L’Iran è un osso duro? Pare di sì.


 Tutti quelli che iniziano una guerra, sono sempre convinti di due cose: la prima, ovvia, che vinceranno; la seconda, che la guerra sarà breve. A parte la Guerra di Troia che non è mai finita, due esempi: attacco tedesco di maggio 1940 e annientamento in due settimane delle forze francesi; attacco tedesco di giugno 1941 all’Unione Sovietica… e si sa com’è andata. Eccetera.

Questa volta, in Asia, le cose stanno procedendo in modo diverso da come probabilmente pensasse Trump; mentre non sappiamo cosa pensassero i dirigenti dell’Iran. Gli USA forse ritenevano di vincere subito e bene; mentre l’Iran si sta rivelando un osso molto più duro di ogni previsione. Questi sono, a oggi 21, i fatti.

Le forze dell’alleanza USA – Stato d’Israele stanno colpendo; ma l’Iran non solo resiste, bensì contrattacca, mirando a interessi e basi del nemico. E non solo del nemico, perché vengono coinvolte basi NATO, ufficialmente neutrale; e c’è anche l’Italia.

Si vocifera che gli USA, non avendo raggiunto i loro obiettivi con i missili e gli aerei, ci vogliano provare all’antica, con truppe di terra. Se ciò dovesse avvenire, gli esiti possono essere di ogni sorta, considerando due fattori. Il primo è il territorio tutt’altro che facile per gli ingombranti attrezzi della guerra moderna.

Il secondo fattore è politico. Vero che c’è un’opposizione interna al regime degli ayatollah, ma se l’attacco americano e israeliano pare stia ottenendo l’effetto contrario: e di fronte allo straniero, e per di più “infedele” cristiano e giudaico (e anche musulmano sunnita, quindi eretico), è facile pensare che la popolazione stia totalmente con l’Iran, qualunque sia il regime, e non con fumosi e improvvisati progetti di presunta democratizzazione.

Del resto abbiamo visto tutti i risultati nefasti dell’esportazione della democrazia in Iraq e in Libia e in Siria; e ci avevano provato, fallendo, anche in Egitto.

In mezzo a tutto questo sfacelo e incertissimo avvenire, desolante è l’assenza di ONU, EU, NATO e singoli Stati europei.

Alla prossima,

Ulderico Nisticò