L’Europa, e i soldi che non girano

 Il Regno delle Due Sicilie praticava una politica mercantilistica: esportava molto (derrate e semilavorati; qualche prodotto finito), importava poco, accumulava parecchio denaro nelle casse dello Stato; denaro di alto valore unitario, poco e nulla adatto alla circolazione e destinato dunque alla tesaurizzazione. Lo Stato spendeva poco e con lentezza, e il denaro rimaneva fermo. Nel 1860, il RDS morì come l’avaro di Orazio, che aveva conservato il vino sotto cento chiavi, e lo scialacquò il nipote: letteralmente, “tinguet pavimentum”. Anche i suoi sudditi tesaurizzavano “sotto il mattone”, menando una vita alquanto grama.

 Il Regno di Sardegna (attuali V. Aosta, Piemonte, Liguria, Sardegna, Savoia e Nizza) aveva un’economia in vivace  mobilità, sostenuta anche dalla spesa pubblica; e questa, a sua volta, fatta di denaro largamente preso a prestito.

 Come andò a finire, lo sapete dalle cronache. Se non lo sapete, leggete questo mio libretto.

 L’attuale Europa Unita si dichiara liberista come il Regno Sardo di Cavour, ma somiglia molto di più al RDS di Ferdinando II: accumula denaro e non lo spende. Anzi, vieta agli Stati di spendere per sostenere l’economia, la quale, secondo Bruxelles, si dovrebbe sostenere da sola. Ecco da dove spuntano le evidenti discrasie:

  • Francia, con ormai ben note sacche enormi di sottosviluppo, sia nelle campagne, sia nelle stesse luccicanti città;
  • Germania che, a sentire i Tedeschi, è abitata interamente da miliardari, poi le elezioni dimostrano una fortissima opposizione alla Merkel e soci nelle aree povere;
  • Italia, in cui la Valle Padana è tra le aree più sviluppate del mondo, e la Calabria è la terzultima tra le 360 regioni dell’Unione;
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 Siamo ancora all’oraziano defunto ricco di vino non bevuto.

 La causa intrinseca è che l’EU pretende il pareggio di bilancio, con minime oscillazioni per il debito. Alcune  osservazioni:

  • chi calcola questo debito?
  • con quali criteri?
  • come si valuta la ricchezza di un Paese? solo in denaro contante, o in tutto quello che costituisce la vita sociale, culturale ed anche economica?
  • ha senso affamare parte della popolazione per pareggiare il bilancio?

 Quest’ultima riflessione non ha solo contenuti morali e politici, ma proprio squisitamente economici. Se una persona mediamente soddisfatta si trova in tasca qualche soldo in più, lo spende, si veste, va a teatro e cinema, compra libri, cambia l’auto scassata e inquinante, dà in beneficienza… e i soldi girano; e quando i soldi girano, prima o poi ce n’è per tutti, ovviamente non in parti uguali, ma per tutti.

 Il ceto medio europeo immiserito, è anche moralmente depresso, e se ha un soldo, lo conserva, facendolo così diventare inutile, inesistente.

 Bisogna cambiare le regole europee, e subito. Immagino che qualcuno, leggendo, borbotterà la solita inventiva: Ma tu, professore di lettere in pensione, ne vuoi sapere più di Prodi, di Monti, della Fornero, di Juncker eccetera? E già, tutti geni dell’economia con quarantaquattro lauree in fila per sei con resto di due.

 Dei veri geni, lo so. Sono quelli che, a turno, hanno avuto in mano sia l’EU sia i singoli Stati. Ebbene, siamo nel 2019, e la crisi mondiale è iniziata nel 2007, ovvero dodici anni fa, il doppio della durata della Seconda guerra mondiale. I geni Fornero, Moscovici, Juncker, Prodi eccetera, in 144 mesi non hanno saputo farsi venire un’ideuzza non pretendo geniale ma almeno intelligente, banale. Hanno ripetuto la cantilena… la nenia funebre: “schiattate di fame e pareggiate il bilancio”. E la crisi continua… e se una crisi continua, non è più crisi, è condizione definitiva! E infatti…

 Non basta quindi cambiare le regole, come non basta cambiare automobile se uno non sa guidare: bisogna mandare a casa, con tutte le sue libresche ideologie, questa classe dirigente di burocrati fallimentari.

 Alla fine, è la politica che deve governare l’economia, e non il contrario.

Ulderico Nisticò

 

One thought on “L’Europa, e i soldi che non girano

  1. Raffaele
    17/06/2019 at 20:02

    Ah anche economista

     

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