L’Europa non vuole salvare i paesi spopolati e morenti

Caro Tito, recentemente ho appreso da alcuni organi di stampa che giorno 08 giugno 2020 la Giunta Municipale di Maida (versante tirrenico-lametino della provincia di Catanzaro) ha approvato la delibera n. 109 con la quale ha deciso di adottare “linee guida per la regolamentazione dell’iniziativa progettuale di recupero e valorizzazione del centro storico cittadino”. Una espressione istituzionale generica ma appassionata per dire – come ha precisato lo stesso sindaco Salvatore Paone (classe 1983) – che (pur di salvarle dall’abbandono e dal degrado) le case disabitate dell’antico borgo sarebbero state simbolicamente vendute o, meglio, cedute ad un solo euro, pur con precise garanzie di impegno e di percorso contrattuale per restaurarle o ristrutturarle entro un ben determinato tempo.

2-sindaco-di-maida-czChe cosa non si fa pur di salvare il patrimonio edilizio del proprio antico borgo! … E’ chiaro il significato. E’ necessario, anzi urgente, salvare il salvabile e tutto ciò che è possibile recuperare e valorizzare di un luogo che ha resistito ai secoli ma non all’emigrazione e alla globalizzazione che lo hanno condannato a morte! Ma non è facile “vendere” un intero paese né rivitalizzarlo con il “faidate”, senza un progetto nazionale o addirittura europeo, meglio se euro-mediterraneo!

Maida è un paese noto specialmente in Gran Bretagna, poiché il 4 luglio 1806 l’esercito inglese (pur essendo in inferiorità numerica) ha sconfitto quello francese. Per a sua importanza, tale battaglia viene definita la “piccola Waterloo”. Lo racconta nel suo libro su questo ameno paese la storiografa Sara Cervadoro, la quale ha recentemente tradotto dall’inglese “Calabria the first Italy” di Gertrude Slaughter (USA 1939) per la cui pubblicazione a stampa rinnovo accorato appello agli editori calabresi più sensibili e più responsabili alla Storia regionale, specialmente a quella delle Prima Italia.

3-libro-su-maidaL’Amministrazione comunale Paone, utilizzando questo bel ricordo che hanno di Maida, potrebbe invitare gli Inglesi ad “adottare” il borgo per evitare una “Waterloo” edilizia e socio-culturale. Gli Inglesi (che sono attenti alla propria storia, all’arte e all’ambiente) non esiteranno a rivitalizzare e mondializzare il borgo di Maida, pure approfittando del fatto che dista (è proprio il caso di dire) soltanto un “tiro di schioppo” dall’aeroporto di Lamezia Terme che permetterebbe loro collegamenti rapidi … tanto che alcuni da Londra o da altra città britannica potrebbero venire nel pomeriggio a Maida per prendersi il thé delle ore 17 e poi tornare in patria ed essere lì in tempo per la cena.

1 – PAESI SPOPOLATI PROBLEMA EUROPEO

Come ormai ti è ben noto, con un apposito articolo (intitolato significativamente “Badolato paese in vendita in Calabria” e pubblicato alla pagina nazionale 22 da “Il Tempo” di Roma martedì 07 ottobre 1986) ho cercato di lanciare l’allarme sul pericolo che si avviasse a morte certa il borgo antico del mio paese natìo ormai quasi del tutto spopolato. Infatti, erano rimasti soltanto 800 circa residenti dai quasi 5000 che erano nel 1950, appena 36 anni prima. E centinaia erano ormai le case disabitate, alcune delle quali si sgretolavano, rappresentando un pericolo pubblico per la gente e per la stabilità degli altri edifici.

4-badolato-in-venditaIl calo demografico era tanto e tale da prefigurare una desertificazione urbana (ma anche rurale e territoriale, di conseguenza) assolutamente preoccupante e, comunque, destabilizzanti per la vita civile ed economica dell’intera comunità. E il peggio era che Badolato rappresentava decine di migliaia di borghi simili in tutta Europa. La stessa Comunità Europea nel 1986 aveva stimato addirittura in 40 milioni le case rurali di pregio che nel vecchio continente erano in via di disfacimento, segno che un’intera e plurimillenaria civiltà agro-pastorale era stata condannata ad estinguersi a beneficio dell’industrializzazione, del terziario e della civiltà metropolitana.

Tale civiltà, in Italia, aveva uno slogan “Milano da bere” che ben rappresentava il tronfio trionfalismo di una politica nazionale che da lì a poco (nel 1992, a distanza di appena 6 anni) cadeva nei drammi giudiziari e nelle tragedie di suicidi ed altre morti a sèguito dell’operazione “Mani pulite” del Tribunale della stessa Milano. Città che, nonostante tutto, è tornata ad essere da pretestuosa “capitale morale” d’Italia a “capitale della corruzione nazionale” per finire (anche dopo una sfavillante e discussa Expo 2015) nella vergogna delle troppe morti che si potevano evitare nel recentissimo periodo dell’epidemia del Covid-19.

