quindi pure turistica) che, aggravandosi nel tempo, perdura ancora adesso.

06- badolato - IL CORSO VICINO PIAZZA CASTELLO 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - CopiaMa, negli 25 anni d’oro turisticamente (primi anni settanta fino a metà degli anni novanta), piano piano arrivavano assai numerosi i turisti “veri”, quelli cioè che non avevano alcun legame con il territorio (né per parentele né per amicizie) ma viaggiavano per conoscere la nostra regione o per godere delle nostre spiagge e delle nostre montagne con periodi più o meno lunghi oppure soltanto di passaggio. Infatti, con il “turismo itinerante” degli anni settanta e ottanta si vedevano già parecchi “camper” (furgone-casa) e “caravan” o “roulotte” (cassetta su ruote, trainata da un’automobile). Inoltre, sempre più famiglie affittavano piccole e grandi abitazioni sia sulla costa che al borgo collinare. Cominciavano ad andare di moda pure le case di campagna, specialmente tra intellettuali o tra coloro che desideravano più tranquillità e ambienti rurali. Come ad esempio l’attore greco Stavros Tornes (allora esule a Parigi a causa dei colonnelli golpisti), il quale si innamorò di Badolato borgo recitando da protagonista nell’estate 1973 per il film “Domani” del regista catanzarese Mimmo Rafele (film che ho seguìto pure a Sanremo come giornalista al Festival internazionale del film d’autore nel marzo 1974 e che poi fu diffuso televisivamente con molto successo da Rai Due).

07- badolato PORTALE PALAZZO BARONE PAPARO 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - CopiaStavros, di cui sono diventato amico, ha preferito trascorrere con la ricchissima amante parigina i mesi di luglio ed agosto 1974 in una casetta di contadini posizionata su un colle poco distante dal mio ex casello ferroviario di Kardàra, il località Vallina. Stavros quell’estate aveva fatto venire a Badolato una cinquantina tra intellettuali, artisti e cineasti, sia italiani che esteri. Tutti rimasero estasiati del borgo, della costa e del mare, ma anche dei boschi montani che li lasciavano increduli, poiché quasi tutti immaginavano una Calabria arida e semidesertica mentre invece era una regione “stereo” (come era solito dire qualcuno di loro, cioè a più dimensioni, concetto che tenni poi presente quando nel 1982 ho lanciato, tramite due opuscoli, l’operazione turistico-culturale “Badolato 4 dimensioni: mare, collina, montagna, lago”). A Badolato, Stavros Tornes, da buon greco (stessa faccia stessa razza con noi magnogreci),  si sentiva davvero a casa sua (dal momento pure che la sua Grecia è assai simile alla Calabria come clima e configurazione). Si era talmente innamorato della gente e del territorio che ha cominciato a perforare le pietre del fiume facendo trarre un particolare e modulato suono da queste esponendole al vento proveniente dal mare. Un vero e suggestivo capolavoro sonoro! Pare che queste pietre suonanti egli ha poi esposto a Parigi.

09- BADOLATO Piazzetta Municipio 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - CopiaQuell’estate del 1974 (a parte il grande ed inusitato movimento creato dall’ellenico Stavros) rappresentò un vero e proprio “boom” di presenze turistiche a Badolato Marina e Superiore. In particolare, ci furono talmente tanti artisti, scrittori ed intellettuali per cui non potei non scrivere un lungo articolo che la pagina calabrese de “Il Tempo” di Roma intitolò “Intellettuali a Badolato”. Erano già parecchi anni che mi interessavo di turismo (come, ad esempio, nel 1972 la proposta della “Riviera degli Angeli” da Riace a Squillace e le due belle edizioni dell’ “Agosto universitario” per tutta la costa jonica da Locri a Catanzaro nel 1971 e 1972). Quando verrà il momento ne tratterò più ampiamente.

