L’Europa poco Unita, e senza miti

 Se non succede qualcosa, e ancora potrebbe, il 31 ottobre la Gran Bretagna se ne va dall’Europa. L’Europa perde 209.000 kmq (senza dire di possedimenti vari sparsi), e 63 milioni di abitanti. Dal 1 novembre, l’Europa userà quella che nel frattempo sarà diventata una lingua extracomunitaria e straniera, l’inglese.

 Non è mica la prima volta, che l’EU fa la porta girevole. Mentre dai sei Paesi originari arrivava a 29 oggi 28, l’EU ha subito che:

  • la Norvegia, nel 1972, manco fece in tempo ad entrare, e uscì con due referendum;
  • la Groenlandia, che, pur essendo una contea della Danimarca, ha detto di no: l’Europa perse un condominio (300.000 abitanti) e un territorio nove volte l’Italia;
  • le Fær Øer, pure danesi, non entrarono in UE.
  • la Gran Bretagna ha sempre mantenuto la sterlina;
  • Bulgaria, Croazia, Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Svezia, Ungheria non usano l’euro;
  • Bulgaria, Cipro, Croazia, Gran Bretagna, Irlanda, Romania non fanno parte della Zona Schengen.
  • Non esiste l’ombra di una politica estera europea; tant’è che quando Renzi si volle levare dai piedi l’inutile Mogherini, la mandò a fare il ministro degli esteri dell’Europa!

La porta girevole dell’Europa poco Unita: davvero unita, questa Europa.

 Se il 1 novembre, giorno di tutti i Santi, l’Europa si sveglierà senza la Gran Bretagna, la maggior parte degli abitanti non se ne accorgerà, tranne quelli che si trovano già lì per lavoro o studio. Se l’Irlanda del Nord, come è possibile e forse probabile, pianterà in asso la Regina per unirsi al resto dell’Irlanda, ci sarebbe da correggere le cartine geografiche: ma l’Europa ha visto tanti di quei cambiamenti di confini, dal 1989 in poi, che uno più uno meno…

 Il 1 novembre, dunque, nessuna emozione. Non so, infatti, se la brexit ci porterà qualche comodo o qualche fastidio, ma so per certo che nessuno al mondo si è mai commosso o adirato o turbato per i fastidi e i comodi. Ci si turba, ci si esalta, ci si abbatte, ci si adira, ci si sconvolge per un mito, un sogno, un’ideale… e questa Europa non lo è; è nata come un accordo economico, e “natura delle cose è il loro nascimento”; è una società, e i soci ci stanno finché conviene, o credono convenga; società, non comunità, non amore né odio.

 Avete mai visto un poeta scrivere qualcosa sull’Europa Unita? Ma dai, persino per darsi un inno, hanno dovuto far ricorso a una musica del 1803.

 Nel 1803, Beethoven era ancora liberale, massone, illuminista, giacobino, e tanto ammiratore di Napoleone che gli dedicò, nel 1805, l’Eroica. Ma quando la Germania ritrovò il suo spirito nazionale e la “Kultur” mitica, e gli eserciti tedeschi sconfissero (l’Io contro il Non-io) Bonaparte a Lipsia, fu prontamente ritirata la dedica a Napoleone, retrocesso da liberatore a oppressore straniero. Ecco come si forma un mito; altro che spread!  

 Secondo voi, lo sanno, a Strasburgo?

Ulderico Nisticò