Dalle colonne del Corriere al fronte libanese, il fallimento della diplomazia sovranista mette a nudo una verità brutale: nell’internazionale dei populisti non esistono alleati, solo vassalli da umiliare.
Il risveglio da un incubo geopolitico
Per un decennio ci è stata venduta l’idea di un’internazionale dei “patrioti”, un asse ideologico capace di superare i vecchi schemi diplomatici in nome di una visione comune.
Oggi, quell’illusione non è solo morta: è crollata sotto il peso di un cinismo senza precedenti. Il brutale “benservito” di Donald Trump a Giorgia Meloni rappresenta l’epilogo simbolico di questa stagione.
Le accuse di codardia sulla gestione del petrolio, lanciate con freddezza chirurgica, chiariscono che il rapporto tra i due non è mai stato un dialogo tra pari, ma la pretesa di sottomissione di un padrone verso il proprio vassallo.
Roma e Berlino: Destini incrociati nell’umiliazione
L’Italia non è sola in questo deserto diplomatico. In Germania, il Cancelliere Friedrich Merz, nonostante sia da un anno il punto di riferimento conservatore in Europa, subisce gli insulti dell’ultradestra israeliana di Ben Gvir.
Il paradosso è accecante: sia Roma che Berlino hanno sacrificato fette enormi di credibilità internazionale pur di non irritare i propri “idoli” politici.
Per mesi, entrambi i governi hanno scelto il silenzio o l’avallo tacito di fronte a:
Lo smantellamento dell’autorità ONU.
L’ignoranza sistematica delle sentenze del Tribunale Penale Internazionale.
L’erosione del proprio ruolo storico di mediatori nel Mediterraneo e nel cuore dell’Europa.
L’offesa sul campo: Il caso UNIFIL
Il prezzo di questa subalternità è diventato tragicamente concreto lo scorso 8 aprile. Mentre i soldati italiani della missione UNIFIL finivano sotto il fuoco “d’avvertimento” delle IDF in Libano, la risposta diplomatica che ci si sarebbe attesi — le scuse — non è mai arrivata. Al contrario, il nostro ambasciatore è stato convocato per subire proteste contro la libertà di stampa italiana.
È la prova del nove: il sostegno incondizionato non ha generato gratitudine, ma pretesa. Il rispetto della sovranità, mantra del sovranismo nostrano, si ferma sulla soglia degli interessi di Trump e Netanyahu.
La fine di una visione
Abbiamo bruciato i ponti con il progetto europeo per rincorrere il sogno di un asse sovranista, solo per scoprire che quel sogno era un incubo di marginalizzazione.
L’Italia e la Germania si scoprono oggi orfane di una visione strategica, ridicolizzate in poche righe di agenzia o sbeffeggiate dai leader che consideravano fratelli d’armi.
”È la fine ingloriosa del patriottismo servile: la scoperta che per i giganti del populismo globale, le nazioni europee non sono alleati sovrani, ma pedine da colpire non appena osano un timido richiamo alla propria dignità.”
Oggi resta solo un cumulo di macerie diplomatiche e una domanda che attende risposta: vale davvero la pena di rinunciare al proprio ruolo nel mondo per ricevere in cambio l’accusa di codardia?