10- Badolato vecchio baule in casa disabitata 02 ago 2015 ph nadia lucisano - CopiaIn tale contesto, è importante evidenziare il mio innamoramento sempre più forte e sempre più convinto e sentito per Badolato e, in particolare, per Badolato borgo in questi anni settanta e ottanta. Un innamoramento iniziato (come ho accennato già) nella più tenera infanzia, rafforzatosi nell’adolescenza e divenuto stabile ed irreversibile durante la mia giovinezza socialmente assai espansiva negli anni settanta e ottanta … periodo in cui ho avuto la conferma che il miglior modo per essere felici è proprio quello di amare incondizionatamente, nel modo più puro e senza aspettarsi niente di niente in cambio. Un convincimento maturato nell’Armonia di Kardàra e che mi caratterizza ancora adesso, molto felicemente.

11- Badolato - Largo Fiorentino Jusuterra 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - CopiaNei capitoli e nei paragrafi che seguiranno (a queste prime pagine di premesse, precisazioni e di introduzioni) racconterò fasi, episodi, aneddoti, annotazioni di questo mio grande amore per Badolato … adesso è il momento di puntualizzare ciò che ho capito, proprio nell’estate 1974, a stretto contatto con tutti questi intellettuali (giornalisti, attori, registi, scrittori, pittori, scultori, poeti, musicisti, ecc. ecc.), cioè che una Amministrazione comunale o gli stessi abitanti (il più possibile coesi) di un intero paese avrebbero potuto “scegliersi” i propri turisti attraverso una politica promozionale presso ceti sociali e professioniali tali che potessero dare maggiori e migliori garanzie di crescita economica e socio-culturale di qualità per il territorio. Essenziale era il creare “turisti” affezionati come “zoccolo duro” dei fruitori e valorizzatori del nostro territorio. Da qui l’idea di una “Anagrafe degli Amici di Badolato” così da poter “scegliere” noi badolatesi i turisti piuttosto che i turisti potessero scegliere (consapevolmente o per caso) Badolato. Bisognava andare sul sicuro!

12-BADOLATO palazzo 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - CopiaElaborai e andavo pubblicizzando l’idea che avevamo bisogno di turisti e villeggianti “motivati” e “consapevoli” con cui instaurare rapporti di amicizia e di affetto … portandoli con noi persino a fare le serenate notturne lungo le vie del paese, ad esempio! … cercando di far vivere a loro la nostra stessa vita! … Soltanto così costoro, trattati da amici o da parenti e non soltanto da ospiti paganti, avrebbero potuto sentirsi a proprio agio, quasi a casa, e portare a Badolato altre persone motivate e consapevoli. Avevamo bisogno di poter contare su una platea (la più vasta e stabile possibile) di persone affidabili (come serietà, comportamenti e cultura, oltre che come economia), specialmente dopo le prime esperienze di villeggianti che avevano vandalizzato gli appartamenti presi in affitto e che erano andati via persino senza pagare e dopo aver ospitato a loro volta un numero più alto delle persone pattuite, con fastidi pure alla quiete pubblica di notte e di giorno.

13 - Badolato Chiesa Immacolata sfondo mare 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - CopiaQuale poteva essere una categoria professionale più adatta, pure per dare maggiori e migliori garanzie a 360 gradi?… L’esperienza ci indicava che  intellettuali e professionisti potevano e dovevano costituire la piattaforma privilegiata (in numero e qualità) del turismo badolatese degli affezionati. Così, fu allora che avanzai le prime proposte di scegliere (oltre alla vasta gamma dei professionisti) soprattutto artisti ed intellettuali i quali, attraverso le loro opere, avessero potuto spargere per il mondo il seme dell’innamoramento per Badolato ed immediati dintorni. Secondo il mio sentire, non soltanto Badolato ma tutto il sud Italia avrebbe dovuto puntare prevalentemente sulla cultura italiana ed europea per dire al mondo quanta ricchezza naturalistica, storica, archeologica, etnologica, ecc. potevano offrire le nostre regioni meridionali!…