5-milano-da-bereLa Milano dei craxiani anni ottanta era presa da sé stessa e non vedeva altro che il progresso inarrestabile ad oltranza anche a scapito della desertificazione delle valli alpine ed appenniniche che facevano da corona alla Padania ma anche a scapito del resto d’Italia, come Parigi vive da sempre a scapito di tutto il resto della Francia.

E Roma? … Roma, nella sua mentalità papale ed imperiale decadente, continua a “disputarsi i panni di Cristo” … tutta intenta ad attrarre corrotti e corruttori d’ogni parte del mondo per alimentare la sua “Dolce vita” a scapito di chicchessia, persino dei più poveri del mondo, figuriamoci se poteva ascoltare il grido che, tramite me, proveniva da quella parte, enorme, dell’Italia dimenticata ma usata pur sempre per la “Grande abbuffata”.

Nel 1986 l’Italia, fondamentalmente bipolare (nella Storia come nella Geografia, nella Politica come nel duopolio televisivo e in tanti altri strategici affari) era alle prese con il prosciugamento delle sue due tradizionali abbondanti mammelle dell’intento di ben figurare tra le grandi nazioni del mondo, elimosinando un posto da “aggiungere a tavola” tra quelli che allora erano i G5 (i 5 Grandi) ovvero le Potenze più industriali e influenti del mondo (ma con la Cina e l’India in attesa di irrompere nello scenario impetuoso ed impietoso della globalizzazione e dell’insana competizione a chi sa meglio distruggere il pianeta con il festival del consumismo sfrenato e degli sprechi).

6-craxi-al-g7Un’Italia, quella, che viveva al di sopra delle proprie possibilità aumentando un sempre impressionante e pericoloso “debito pubblico” destinato all’ergastolo con “FINE PENA MAI”… gravando quindi sulle generazioni future “ad libitum”. E, ancora adesso aumentando sempre di più, non se ne intravede la fine in una folle corsa verso il baratro, con l’illusione che ci sia sempre qualcuno a fornirci un paracadute Salva-Italia.

Non da meno avveniva nella Comunità Europea in lenta trasformazione in Unione Europea con Bruxelles che si stava italianizzando nella concezione di “Asso pigliatutto” a scapito delle sue periferie sempre dolenti nonostante le “elemosine a pioggia” elargite come un mago illusionista fino al “Deserto dei Tartari”.

E Badolato?… Badolato nel 1986 era appena reduce dall’ubriacatura dell’Amministrazione Aratro che ci aveva lasciato in eredità attorno a 18 miliari di lire di debiti, un deficit mostruoso per un paesino di appena 4000 anime, per metà cittadini assenti per studio o per lavoro. “Qualcuno pagherà” mi aveva risposto un influente componente la Giunta Comunale dopo avergli chiesto perché continuavano a fare così tanti impegni di spesa, spesso senza nemmeno una deliberazione formale.

7-la-grande-abbuffataQuel “qualcuno” al mio paese si chiama ancora “Popolo” e da allora non si è capito proprio più niente, pure dal momento che un Partito Comunista Italiano badolatese, dal 1946 morigerato nell’Amministrazione locale ma spesso “pro domo sua”, aveva cominciato proprio alla fine degli anni 80 a perdere la testa dietro fantasmi concreti od occulti che lanciavano sulla popolazione quei “gas lacrimogeni” i cui effetti ed affetti durano ancora. E alle macerie dell’emigrazione si sono aggiunte le macerie politiche ed amministrative.

2 – LA TOSSE DELLA PULCE

Fin da sùbito, nell’ottobre 1986, ho capito che quella mia Badolato che cercava “mettersi in vendita” per salvarsi era come se fosse una pulce con la tosse in mezzo a quel tale e tanto marasma di un’intera società all’arrembaggio del … “si arricchisca chi può” … a scapito ovviamente pur sempre di qualche altro … solitamente della moltitudine degli onesti o degli incapaci a dire le bugie o a fregare il prossimo. Mentre i furbetti si nascondevano nelle pieghe della burocrazia partitocratica per gozzovigliare a più non posso.

Caro Tito, in così tanta confusione e ressa di avidità nazionale di un’Italia alle prese con una “Caporetto” socio-economica, come poteva essere ascoltato un lontano e periferico grido di un piccolo paese del profondo Sud dimenticato che non voleva morire?…

8-badolato-filmE, infatti, l’Italia non ascoltò il grido della pulce Badolato. Anzi, venne messo tutto a tacere, al massimo (proprio quando non se ne poté fare ameno) minimizzando come se quell’allarme del “paese in vendita” fosse una goliardata e tacciando addirittura quella “butade” (quello slogan, quella battura) come uno scherzo di cattivo gusto o addirittura “provocazione” da respingere con fermezza. L’indistinto e indistinguibile “Potere” di allora fece di tutto per inoculare nella gente, specialmente tra gli emigrati in Svizzera, l’indignazione della vergogna “Il paese è come una madre, come si fa a vendere una madre?”.

