Libertà di stampa e caduta dal pero

 Nella giornata mondiale della libertà di stampa, le televisioni e la stampa italiane sono costrette ad arrampicarsi sugli specchi e ricorrere a reticenza e giri di parole, di fronte a una cosa che, in termini di libertà di stampa, dovrebbe essere banale: l’intervista al ministro degli Esteri russo. Chi ha visto la rassegna di stamani 3.5.22, ha assistito a patetici balbettii del tipo “le parole del ministro… ”; come facevano un tempo le signorine di buona famiglia nubili se dovevano accennare a cose sessuali.

 Alla faccia della libertà di stampa, nella giornata apposita?

 Il peggio è che tutti o fingono di cascare dal pero, o ci cadono davvero per semplice ignoranza. Che ha detto di tanto strano, Lavrov? Ha ripetuto una delle tante versioni della biografia di Hitler, che, come tutti sanno tranne Draghi e i giornalisti italiani, è abbastanza oscura, quindi ha consentito ogni illazione e ogni romanzo.

 Molto diversa la figura di Mussolini, di cui si sapeva tutto fin da quando, giovanissimo, era esponente e poi capo dei socialisti massimalisti e rivoluzionari; e di lui, fino all’ultimo, si conobbero anche i numerosi pettegolezzi amorosi. Hitler diviene noto solo dal 1923, quando partecipò a un tentativo di colpo di Stato; per poi percorrere rapidamente la marcia verso il potere, conseguito con il trionfo elettorale del 1932 e ’33. Di prima, si sapeva che era nato il 20 aprile 1889 a Braunau nell’allora Impero d’Austria; aveva ottenuto qualche successo come pittore; aveva prestato servizio militare durante la Grande guerra, però nell’esercito del Regno di Baviera, membro dell’Impero di Germania. Solo nel 1932 assunse la cittadinanza tedesca.

 Ci sono, come si vede, molti spazi vuoti nella biografia di Hitler, che hanno ispirato ipotesi di ogni genere, in particolare circa la famiglia di origine. Una di queste, ma solo una delle tante, è che avesse ascendenti ebrei. La presenza ebraica nell’Impero d’Austria era notevole, e basta ricordare Freud e Kafka e i Rothschild; sebbene con atteggiamenti molto variegati rispetto all’ebraismo e alla religione israelitica. Qualcuno ha azzardato persino ipotesi di rapporti tra il nazionalsocialismo al potere, e il nascente sionismo. Ah, dimenticavo le ricorrenti “scoperte” che Hitler non sarebbe morto nel 1945 a Berlino, ma anni dopo in America Latina o altrove, persino in Russia. Prove, nessuna; ma non ce ne sono nemmeno del contrario. Del resto, tutta la storia umana è zeppa di misteri.

 Diciamo pure che è troppo presto perché il nazionalsocialismo sia oggetto di pura storiografia; e quando lo sarà, sarà anche troppo tardi perché interessi a qualcuno se non del mestiere. Ma quando la storia finisce sui giornali e nei comizi dei politici, allora non racconta i fatti, ma parla del presente e al presente, quindi in modo pochissimo credibile.

 Soprattutto quando scatta la censura, e quando questa indossa le vesti dell’autocensura per evitare guai. Beato me, che ho scritto migliaia di articoli per decine e decine di testate stampa e on line, però non ho la tessera di giornalista e nella vita ho fatto tutt’altro mestiere.

 E che non cado dal pero, giacché non vi sono mai salito. Perciò né mi stupisco di qualcosa, né devo fare finta di stupirmi.

Ulderico Nisticò