16 - Badolato case abbandonate 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - CopiaPurtroppo, è sempre l’egoismo che rovina la bellezza e le più utili opportunità. Infatti, un po’ l’inesperienza turistica collettiva, un po’ la corsa al denaro, un po’ altri difetti strutturali e caratteriali … fatto sta che Badolato (così come altri paesi della costa jonica, dopo i primi anni di assestamento) produsse (salvo encomiabili eccezioni) quel “turismo da rapina” secondo cui bisognava “spellare i polli” (cioè sfruttare i turisti di turno). Tale fenomeno di prezzi estivi troppo alti (non bilanciati da una qualità dei servizi tali da far sorvolare sull’esosità tariffaria) ha prodotto, con gli anni, un fuggi-fuggi di turisti veri. In pratica le estati badolatesi e quelle joniche erano frequentate prevalentemente da persone che, per un motivo o per un altro, avevano legami familiari o sentimentali con i luoghi delle vacanze quasi “obbligate”. Il turista vero era soltanto un malcapitato, il quale, mangiata l’amara foglia stagionale, evitava di fare ritorno adottando altresì (anche per vendetta)  un “passa-parola” assai negativo per il nostro territorio. La mia convinzione di far venire a Badolato “turisti di qualità” da trasformare poi in “turisti affezionati” (cioè non solo ospiti paganti ma amici e concittadini) si scontrava con un persistente “turismo da rapina” e la cultura del “pollo da spennare”.

17-BADOLATO zona Bastione 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - CopiaComunque sia, ho sempre propagandato tale mia convinzione di creare un “turismo di affezionati” (una convinzione constatata e confermata oltre che dal buon senso pure dalla “letteratura turistica” di molte località che, più antiche e storiche della nostra costa jonica, avevano fatto una vera e propria “industria” molto redditizia basata sulla gentilezza, sul calore umano e sui prezzi accessibili nonché sulla qualità generale). Già negli anni 1962-63 (quando dodicenne frequentavo la seconda media statale a Catanzaro Lido), studiando Geografia (e ottenendo un bel 9 su 10 come voto annuale finale), avevo dato molta importanza all’industria turistica del Trentino Alto Adige e di altre regioni a vocazione vacanziera e dell’ospitalità organizzata. E chiedevo alla mia insegnante il come e il perché non riuscivamo a fare altrettanto noi che in Calabria avevamo anche abbondante mare oltre alle vicine e belle montagne!

18-BADOLATO vichi e palazzi 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - CopiaIl “turismo degli affezionati” e degli “intenditori della qualità territoriale” non poteva che essere il mio “cavallo di battaglia” durante la speciale esperienza del “paese in vendita” (biennio 1986-88) puntando soprattutto su famiglie della media e alta borghesia europea, composta da professionisti e da intellettuali, i quali avrebbero maggiormente capito ed apprezzato meglio di altre persone o categorie meno acculturate il borgo di Badolato e la sua popolazione, la sua cultura pure in funzione di richiamo per altri intenditori. Sì, Badolato avrebbe avuto bisogno di veri intenditori che si fossero innamorati della storia, delle tradizioni e delle altre caratteristiche del borgo, salvaguardando già con la necessaria ed opportuna ristrutturazione la tipologia delle case acquistate durante il periodo dell’intera vicenda. Delle famiglie che hanno acquistato casa tra il 1986 e il 1988 a Badolato sono rimaste quasi esclusivamente quelle che si sono innamorate del paese e della gente, come la famiglia del dottore Peter Zentner (medico apicale di Berna) che, per amore del luogo, ha acquistato altre case pure per i figli, ristrutturando un intero isolato nella parte più estrema (verso la chiesa dell’Immacolata) del rione “Bassaterra” (Jusuterra). Una ulteriore dimostrazione, questa, di come sia necessario, anzi indispensabile attuare il “turismo per Amore” e non soltanto per profitto economico … dal momento che ci può essere ancora più profitto economico (oltre a quello sociale, culturale, promozionale, ecc.) se il tutto avviene con Amore (con la A maiuscola)!