Poveri emigrati! Così tanto eroici ma anche così tanto ingenui da cadere nel tranello di prestarsi (in buona o cattiva fede) a divenire strumento di falsità, senza capire la gravissima situazione in cui versava il borgo che avevano dovuto abbandonare al suo triste destino per garantirsi un futuro. Loro si erano salvati, ma il borgo no.

3 – SCHIACCIATE LA PULCE !!!

Ho immediatamente capìto, alle prime reazioni del “Potere” silenzioso, che l’ordine di “schiacciare la pulce” era partito da sùbito. Pure perché da sùbito ho capìto che, inavvertitamente, avevo toccato con “il paese in vendita” un nervo scoperto della società regionale e nazionale. Avevo toccato la cattiva coscienza della permanente corruzione di un Paese che era perennemente in vendita per tante altre vicende ben più grandi ed importanti che non la preoccupazione di salvare i borghi dallo spopolamento. I

9-allertatorel gioco nazionale ed europeo era così tanto grande che quello dei borghi sofferenti era un lamento da sottacere in tutti i modi. Prima di tutto schiacciando il “banditore” … l’allertatore quale ero stato. Chi mi aveva permesso di fare questa “uscita” clamorosa quanto negativa?… Ebbene, doveva pagare pure lui.

Come in una qualsiasi “rivoluzione” che si rispetti, i protagonisti di quella vicenda del “paese in vendita” sono stati tutti neutralizzati: io mandato in esilio e il sindaco che mi aveva appoggiato fu fatto decadere assieme alla sua Giunta. Ordine nuovo! Ed ordine nuovo fu. A distanza di appena 7 mesi.

4 – IL RUOLO DELLA STAMPA ESTERA

Se in tutta questa mia passione nel tentare di salvare il borgo di Badolato da una tristissima fine non abbia fatto io stesso una brutta fine, ben peggiore del semplice esilio, ebbene, lo debbo alla Stampa Estera. Infatti, la vicenda di “Badolato paese in vendita” ha prima avuto riscontro e persino clamore all’estero e poi (dopo esattamente 84 giorni) in Italia. Dove per tutto l’autunno 1986 la notizia è passata quasi sotto silenzio, tra incredulità e avversione, tra occultamento e tentativi di verità.

10-stampa-esteraQuei pochi organi di stampa che ne hanno riportato la notizia, lo hanno fatto più per dovere di cronaca che per convinzione. Infatti, la “Gazzetta del Sud” (il più diffuso quotidiano della Calabria, pur avendo sede a Messina, in Sicilia) ha cercato di minimizzare, evidenziando nel titolo e nel testo di un suo primo articolo che no, Badolato non era in vendita ma si trattava di valorizzare la civiltà contadina. Si andava sul patetico.

La stessa operazione, in pratica, ha cercato di fare (addirittura verso la metà di novembre 1986, dopo oltre 40 giorni dall’evento) la redazione regionale Rai di Cosenza. Infatti, il pur ottimamente confezionato servizio televisivo di Pino Nano (acuto giornalista calabrese nato nel vibonese) non ha percepito la valenza estesa del fenomeno, inventandosi che Badolato avrebbe voluto essere “la Spoleto del mare”.

11-pino-nanoSalvezza presa per ambizione. Cosa assai suggestiva, un bel suggerimento, per il quale ho mostrato apprezzamento e gratitudine anche in tempi recenti a questo che è ancora adesso uno dei giornalisti di punta della Calabria e della Rai nazionale, poi diventato mio amico e che negli anni 1987-89 è tornato sull’argomento Badolato anche sulla carta stampata con un memorabile articolo sulla rivista “Calabria” edita dal Consiglio regionale e in un libro di memorie giornalistiche.

5 – INGLESI ED EBREI

Dalla stessa mattina in cui l’articolo “Badolato paese in vendita in Calabria” è stato pubblicato sulle pagine nazionali del ben noto quotidiano romano “Il Tempo” del 7 ottobre 1986 e nei giorni seguenti, non ho fatto altro che distribuirne centinaia e centinaia di fotocopie ai giornalisti esteri (la cui sede era allora in Via della Mercede 53), ai giornalisti delle testate nazionali presenti nel centro stampa italiana di Piazza San Silvestro e a tutte le redazioni dei giornali del centro storico della Capitale.

I primi, immediati risultati sono arrivati da un giornalista israeliano, Yossi Bar, e da un giornalista inglese il quale è sceso a Badolato, dopo pochi giorni, a constatare (proprio come deve fare un vero giornalista, toccare con mano, verificare). Yossi, divenuto poi mio amico, ha pubblicato un breve articolo, ad una sola colonna, sul maggiore quotidiano cartaceo di Israele. Articolo che ha dato così inizio ad un interesse ancora non sopìto delle immobiliari di quel paese ma anche ebraiche-americane che hanno mostrato di voler acquisire l’intero borgo, parte della spiaggia e della montagna per le vacanze delle famiglie e per “il relax-tournover” dei militari.

