Lezione sotto forma di teatro

 La Consulta della Cultura del Comune di Chiaravalle mi affida il delicato compito di raccontare e spiegare la carta costituzionale alla Scuole Media. Potevamo tutti cavarcela con una conferenza, ma abbiamo scelto la forma del teatro. Teatro, thèatron, da theàomai: guardare con partecipazione; perciò il mezzo del teatro parla alle coscienze prima che alla mente.

 L’attività di è svolta nel teatro Impero, presenti il sindaco Donato con la Rizzo, la Tino e la Sangiuliano per la Consulta, la dirigente scolastica Aloi. La Consulta ha fornito anche l’ottima strumentazione.

 Assistito da sei bravi allievi, alla prima esperienza su un palcoscenico, ma mostratisi capacissimi, ho spiegato l’esigenza di leggi scritte, ricordando che le prime d’Europa sono quelle di Zaleuco nella nostra Locri. Seguirono le Dodici Tavole di Roma, e gli Statuti medioevali.

 Quelle moderne, note come costituzioni, derivano tutte da una costituzione che opera ma non esiste come forma, quella britannica. La scrisse gli Stati Uniti proprio ribellandosi alla Gran Bretagna. Ne compilarono diverse i rivoluzionari francesi, ma tutto finì, di fatto, nella monarchia militare e dittatura di Napoleone.

 In Italia abbiamo gli esperimenti del 1820-1 a Napoli, del 1821 a Torino, del 1849 a Roma; finché lo Stato unitario non venne retto dallo Statuto del 1848, concesso da Carlo Alberto al Regno di sardegna, poi esteso a tutta Italia, e noto come Albertino.

 In mezzo a diverse situazioni di fatto, l’Albertino restò in vigore fino alla II guerra mondiale. Il 2 giugno 1946, un referendum sancì la vittoria della forma repubblicana su quella monarchica; ed elesse un’assemblea costituente, che lavorò fino a proclamare, con data 1 gennaio 1948, la costituzione, che, con modifiche, è in vigore.

 I ragazzi hanno letto alcuni articoli, accompagnati da adeguati commenti. Commenti, è bene chiarire, che ho calibrato all’età del pubblico e alla circostanza didattica. Quando si vorrà ripetere per adulti, userò un altro tono e dirò più esplicitamente il mio pensiero.

 Comunque, i giovanissimi scolari hanno potuto conoscere criticamente alcuni articoli fondamentali: l’1, con il concetto di sovranità popolare; il 3, sull’uguaglianza dei cittadini italiani; il 7, sui rapporti con la religione cattolica; l’11, sulla guerra e il suo “ripudio”, ma a ben precise condizioni, e pur sempre in presenza dell’art 52 sul dovere di difesa della patria; i vari termini delle autonomie locali; e gli articoli dedicati alla cultura, alla scuola e al patrimonio storico e ambientale.

 Tutta l’attività è stata sottolineata da interventi dei musicisti Domenico Gervasi, Paola Ricciardi, Davide Stratoti, che hanno eseguito brani storici previsti dal testo: Addio, mia bella addio; Il Piave; L’inno di Garibaldi; la Marcia Reale; e l’Inno nazionale, noto come di Mameli, con intervento canoro di Paola Sangiuliano; e musiche di loro interpretazione.

 Ecco dunque come il teatro può dare molto alla scuola.

 È seguita la cerimonia di messa a dimora di un albero in memoria del giudice Falcone.

Ulderico Nisticò