Ma, purtroppo, come poi vedremo, c’era chi (pur di vendere case) accettava chiunque, dal biennio 1986-88 in poi. Inoltre è rimasto tristemente famoso il caso dell’arciprete Antonio Peronace il quale puntava a vendere l’intero palazzo baronale (il più ampio, alto e maestoso del paese) avuto in dono dai baroni Paparo e intanto (sicuramente in buona fede e con le migliori intenzioni) accoglieva nelle sue camere nobiliari famiglie provenienti dall’Africa nera (forse un esempio dei primi profughi o rifugiati), ma senza essere preparato o avvisato sulla loro particolare cultura e sui loro comportamenti assai dissimili dalle nostre usanze europee. Infatti, tali famiglie africane (abituate diversamente) cucinavano i loro cibi liberamente in mezzo alle stanze e, così facendo, mandarono a fuoco buona parte del palazzo rendendolo inutilizzabile, così come è ancora adesso, dopo quasi 30 anni da allora.  Tale triste esperienza confermava allora e può confermare ancora adesso che per i badolatesi sarebbe stato più facile avere a che fare con famiglie provenienti dall’Europa perché più affini a noi come cultura, esigenze, bisogni e comportamenti. Nel caso dell’accoglienza a persone di altre geografie e religioni, le dovute accortezze non sono forme di “razzismo” o di ostacolare l’eventuale auspicabile integrazione culturale e territoriale … ma si tratta di fare le cose bene e di adottare un’ospitalità intelligente e rispettosa della cultura altrui. Tra l’altro, bisognerebbe farsi aiutare da antropologi specializzati nelle conoscenza di quei popoli che ospitiamo e di non affidarsi allo spontaneismo “deculturalizzato”. L’entusiastica disponibilità non sempre basta a fare bene il bene.

19- Badolato ruderi Jusuterra 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - Copia

A tale proposito, posso citare pure il caso riferitomi personalmente dalla signora Kawennisake (nome pellerossa americanizzato in Shirley Scott) bibliotecaria della riserva indiana di Kahnawake, posta alle porte di Montreal (Quebec) in Canada, che ho visitato nel settembre 1994. Mi diceva la simpaticissima Kawennisake che il “governo dei bianchi” aveva costruito loro delle comode case popolari, però inadatte alle abitudini di vita e dell’abitare di quei nativi pellerossa. Cosicché, pure da loro è capitato che andassero a fuoco degli appartamenti,  in quanto non abituati ad avere case ma unicamente tende da abitare e da vivere. Quegli indiani avevano bisogno di tende non di case e di un loro habitat adeguato alle loro esigenze, usanze e tradizioni!… La nostra cultura occidentale e il nostro modo di vivere non apparteneva affatto a loro né si volevano adattare ai nostri comportamenti. Avevano un’altra mentalità ed altre abitudini  non assimilabili o, comunque, non adattabili con i nostri ritmi piuttosto rapidi e sbrigativi.