12-yossi-barBadolato come retrovia d’Israele. Come la Thailandia era divenuta sede degli avvicendamenti vacanzieri degli americani impegnati nella guerra del Viet-Nam. Ma Badolato anche come “buen retiro” per intellettuali ricchi di New York e dintorni. Insomma il borgo si prestava alle più varie reinvenzioni per un riutilizzo il più possibile rispettoso della sua natura rurale e morbida, silenziosa e millenaria, operosa e artistica.

Il giornalista inglese, in un’intera giornata, ha visitato il borgo, la marina, le colline, la montagna, accompagnato da me e dalla guardia municipale Schiavone. Gli abbiamo fatto assaggiare i prodotti più prelibati dell’enogastronomia badolatese in una casetta panoramica sul Golfo di Squillace alla Guardia (la zona più ricercata per relax estivo e per le scialate dei badolatesi). Ma è ripartito senza dare alcun esito giornalistico. Sono convinto che si aspettava nel profondo sud italiano un’altra Toscana così cara agli inglesi.

Tuttavia, dopo il “NO” all’interesse per gli israeliani per Badolato da parte delle istituzioni regionali calabresi, per bocca dell’allora assessore al turismo Ubaldo Schifino intervenuto in forma ufficiale al Comune di Badolato il 5 gennaio 1987, gli stessi israeliani (nella persona del magnate David Appel) hanno ufficializzato poi (il 18 febbraio 2005) il loro interesse per “Euro Paradiso” un megavillaggio turistico attorno alla foce del fiume Neto a nord di Crotone, patria dello stesso Ubaldo Schifino. Una coincidenza?…

13-europaradisoEd è una coincidenza che abbiano immediatamente fiutato l’affare dei borghi spopolati proprio esponenti di due tra i popoli più arguti del mondo, ebrei e inglesi?… Ci sarebbe da riflettere e molto!

6 – BORGHI MORENTI? … IL PROBLEMA NON ESISTE

I mesi successivi al lancio dell’allarme del 7 ottobre 1986 sui borghi spopolati (tramite l’esempio-prototipo di “Badolato paese in vendita”) confermano che per la cultura italiana il problema dei borghi spopolati in disfacimento non esisteva. Una prova significativa mi è stata data da un’assemblea di architetti e di professori universitari che ha avuto luogo nel cinema del rione San Leonardo di Catanzaro, proprio verso la metà di ottobre, qualche giorno dopo la pubblicazione del mio articolo sul quotidiano Il Tempo.

Ho distribuito a decine e decine di partecipanti quell’articolo (ormai divenuto storico ed emblematico) e con qualcuno di loro mi sono pure intrattenuto a parlare. In particolare, un professore universitario, pur dandomi la soddisfazione di dire che il tema da me proposto era importante, mi ha candidamente detto che c’erano priorità ben più urgenti da affrontare. Più urgenti di migliaia di paesi che si sgretolavano già?…

14-capo-sudMi ha risposto proprio come il sindaco Tripodi di Melito Porto Salvo, quando nel settembre 1999 gli ho proposto la valorizzazione (anche turistica) della sua città come “Capo Sud” ovvero il punto più a sud della penisola italiana e uno dei tre punti più a sud dell’Europa continentale. Mi ha detto: “Caro amico, qui siamo ancora ai tempi in cui bisogna pensare a risolvere il problema delle fognature”! Come se non si potesse fare l’uno e l’altro.

Capisco che si possa anche non afferrare immediatamente i concetti esposti. Non capisco come mai si possa negare l’evidente, ovvero la realtà che è sotto gli occhi di tutti, specialmente degli amministratori locali e degli addetti ai lavori. Comunque, dobbiamo annotare che nel 1986-87 il pericoloso spopolamento dei borghi non rientrava nelle priorità amministrative. Era un problema che stava ancora fuori dai radar della società italiana.

7 – LA PROVA LAMPANTE DI SALVATORE RONDINELLI

Salvatore Rondinelli è nato a Soverato (CZ) il 6 marzo 1956. Nel 1979 ha giocato nella squadra di calcio del Badolato, dove nel settembre 1983 ha preso moglie e dove abita da allora. Ha sempre partecipato con discrezione ed attenzione alla vita sociale della sua nuova comunità, pure perché la parentela della coniuge è abbastanza vasta e ramificata. Lavora ancora alla ASP di Catanzaro come ispettore di igiene ed ufficiale di polizia giudiziaria. Ecco come si inserisce nella vicenda di “Badolato paese in vendita”.

