L’Europa e il vino? Beviamoci sopra!


 Mi pare che noi Italiani non consumiamo nulla di irlandese; caso mai ci scappi qualcosa, evitiamo anche quel poco, dopo che l’Eire vuole mettere l’etichetta che IL VINO UCCIDE. Intanto l’Europa dei burocrati ci vorrebbe imporre di mangiare scarafaggi e farine di grilli. Davvero l’Europa s’impegna a rendersi sempre più antipatica agli Europei in genere, e in particolare agli Italiani; e ci riesce benissimo.

 Non è la prima volta, però, e beccatevi questa lezione di enologia. Quando il dio Bacco, o Dioniso che dir si voglia, arrivò a Tebe, il locale re Penteo, suo primo cugino per parte di madre, lo fece arrestare e vietò il vino. Finì malissimo, come rappresenta Euripide nelle Baccanti.

 Mitologia? Ma di fatto i Greci vietavano il vino àkratos, cioè non mescolato con acqua; e si vede che era troppo forte e di discutibile gusto. Del resto, per gli antichi il vino era più un alimento che una bevanda. Il vino però venne cantato da tutti i poeti. Alceo lo chiama “lathikades”, che nasconde le pene. Eccetera.

 Se i culti di Bacco erano solo una sbevazzata e non droghe, e ne dubito, se studiamo il fattaccio del 186 aC, quando, a seguito di un turpe giallo, i consoli fecero una retata di nobili romani, maschietti e femminucce, che s’incontravano in un bosco; e, svegliati i senatori, emanarono un senatusconsultum de Bacchanalibus, vietandoli, in tutta Italia, pena la morte. Lo narra Livio, ma la sola copia ci è nota con la scoperta, avvenuta nel 1640 a Tiriolo: qualche matto s’inventò che era un decreto antimeridionale, ma non è affatto vero. L’ho pubblicata, la Tabola, con ampio commento anche linguistico, su Vivarium e per la Ciminiera: chi non legge, peggio per lui.

  Alle donne romane, del resto, il vino era vietatissimo da sempre: ma le cronache e la letteratura dimostrano che le signore e signorine dell’Urbe facevano ampiamente e pubblicamente tutto quello che era loro proibito, anzi di più, incluso parlare in senato, e berci sopra.

  Dalle nostre parti, c’erano gli Enotri, popolo che aveva un’idea organizzata della viticoltura, usando i pali e non lasciando “maritare” le viti. Sibari aveva un “vinodotto” con tubi fino all’imbarco per l’esportazione. A dire la verità, però, è solo da pochi decenni che la Calabria fa del vino all’altezza del mercato, in cui, lentamente, si sta affermando.

 Il cristianesimo non ha nulla contro il vino, che è anche Sangue di Cristo. I monaci medioevali lo raffinarono per qualità e gradazione, e uno di loro, dom Perignon, scoprì che un prodotto della Champagne faceva le bollicine.

 Il vino è vietato ai musulmani. Se lo vietarono da soli gli Americani ai tempi del proibizionismo, poi abolito.

 Ora lo vogliono vietare gli Europei? Ebbene, rispondiamo, con Orazio, così

Nunc est bibendum, nun pede libero

pulsanda tellus…

ovvero, beviamoci e balliamoci sopra, alla faccia loro.

Ulderico Nisticò