Ti racconto un altro episodio di mancata sensibilità antropologica, sociologica, territoriale e ambientale. Ci fu chi nella primavera 1987 (all’apice del clamore del “paese in vendita”) volle inserire nel convento francescano (costruito nel 1605 con lavoro e soldi badolatesi) una comunità di tossicodipendenti in terapia riabilitativa (denominata “Mondo X” e capeggiata dal lombardo frate francescano Padre Eligio Gelmini). Invece io mi battevo perché tale convento fosse adibito a casa di riposo per gli anziani di Badolato e dintorni (specialmente quelli rimasti soli con i figli emigrati lontani) … non soltanto perché ce n’era bisogno (gli anziani badolatesi erano disseminati negli vari ospizi della provincia) ma anche perché quel convento era stato, appunto, costruito con il contributo, il lavoro ed il sudore dei badolatesi. Non ci fu verso di convincere il padri francescani proprietari legali dell’immensa struttura la quale, in passato, fu glorioso seminario e persino prestigiosa scuola teologica. Tuttavia, i badolatesi restano ancora adesso i proprietari morali dell’antico convento, pur essendone stati come “espropriati” in modo così autoritario e avventato (tanto che è che non è più accessibile, come se fosse proprietà privata). E’ vero che gli ex-tossicodipendenti  hanno finora restaurato meravigliosamente il convento e i terreni di pertinenza (usati per un turismo aristocratico – VIP – per gli amici e i benefattori di Padre Ligio), ma è pur vero che quell’immobile sarebbe stato più giusto ed opportuno darlo ai badolatesi alle prese con la triste solitudine e la invalidante vecchiaia. Avrebbero avuto il conforto di rimanere nel proprio paese (che potevano guardare direttamente dalle finestre delle loro stanze o dai giardini sottostanti) invece di andare a morire soli e tristi in lontani e a volte squallidi ospizi (come più volte ho visto accadere).

20 - Badolato verso Jusuterra 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - Copia Caro Tito,a queste mie lettere sarebbe poi interessante aggiungere (se ci riuscirò) pure qualche impressione di uno o più scrittori (specialmente non calabresi come Chiara Sasso) che hanno pubblicato libri sul borgo oppure resoconti di studiosi i quali, provenienti da Università italiane ed estere, hanno soggiornato in Badolato per cercare di capire le sue caratteristiche, le dinamiche economiche e demografiche e per appurare le motivazioni più profonde dell’esodo di massa che ha caratterizzato questo paese e le regioni del Mediterraneo. Come ad esempio, i professori e gli studenti dell’Università di Berna che ho aiutato a districarsi localmente negli anni ottanta. Se fossi rimasto a fare il bibliotecario di Badolato, avrei realizzato una sezione a parte di tutti questi scritti o studi effettuati sul mio paese, divenuto pure (per quanto interessante) “location” e “set” cinematografico per la realizzazione di parecchi film, alcuni dei quali trasmessi dalla Rai per televisione e altri circolanti in quasi tutto il mondo come “Il volo” (2010) del celebre regista tedesco Wim Wenders.

E, allora, ho pensato di cogliere l’occasione di queste “Lettere su Badolato” per proporti di effettuare una doppia operazione socio-culturale: inserire nel mio racconto fotografie realizzate da altri nel visitare il borgo antico ed evidenziate su internet, ma anche riportare (in tutto o in parte) alcuni commenti ed impressioni ricavate dalla visita del borgo o del resto del territorio. Così possiamo arricchire l’offerta descrittiva ed iconografica per i nostri Lettori, completando il più possibile quell’ “effetto Badolato” rafforzatosi in questi ultimi 30 anni da quando si è avviata la vicenda del “paese in vendita” e soprattutto poi dalle vicende successive (come, ad esempio, quella dell’accoglienza ai profughi orientali sbarcati dalla nave Ararat).

Inoltre, con tale operazione culturale, possiamo espandere e rilanciare (con riconoscenza e gratitudine) la conoscenza di chi, dopo aver visitato Badolato, ha voluto partecipare su internet le proprie foto e le proprie impressioni. Infatti, possiamo trascrivere per quanto possibile, dopo ogni mia lettera, i link che ospitano immagini e commenti. Ma potremmo fare pure qualcosa in più. Chiedere agli stessi badolatesi di inviarci foto e dichiarazioni sentimentali su Badolato. In tal modo, affiancati al mio racconto, possiamo ospitare (in parallelo) “il come gli altri vedono Badolato” e “il come gli stessi badolatesi vedono il loro paese”.  Vorrei avere, come compagni di viaggio in questo racconto, tutti coloro che (come e più di me) amano Badolato … paese di pietra e gente di cuore!