15-salvatore-rondinelliUn’assemblea popolare, appositamente indetta dal Comune di Badolato, subito il Natale del 1986 aveva deciso di proseguire con l’operazione del “paese in vendita” e la notizia lanciata dall’ANSA di Catanzaro (da Ezio De Domenico su corrispondenza di Antonio Piperata di Radio Soverato) è stata ripresa con molto clamore da quasi tutta la stampa cartacea italiana (persino pure quella più periferica) che l’ha evidenziata la mattina del 30 dicembre, martedì.

All’indomani, mercoledì 31 dicembre 1986, mi sono recato in Badolato Marina all’unica edicola-tabacchi di Franco Procopio, per accertarmi che ci fossero altri risultati sulla stampa cartacea, di cui conservavo la documentazione a futura memoria anche storica oltre che sociale. Ci trovai Salvatore Rondinelli, il quale mi fece questa fulminea considerazione: “Però ieri sera il TG1 non ha riportato la notizia”. Come per dire, tutti i giornali nazionali l’hanno evidenziata, però l’informazione che conta, quella governativa ed istituzionale, NO.

Un’assai arguta osservazione!… Che mi forniva la riprova di ciò che andavo pensando da tre mesi. Cioè, la società italiana non aveva ancora un’idea convinta e precisa della triste situazione in cui versavano i suoi borghi, nonostante fosse sotto gli occhi di tutti. E se tutti i giornali avevano riportata la decisione del popolo di Badolato a provare a salvare il proprio borgo medievale non era certo per porsi il problema dei paesi spopolati, bensì per evidenziare una “stranezza” … quasi “deridendo”, sotto sotto, l’insana decisione di mettere in vendita il proprio paese per salvarlo!…

16-tg1-rai-1986Quando poi si tratta di Sud Italia chissà perché tutto passa come “folclore” … persino i drammi e le tragedie. Non si dà al Sud una dignità seria, nemmeno nel dolore. Ho notato. Come mai?…

8 – ACCUSE E DERISIONE DA UNA RAI “MANIPOLATRICE”

Lo stesso giorno del 31 dicembre, a sèguito del clamore suscitato in tutta la stampa italiana, ci chiamò la redazione del rotocalco televisivo “Cordialmente” che andava in onda (su RAI 2 in diretta) nella mattinata dei giorni feriali, condotto dalla notissima e brillante Enza Sampò (Torino 1939) , invitandoci alla trasmissione di mercoledì 7 gennaio negli studi di Via Teulada a Roma.

Ci andammo il sindaco Ernesto Menniti, l’assessore ai lavori pubblici ing. Antonio Cunsolo ed io, accompagnati con la sua Alfaromeo Giulietta da Gerardo Mannello, funzionario comunale, futuro sindaco di Badolato e futuro super-protagonista (anche televisivo) dieci anni dopo nell’accoglienza ai profughi curdi della nave Ararat dal dicembre 1997.

In studio anche l’allora presidente del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) architetto Italo Insolera (1929-2012) il quale si limitò a chiedere per la sua associazione la tutela di tutto il borgo di Badolato senza nemmeno considerare lo stato di spopolamento e di abbandono dei tanti paesi svuotati dalla scelta industriale d’Italia, dell’Europa e del mondo.

17-italo-insoleraHo capito immediatamente che l’intera trasmissione era stata confezionata per screditare l’allarme del “paese in vendita” fatta passare per un’operazione di speculazione immobiliare. Tra accuse e derisione. Ho espresso questa mia indignazione specialmente nei confronti di un’alta figura istituzionale e culturale come all’ora sottosegretario ai Beni e alle attività culturali, prof. Giuseppe Galasso (del partito repubblicano), insigne docente universitario, storico e meridionalista napoletano. Il quale, appunto, proprio in quanto tale – gli ho rimarcato – avrebbe dovuto sapere e capire lo stato di abbandono dei borghi storici e dei paesi specialmente del nostro Sud. Gli ho espresso tutta la mia meraviglia che proprio lui ci accusasse di speculazione immobiliare quando le nostre argomentazioni erano state unicamente rivolte alla salvezza dei territori falcidiati dall’emigrazione e dal loro conseguente abbandono a causa della società industriale che, egli, nel Pentapartito governativo, allora sosteneva.

Poi, la Rai (ente di Stato), per mano di Rai Due di cui eravamo ospiti, ha giocato la patetica carta di metterci contro i nostri emigrati di Wetzikon ovvero le vittime stesse della tragedia dell’abbandono forzato per fame dei nostri paesi. Si è capito immediatamente che il Potere (tramite la Rai) giocava sporco strumentalizzando ingannevolmente la più cospicua comunità di lavoratori badolatesi all’estero, come poi ci hanno confermato loro stessi, ad animi rasserenati. La giornalista Rai che era andata per interrogarli, ha voluto aizzarli contro l’iniziativa del “paese in vendita”. E loro ci sono cascati con tutte le scarpe.

