Litigi e Titolo V

Stiamo assistendo a liti tra governo, regioni, comuni; e l’impressione che ne deriva è che le tre entità non si sentono in gerarchia, ma in posizione di parità. Pensate a De Luca, presidente della Campania, e a De Magistris, sindaco del capoluogo della Campania, che se fossimo nell’Ottocento si sarebbero sfidati a duello, e oggi finisce che si querelano.

È una di quelle situazioni centrifughe che spesso, nella storia, hanno portato alla dissoluzione di fatto delle compagini statali. Esempio storico per eccellenza, il Sacro Romano Impero, ridottosi a una frantumazione di feudi, città, diocesi, signorie e autonomie; nel 1648 messe infine per iscritto, e l’imperatore venne considerato solo il sovrano dell’Austria e dintorni. Posso continuare…

L’occasione è il covid, ma la causa è una riforma scritta con i piedi e approvata ridendo, quella del Titolo V della vigente “costituzione più bella del mondo”, e che invece o se ne fregano o allegramente la cambiano di notte.

L’attuale Titolo V recita che esiste una cosa giuridica chiamata “repubblica”, e che è formata da “stato, regioni, comuni”: un evidente assurdo giuridico, che s’inventa una distinzione tra “stato” e repubblica“”; e se è così, anche il sindaco dell’ultimo paesello si sente, nel suo piccolo, un componente di questa cosa strana, al pari del presidente del consiglio. La vollero più o meno tutti, e nessun illustre giurista dei miei baffi si accorse dell’incongruenza; e se a qualcuno venne il dubbio, si fece i fatti suoi per campare felice e in carriera.

In tale ordinamento (o disordinamento?) servirebbe una legge che stabilisse con esattezza le particolarissime e diversissime competenze di “stato, regioni, comuni”. Ma è del tutto impossibile, perché sarebbe lunga quanto un lenzuolo; e ogni articolo resterebbe esposto ad altre diavolerie sempre in agguato: corte costituzionale, consiglio di stato, cassazione, tribunali, giudici di pace, avvocati di paese…

Così ognuno se ne inventa, se ne arroga una, di competenze. La Regione Calabria chiude le scuole? Ebbene, un sindaco Pincopalla le apre. Se faranno così i singoli sindaci, vi ricordo che in l’Italia ce ne sono circa 8.500; in Calabria, l’assurdo numero di 404. Ma ci hanno mostrato una chiesa e un bar che si trovano, ciascuno, metà in provincia di Modena e metà di Lucca. Perché abbiamo anche una situazione, ereditata dai secoli, per cui le mappe territoriali sono quanto mai intricate.

E se il sindaco di Fontanaseccasotto fa l’ordinanza che nel suo ospedale si possono curare solo i cittadini fontaneseccasottesi e non quelli della confinante Fontanaseccasopra? E, su ispirazione del cugino neolaureato, invoca il Titolo V e aspetta una sentenza… ah, dimenticavo la corte europea dei diritti dell’uomo, che dà sempre ragione a qualsiasi diritto e storto e capriccio.

Ulderico Nisticò