Ovviamente i diritti d’autore delle foto e dei testi scritti da noi riportati restano di proprietà di chi li ha realizzati, pur avendoli messi a disposizione del pubblico tramite internet. E per questa loro generosa disponibilità e compartecipazione li ringraziamo davvero tutti con grande affetto e simpatia!… Nel contesto del mio racconto, sia le foto che i testi altrui hanno il ruolo di “citazioni” come quando in un proprio scritto si citano passi di un libro altrui. Comunque sia, coloro che non vogliono essere così citati nel nostro spazio possono comunicarcelo e si provvederà a cancellare dal sito quanto non gradito. Le nostre intenzioni sono le migliori possibili per evidenziare il più possibile chi ama il borgo di Badolato, la sua gente e i suoi valori anche simbolici. Il tutto avviene in modo spontaneo, volontario e gratuito con il solo scopo di amare questo borgo pensando a tutti gli altri borghi che grondano di sudore e sentimenti spesso millenari. Ritengo che così, insieme, ameremo le generazioni che si sono già avvicendate  nei nostri paesi sofferenti, pensando alle generazioni future!…

Adesso, in questa lettera n. 3, riporto alcune delle belle e intense 24 foto e l’intero testo a firma di Nadia Lucisano per come pubblicati nel seguente sito domenica 2 agosto 2015, quindi, abbastanza recentemente: http://www.calabrianotizie.it/fotoreportage-come-su-una-mongolfiera-per-i-vicoli-di-badolato/

Fotoreportage: come su una mongolfiera per i vicoli di Badolato (foto e testo di Nadia Lucisano).

BADOLATO – Siamo sulla costa ionica Calabrese, la provincia è Catanzaro ed è quasi il tramonto quando raggiungiamo il borgo medievale di Badolato. Di ritorno da due rilassanti giorni nei freschi boschi della Sila sulle rive del lago Cecita, risentiamo un po’ del cambio climatico, il termometro dell’auto segna 35°, il cielo è terso e approfittiamo, giusto il tempo di rinfrescarci, per un tuffo in mare. Durante la risalita verso Badolato lo scenario che ci accompagna è colorato di blu, verde ma soprattutto giallo, un gioco di cromie particolare e caratteristico di questa costa.

Dopo una serie di tornanti si intravede il borgo con l’alta cinta muraria, le chiese (ci sono ben 14 chiese tra il borgo e i dintorni) e le porcilaie appena fuori le mura, tutto raccolto su questo crinale a 240 metri s.l.m., sulla vallata attraversata del torrente Gallipari.

Sembrerebbe piccolo, ma piccolo non è.

Le sue origini risalgono al tempo di Roberto il Guiscardo Duca di Calabria (1080). Fu poi feudo di diverse famiglie nobiliari (Ruffo, Di Francia, Toraldo, Ravaschieri, Pinelli e Pignatelli) e importante punto di riferimento religioso, frequentato da monaci Basiliani, Francescani e Domenicani che costituirono numerose confraternite tuttora operanti.

Numerosissime sono le accezioni circa il toponimo: secondo il Barrio deriverebbe dalla parola greca vadome che significa “prediligo”; per l’Aceti dalle due parole greche bàtos (profondità) e latòn (che si nascose); Caporale lo fa derivare mitologicamente dalle parole greche bàdos (cammino, passaggio) e Latò (Latona) per significare che da qui passò Latona in fuga verso l’isola di Delo per sfuggire alle ire di Era tradita da Zeus; per Gustavo Valente il nome potrebbe derivare da quello del barone Filippo di Badolato. Qualcuno ancora lo vorrebbe in origine come “Vadolato” che potrebbe significare “accanto all’acqua” o “acqua larga, abbondante” dalle parole latus (largo) e voda che in lingua russa significa appunto “acqua”.