18-giuseppe-galassoInfatti, gli emigrati (specialmente questi di Wetzikon) erano stati informati delle buone intenzioni della vicenda fin dal suo inizio (7 ottobre 1986), cioè tre mesi esatti prima della trasmissione televisiva “Cordialmente”. Eppure la manipolazione del Potere era riuscita a stravolgere la verità, con accuse e derisioni. Il giornalismo, la cultura e la politica italiana, con quell’inganno, avevano toccato il fondo e addirittura l’ignominia.

Tale atteggiamento del Potere continuò con tanti altri giornalisti inviati a Badolato nei mesi successivi. Persino il giornalista di una trasmissione culturale RAI come “Bell’Italia” cercava di suggerirmi le parole e i concetti da dire, addirittura contro me stesso e il tentativo di salvare, tramite Badolato, tutti i paesi sofferenti. E, quando, non avanzavano sospetti, accuse e derisione, alcune trasmissioni televisive trattavano il tema dello spopolamento come un fenomeno folcloristico o addirittura da baraccone!

9 – UNA PREZIOSA OCCASIONE PERSA

L’Italia, si sa, è generalmente il popolo delle grandi occasioni perse. E la vicenda del “paese in vendita” è stata una grande occasione persa non soltanto per guardare in faccia alla realtà ma principalmente per ripensare al modello di sviluppo, tutto ed esclusivamente incentrato sull’industrializzazione del nord italiano e del nord del mondo a scapito di tutto il resto, provocando quegli squilibri che generano non poche problematiche. Fino allo scatenarsi di pandemie epocali come quella attuale del Covid-19. E chissà cosa ci attende il futuro!

19-ubaldo-schifinoLa politica italiana (vedi Ubaldo Schifino del 5 gennaio 1987 a Badolato, rappresentante della Giunta regionale comunista e Giuseppe Galasso del 7 gennaio 1987 su Rai 2 nazionale) e la cultura (il FAI di Italo Insolera e i giornalisti di potere da “Cordialmente” Rai 2 in poi) si sono scagliati contro la “rivoluzione badolatese” del “paese in vendita” imponendo la “restaurazione” con ogni mezzo possibile ed inimmaginabile, utilizzando la fabbrica del fango, delle accuse, della derisione, della devitalizzazione concettuale e formale e quanto altro di negativo.

Tutto ciò non poteva che avere l’ovvia conseguenza dell’allontanamento dei protagonisti di questa “piccola-grande rivoluzione”. Prima l’allontanamento del sindaco Ernesto Menniti, cui si è preferito il più accomodante Vincenzo Piperissa (nel rinnovo dell’Amministrazione comunale comunista dell’aprile 1987) e poi un mese dopo (alla scadenza contrattuale del 31 maggio 1987) il mio “licenziamento”.

Comunque, chi come me ha un animo sincero ed amoroso ottiene, prima o poi, le sue soddisfazioni e le sue rivincite morali. Se il Potere ha le armi per reprimere gli aneliti, la Verità vince sempre, alla lunga. Così gli emigrati di Wetzikon (che si sono fatti manipolare contro Badolato e contro sé stessi dai giornalisti di Rai 2) sono venuti spontaneamente a chiedermi scusa e a rivelare l’inganno che li ha travolti.

20-cera-una-volta-il-sudMa (dopo lo scontro televisivo del 07 gennaio 1987) la soddisfazione personale più grande l’ho avuto dallo stesso Giuseppe Galasso il quale il 14 febbraio 2018, proprio pochi giorni prima di morire, ha espresso il timore che il Sud rischia di morire in un suo memorabile ultimo articolo https://www.ilmediano.com/lultimo-articolo-di-giuseppe-galasso-il-meridione-rischia-di-sparire-e-un-amaro-saluto-a-napoli-e-al-sud/).

Con tale articolo il prof. Galasso ha riconosciuto (sebbene indirettamente) le nostre posizioni “rivoluzionarie” sui paesi spopolati e in particolare su un Sud italiano tradito da tutti i governi, compreso quelli cui lui ha preso parte. Magra soddisfazione, certo, ma questo pentimento eccellente può essere un nuovo punto di ripartenza per rilanciare i temi del riequilibrio territoriale e della giustizia sociale persino in termini globali, oltre che nazionali.

10 – L’EREDITA’ DEL PAESE IN VENDITA

Come in tutte le “rivoluzioni” la restaurazione si prende la rivincita. Tuttavia, la vicenda di “Badolato paese in vendita” ha lasciato una buona eredità. Essendo stata principalmente una pacifica “rivoluzione culturale” ha fatto riflettere e ha poi indotto parecchi sindaci a continuare sul nostro esempio mettendo in vendita i loro paesi spopolati, da nord a sud, anche all’estero (Badolato ha avuto un’eco davvero tanto internazionale).

21-vendesi-esino-larioPare che non ci sia altro modo per evidenziare (anzi, gridare) il dramma dei nostri paesi che si stanno sgretolando, dopo la massiccia emigrazione imposta dalle società industriali che ci hanno rapinato braccia e cervelli, desertificando il territorio. Senza mai pensare che una gran parte dell’Italia e dell’Europa sarebbe andata letteralmente in scandalosa rovina!… Ma adesso i nodi stanno venendo al pettine.

Dal 1986 in poi i sindaci dei paesi più spopolati e a rischio morte hanno gridato i loro SOS, i loro allarmi, ma non sono stati ascoltati finora. Né dalle loro Regioni, né dallo Stato, né dall’Europa opulenta, smemorata e persino “spocchiosa”.

Un’Italia e un’Europa che non capiscono quanto sia importante la salute dei borghi, poiché (tra tanto altro) contribuiscono al buon mantenimento del territorio, anche in funzione idro-geologica. Infatti, senza la gente che abita i piccoli paesi (diffusi specialmente in collina e in montagna) la stabilità orografica e idrogeologica viene meno. La riprova sono i ricorrenti disastri che registriamo ogni anno in ogni stagione.

Finora sono stati irrisori i provvedimenti per contrastare la morte urbana e rurale delle periferie. L’Italia e l’Europa non hanno né sufficiente consapevolezza né un progetto serio per salvare il salvabile in termini socio-culturali, edilizi, agricoli e quanti altro serve per non giungere ad un punto di non ritorno quale la storia non ha mai visto finora!

22-case-1-euro-italiaBadolato e tutti gli altri paesi continuano ad essere un serio quanto tragico promemoria. Se non saranno ascoltati, la cancrena dello spopolamento attaccherà pure il cuore di questa assurda civiltà delle macchine che ha tradito la civiltà dei popoli, l’intera umanità!

11- INDEGNO VENDERE AD UN EURO UNA CASA

Se ben ricordo, nella primavera del 1987 il professore Vittorio Sgarbi (nato in Ferrara 08 maggio 1952) teneva su un canale Rai una trasmissione (in seconda serata) sull’Arte. Gli ho scritto, chiedendogli se poteva trattare di “Badolato paese in vendita” e dell’arte dei borghi spopolati che stanno andando in rovina. Mi ha risposto, con una lettera autografa, promettendomi che ne avrebbe parlato in un futuro suo programma, poi mai avvenuto. Critico d’arte, polemista televisivo e politico di centro-destra, Sgarbi è stato più volte parlamentare ed ha ricoperto incarichi istituzionali a vari livelli (europei, nazionali, regionali, comunali).

23-sgarbi-sindaco-salemiQuando il prof. Sgarbi (dal 30 giugno 2008 al 15 febbraio 2012) è stato sindaco della città siciliana di Salemi (in provincia di Trapani) probabilmente si sarà ricordato del “paese in vendita” perché ha “inventato” la vendita delle case (site nella parte terremotata di Salemi) ad un euro, con la condizione che venissero ristrutturate o restaurate. Cosa che stanno facendo adesso altri sindaci d’ogni parte d’Italia. Nel settembre 2017 sono andato a Salemi per vedere la zona messa in vendita e lo stato delle cose. Ho parlato con alcuni abitanti del quartiere. Pare che l’iniziativa non abbia avuto i risultati sperati, nonostante la bellezza del luogo e dei dintorni.

Ma ho notato che non basta “svendere” gli immobili per attrarre acquirenti e tentare così di risolvere problemi di degrado urbanistico e desertificazione. I borghi hanno una propria dignità e tutte le case un proprio valore, significato e narrazione umana, sociale e stilistica. Infatti, personalmente non sono del parere che, pur di attrarre investitori, si debba “svendere” la proprietà immobiliare. Tanto è che ho lanciato il “paese in vendita” non in “svendita”. E tutte le compravendite effettuate a livelli di privati in Badolato sono avvenute nella reciproca dignità tra venditore e acquirente. Consci entrambi del valore dell’immobile, pur posizionato in un borgo semi-spopolato e senza servizi essenziali. Le case sono frutto del sudore di generazioni ed hanno una propria storia ed una propria dignità, pure nel contesto di un ben determinato territorio che aumenta o integra la presenza di un qualsiasi immobile (anche rurale).

24-il-paese-in-venditaLe case troppo degradate o pericolanti vanno abbattute oppure, se è ancora possibile riprenderle, vanno ricostruite o ristrutturate o restaurate a cura dei proprietari privati o delle istituzioni (pure per evitare che diventino pericolo per l’incolumità pubblica). La soluzione della vendita simbolica ad un euro (sebbene subordinata alla ristrutturazione e alla conseguente abitabilità) non dovrebbe essere un “metodo” bensì una eccezione. Una rarità.