Il borgo subì, dagli anni ’50, un progressivo spopolamento causato dall’emigrazione dei suoi abitanti, tanto che l’amministrazione decise, nel 1986, provocatoriamente, di metterlo in vendita.Dei 4.800 abitanti del 1948 ne rimasero circa 300.

23- BADOLATO-convento visto dal borgo 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano - Copia

Ma fu poi un altro il motivo grazie al quale si arginò il problema dell’abbandono del paese: nel dicembre del ’97 una nave, Ararat, naufragò sulla costa con a bordo circa 800 persone di nazionalità curda. L’emergenza umanitaria fu superata in modo esemplare, gli abitanti (che avevano fresco il ricordo sofferente dello svuotamento del loro paese a causa dell’emigrazione) accolsero i profughi donando le chiavi delle abitazioni vuote al sindaco, circa 20 e tutti gli artigiani locali contribuirono alla ristrutturazione degli alloggi.

Il tutto mentre nel resto del territorio italiano si progettava la legge Turco-Napolitano, che istitutiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE); poi chiamati Centri di Permanenza Temporanea (CPT) e servivano a trattenere tutte le persone approdate in Italia senza documento di identità per 30 giorni.

In poco tempo quindi il borgo fu ripopolato con una reale integrazione che constava anche di manifestazioni comuni che riportavano le tradizioni locali di entrambe le popolazioni. Oggi per le strette vie si respira davvero un’aria internazionale. Pochi curdi sono rimasti del gruppo originario sbarcato dall’Ararat, ma oggi l’integrazione è evidente con gli acquisti di alcune abitazioni effettuate da persone provenienti dal nord Italia, dalla Svizzera, dalla Germania. E’ in questo luogo, insieme a Riace (RC), che Wim Wenders girò “Il volo” con Ben Gazzarra, sulla realtà dei rifugiati politici.

24-.-Badolato VISTO DA GRANELI 02 ago 2015 ph Nadia Lucisano

Sentiamo forte, camminando per i vicoli che si sviluppano a forma di gironi concentrici da piazza Castello (su cui sorgeva appunto il Castello e che ha ospitato per qualche anno un festival di musica tradizionale, il Tarantella Power), un contrasto piacevole tra il passato, la storia, e un misto di lingue e accenti delle persone che incrociamo; una piacevole multiculturalità che non stona. Camminiamo così tra antichi palazzi, i portali in granito locale, le porte, le chiese, le case con spaziose verande tutte in pietra, qualche abitazione dismessa, diroccata, fino a giungere a porta ‘e Japacu, originariamente la porta d’accesso, da cui si allarga la vista fino algolfo di Squillace, su cui domina la Chiesa dell’immacolata dove ci fermiamo un po’ per riprendere fiato. Da qui vediamo il paese che risale sul colle, di fronte, su un’altra collinetta (Petta degli Angeli) il convento Francescano di Santa Maria degli Angeli e poi la vallata che giunge alla costa e lo Ionio. Dopo aver recuperato le energie e colmato gli occhi di tanta meraviglia siamo pronti alla risalita verso la piazza centrale per poi rientrare a casa.

Mi piace raccogliere le sensazioni che i luoghi, di volta in volta, suscitano a chi mi segue in questi piccoli viaggi calabresi. A tal proposito di Badolato mi è stato detto: “E’ un posto bellissimo, davvero suggestivo, sembra di stare per aria, di sorvolare la costa come fossimo su una mongolfiera!”.

E’ davvero bello per me leggere negli occhi dei miei compagni di viaggio che si succedono, lo stupore per la riscoperta delle nostre origini comuni, vedere quanto appaghi, in chi torna in Calabria per brevi periodi all’anno, la vista di tanta bellezza. (fine)

Caro Tito,

come potranno notare pure i nostri Lettori (che spero abbiano apprezzato il reportage di Nadia Lucisano) il borgo di Badolato piace. Ti darò altre dimostrazioni, man mano che andremo avanti.

(continua)

Domenico Lanciano (http://www.costajonicaweb.it/)

 

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