A dirti il vero, caro Tito, sono alquanto indignato con tale prassi della “vendita ad un euro”. Intervengano gli enti pubblici, ne facciano case popolari o di altro uso ma non si “insulti” la dignità ed il valore immobiliare e storico dei borghi antichi. Svendere e pietìre non è la soluzione. E, comunque, è necessario inserire il tutto in un progetto e in una strategia possibilmente lungimirante. Elemosinare la salvezza dei borghi in tal modo non mi sembra la cosa più giusta né adeguatamente dignitosa.

25-pensierosoLe zone che sono state desertificate e prese per fame dalla società industriale (avallata dai governi nazionali ed esteri) dovrebbero invece pretendere un “risarcimento” storico per il male fatto loro, come se fossero state bombardate da una guerra non dichiarata ma attuata a tal punto da produrre gli ingenti danni che constatiamo e per i quali stanno soffrendo intere generazioni ed un territorio ormai esausto e senza speranza di potersi più riprendere. Genocidio? … Sì, a mio parere! E i genocidi vanno risarciti a dovere. Non con le parole e con i palliativi. Persino con la “carità”. Sono stati territori derubati e vanno risarciti a dovere!

Ma anche a considerare una epidemia o pandemia lo spopolamento per emigrazione (forzata e programmata dai governi), il danno causato da tale calamità politico-sociale va risarcito proprio come adesso è risarcito il danno socio-economico provocato dalla pandemia del Covid-19. L’emigrazione forzata è ancora più grave, poiché i paesi spopolati sono stati il “serbatoio” di braccia e cervelli per le zone più ricche, le quali vivono nel lusso a spese delle zone rese più povere da questa chiamata alle armi “industriali”.

12 – SALUTISSIMI

Caro Tito, sarebbe necessario elencare tante altre situazioni. Ma penso che per oggi possa bastare. Chi vuol intendere intenda. Ma ritengo che i concetti e i fatti qui espressi dovrebbero essere abbastanza comprensibili, pure per conseguenti prese di posizione di dignità e di efficacia. A quasi 40 anni da “Badolato paese in vendita” e dopo aver agitato le menti e gli enti istituzionali, non si vede nulla di concreto per la salvezza di circa 5 mila borghi soltanto in Italia e decine di migliaia nella zona euro-mediterranea. L’Europa dei ricchi e dei predoni ha già da tempo superato ogni limite sostenibile per i popoli e per il continente. Basta vedere come stanno riducendo l’intero pianeta, quasi ad una situazione di non-ritorno.

26-europaChe i borghi spopolati siano un problema europeo (in Italia e in tutta Europa) l’ho evidenziato immediatamente nel 1987 sia sull’Avanti! (organo del Partito Socialista Italiano, allora al governo con Bettino Craxi), nelle interviste televisive nazionali ed anche nella stampa locale (come, ad esempio, “L’Eco dell’Alto Molise” nel numero di novembre). Ma ho tempestato di appelli tutte le istituzioni, dalla Commissione Europea alla Presidenza della Repubblica Italiana. Tanto che una delle frequenti mie lettere è passata persino per le mani del professore agnonese Sergio Sammartino che stava effettuando uno “stage” proprio negli uffici della Comunità Europea a Bruxelles. Ed un appello è stato letto addirittura dall’agnonese Daniele Saia (oggi consigliere comunale) quando prestava servizio militare di leva ed era addetto allo sfoglio e allo smistamento della posta pervenuta al Quirinale!

Ma, ovviamente, lo hanno sempre saputo soprattutto i governi e la stessa Europa poiché lo spopolamento delle campagne e dei paesi è stato programmato e provocato dalla sciagurata scelta industriale accentratrice in pochi poli di sviluppo, i quali, adesso devono restituire vivibilità e dignità alle zone depredate e impoverite … quasi rase al suolo come un vero e proprio bombardamento e rastrellamento bellico-coloniale da genocidio. L’Europa deve guarire dal colonialismo interno, dagli squilibri territoriali.

Ed è ormai opinione diffusa che il Covid-19 dovrebbe insegnarci qualcosa pure nello spopolamento dei paesi … le città scoppiano e i borghi muoiono … che bel riequilibrio! Inutile parlare di “telelavoro” se poi non vengono messe le basi perché la gente possa stare nei borghi in modo tale da poter lavorare a distanza e così ripopolare e rivitalizzare le ruralità e i centri storici abbandonati a causa di dissennate scelte economiche e industriali ormai obsolete e nocive al pianeta e all’umanità.

L’imperativo e la parola d’ordine è RIEQUILIBRIO !!!

27-buone-vacanzeCaro Tito, grazie per aver ospitato pure questa “Lettera n. 294”. Per la “Lettera n. 295” penso che bisognerà aspettare che passi il mese di agosto, sempre un po’ caotico per la concentrazione e la scrittura, nonostante la prudenza per il Covid-19. Perciò auguro a te, alla tua famiglia (in particolare al piccolo-grande Leonardo) e ai nostri Lettori un meraviglioso mese di agosto! Ciao,

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)